Libri Genova - Giovedì 28 ottobre 2010

Bruno Morchio e il nuovo Bacci Pagano: ecco Colpi di coda

di Matteo Paoletti
© Gianni Ansaldi

Genova - È arrivato alla sua avventura numero sette, ma il detective da caruggi Bacci Pagano non ha ancora imparato a tenersi lontano dai guai. E nell'ultimo romanzo di Bruno Morchio (Colpi di coda, Garzanti, 482 pp., 18.60 Eu) fra raffiche di kalashnikov, traffici d'armi internazionali e reporter d'assalto irlandesi, l'investigatore privato made in Zena sarà costretto ad allargare i propri orizzonti ben oltre la Lanterna.

«Stavolta ho voluto cambiare rotta e scrivere una spy story classica, sullo stile di John Le Carré» ci confida lo stesso Morchio, psicologo, romanziere e artefice di un fenomeno editoriale nato per una collana noir locale e poi cresciuto tanto in fretta da superare le 120mila copie vendute. Gli orizzonti più ampi di Bacci, probabilmente, rispecchiano in parte anche quelli dell'autore.
Continua Morchio: «Dopo aver affrontato nei precedenti romanzi un po' tutti i generi, dallo storico allo psicologico, questa volta mi sono cimentato in una sorta di Intrigo internazionale, film che richiamo per il conflitto tra il mondo arabo e quello occidentale».

Così se la vicenda prende le mosse da un appartamento di Canneto il Curto, col ritrovamento di quattro giovani musulmani maciullati a colpi di kalashnikov, Bacci dovrà presto allontanarsi dalla ragnatela di vicoli del centro storico per indagare tra il Portogallo, gli Usa e i loschi traffici di una nave, la Carribean Star, che batte bandiera panamense. Obiettivo: salvare Bashir, unico scampato alla strage.

Una tematica di stretta attualità, invischiata con un intreccio dove la comunità islamica assume un ruolo centrale, guidando Bacci nelle sue ricerche internazionali. «Colpi di coda inizia la notte dell'elezione di Obama, il 4 novembre 2008 - spiega lo scrittore - e si conclude nel gennaio 2009, nel momento del suo insediamento alla Casa Bianca. Una scelta non casuale: ho voluto indicare al lettore una visione internazionale dei fenomeni. Secondo me è necessario uscire dall'Italietta».

Un'indicazione al lettore che diventa presto una riflessione su Genova, secondo Morchio «una città che grazie al porto è vicina al mondo, ma che nonostante ciò vive un po' nel soffio dell'uragano, quella sorta di eco che si percepisce da lontano, ai margini della tempesta. Non a caso la prima parte del romanzo si intitola proprio così. A Genova anche Bacci soffre un senso di costrizione, ma è proprio vivendo in una città che sa essere anche molto provinciale che il protagonista del romanzo capisce che il suo futuro - come quello di tutti - è il mondo».

Non a caso nel romanzo di Morchio rientra anche la stretta attualità genovese, col dibattito e le proteste contro la costruzione della moschea al Lagaccio. «Al Lagaccio ci ho abitato: conosco il quartiere e la sua gente molto bene. Tanto che in Colpi di coda la moschea diventa una sorta di test cui l'imam sottopone Bacci per vedere se affidargli il salvataggio di Bashir. Quando Abdel Gaffar interroga Bacci sulla moschea gli faccio rispondere - testuale - che si trattta di un dibattito ridicolo e di una pagliacciata vergognosa. Insomma, un grande segno di inciviltà».

Sintomo dei tempi e della necessità di una visione più ampia in un mondo che cambia. E infatti Bacci dall'Italia ci esce molto in fretta, anche grazie all'aiuto di Rodney O'Flaherty, un giornalista freelance irlandese esperto di geopolitica e scenari guerra. Un personaggio dalla straordinaria vitalità di cui Bacci, malato della sua inguaribile depressione, subisce il grande carisma.
«In Colpi di coda Bacci è ancora depresso: non si è ancora del tutto ripreso dalla trama di Rossoamaro. Però, allo stesso tempo, rimane estasiato da quella forza della natura che è O'Flaherty. Anche se non posso anticipare il finale, posso solo dire che, alla fine, la depressione di Bacci non si risolverà».

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