Concerti Genova - Martedì 24 novembre 2009

Lost Tapes dei The Wise Men

di Riccardo Storti

Allora, la vedete? Sembra una copertina? Non la è. O meglio, è proprio il disco che non esiste. Comunque, da abbigliamento e capigliature siamo di sicuro negli anni Sessanta. The Wise Men, forse in Inghilterra? Macché. Valpolcevera (Genova). Esattamente a Bolzaneto intorno al '68 nel mitico studio del fotografo Basciu.

Riassunto: gli Wise Men sono stati una compagine musicale postbeat della nostra città, attiva tra il 1967 e il 1969 con un repertorio di cover e qualche brano strumentale "self made". In line-up Gianni Borgo (basso), Walter Casanova (batteria), Giancarlo Marcello Dellacasa (chitarra), Ivo Mancina (voce) e Luciano Poltini (tastiere). Del novero, Dellacasa e Poltini - pur in periodi diversi - hanno militato nei Latte e Miele, mentre Gianni Borgo ha suonato recentemente nei Bit-Nik.

Tutto qui? No. La scorsa estate Dellacasa - membro tuttora dei rinati Latte e Miele - mi informa di avere ritrovato un vecchio nastro relativo ad una prova tenutasi nel 1969 presso la Fratellanza di Bolzaneto. Lì per lì, Giancarlo sembra non dare troppo peso al reperto; certo, il valore affettivo. Ma io gli chiedo: «E la qualità?». Sorride e sornione aggiunge: «Eravamo dei ragazzini sotto i 20 anni che amavano il rock e il blues. Pieni di entusiasmo ma inesperti». Mi passa il nastro con un 'vedi tu'.

Vedo. Ascolto. E saranno stati pure "pivelli", ma qui il buongiorno si sente proprio dal mattino. Il repertorio - per l'epoca e per le balere di periferia - è coraggioso: c'è il blues elettrico del John Mayall con Eric Clapton (Hideaway e All Your Love), i Beatles dell'ultima (ricca) fase (While my guitar gently weeps, Something e Birthday, più una Yesterday con un cuore tutto "blues"), il Brian Auger dei Trinity (roba difficile tipo Isola Natale e In and Out dalle perigliose sezioni di Hammond), Donovan (Lalena) e i New Trolls di Senza Orario Senza Bandiera.

Ma il meglio - anche a livello d'inventiva "artigianale" - lo offrono con A Salty Dog dei Procol Harum. Lo avete presente il pezzo? Orchestra e registrazioni ambientali, in più una trama armonico-melodica per nulla immediata e una tensione vocale da sfiancare il più compassato cantante. I nostri sono in cinque, eppure Dellacasa crea i "gabbiani" e il pizzicato con la chitarra, Poltini imita gli archi all'organo e Mancina "vola" all'altezza di Gary Brooker.

E tutto questo succedeva durante un pomeriggio di fine 60's in una delegazione genovese. Poteva essere solo un amarcord, ma oggi c'è il nastro (ecco perché The Lost Tapes...). E - praticamente - un unico riversamento su CD per il CSPI e lo Studio Maia che, proprio lo scorso 24 ottobre, hanno organizzato un ascolto pubblico, insieme a Dellacasa e Borgo.

Un altro tassello di storia nella ricostruzione di quella movida genovese rock che guardava già avanti ed era già - per sua natura - "progressive".