Teatro Genova - Martedì 19 maggio 2009

L'intervista con Carlo Sciaccaluga

Giovedì 21 maggio 2009, alle ore 21, debutta al Sipario Strappato di Arenzano dopo il terremoto di Haruki Murakami della compagnia Endoteatro. Lo spettacolo messo in scena da Carlo Sciaccaluga, al suo esordio da regista, vede in scena Enzo Paci, Maurizio Lastrico, Manuela Lecca, Michele Di Siena, Ilaria Patanè e il violoncellista Raffaele Ottonello. Replica venerdì 22, ore 21.

Genova - Il Sipario Strappato lancia in chiusura di stagione un fuori programma: si tratta dello spettacolo dopo il terremoto che segna il debutto alla regia di Carlo Sciaccaluga. Dopo l'esperienza sul palcoscenico con Silvia Biancalana, Carlo passa dietro le quinte, seguendo le orme del padre Marco, regista e condirettore dello Stabile di Genova.
Lo chiamo per farmi raccontare qualcosa di più sullo spettacolo. La prima domanda sorge spontanea: esiste un collegamento tra la scelta di questo testo e la recente tragedia sismica che ha colpito l’Abruzzo due mesi fa? Carlo chiarisce subito: «l’idea di metterlo in scena risale a fine dicembre. Dopo il terremoto in Abruzzo ho subito pensato che potesse insorgere il dubbio nella mente dei più. Spero di non essere preso per un bieco approfittatore. In realtà nel racconto il terremoto è solo un pretesto per affrontare il tema della paura in generale».

Carlo ha curato anche la traduzione del testo. Dal giapponese? «No, magari! Dall’inglese. In realtà si tratta di una riduzione teatrale di Frank Galati che mette insieme due racconti della raccolta di Murakami Tutti i figli di Dio danzano: Ranocchio salva Tokyo e Torta al miele».

Perché la scelta di Murakami? «L'ho conosciuto due anni fa. Non posso dirmi un adepto perché rifuggo qualunque religione, ma sono rimasto molto colpito dalla sua letteratura. Ho cercato se avesse scritto qualcosa per il teatro e su internet ho scoperto questa riduzione. Ho recuperato il testo inglese e sei mesi dopo l’avevo tradotto».
Due racconti intrecciano sul palcoscenico realtà e finzione. La storia principale è quella dell’amore mancato tra Sayoko e lo scrittore Junpei. Dopo anni di lontananza le loro vite si incontrano nuovamente: il ponte che li unisce è la figlia di Sayoko, Sala, rimasta traumatizzata dal terremoto che nel 1995 colpì la città di Kobe, facendo circa seimila vittime. Junpei per aiutarla a superare il trauma, ad esorcizzare la paura, inventa una storia, una favola, che procede in parallelo con la vicenda di questa nuova famiglia. Una storia di impianto filosofico-moralistico, un corrispettivo giapponese dei racconti con personaggi zoomorfi di Esopo, ma con una separazione taoista tra Bene (Ranocchio) e Male (Gran Lombrico), che trova nell’antitesi una fisiologica complementarietà: il mondo è come un grande impermeabile, ha bisogno di tante tasche di diverse misure, sentenzia Ranocchio, il salvatore.

Quanto il tuo modo di lavorare risente dell’insegnamento di tuo padre? «Difficile dirlo. Non ho mai studiato “scientificamente”. Ho vissuto fin da bambino a contatto con l’ambiente del teatro. Difficile capire quanto e da chi abbia imparato. Chiaramente mi sento influenzato dall’indirizzo artistico del teatro di Genova. Da una sorta di realismo, dal piacere di raccontare una storia più che di sconvolgere o imbrogliare il pubblico e dalla caratterizzazione complessa dei personaggi, anche nel caso di un testo onirico come questo. Una messa in scena altrettanto onirica, del resto, sarebbe stata una tautologia poco interessante».

Una piccola curiosità: il titolo del testo è scritto tutto in minuscolo per volere dell’autore. Come mai? «Non è un obbligo, ma spesso per i titoli di Murakami il minuscolo è gradito. Perché? Non l’ha mai detto. Non rilascia mai interviste».
Quello che è certo, invece, è che dopo il terremoto è una storia che parla d’amore e dell’uomo che, a dispetto della propria impotenza nei confronti della natura e della precarietà della vita, non smette di amare, di fare progetti, di crederci. Conclude Junpei mentre veglia su Sayoko e la piccola Sala: “Ma adesso devo restare qui, a proteggere queste due donne. Non permetterò a nessuno, nessuno al mondo, di metterle in quella scatola strana. Neanche se il cielo dovesse cadere, neanche se la terra dovesse spaccarsi con un boato”.

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