Mostre Genova - Martedì 23 dicembre 2008

La mostra su De André in anteprima

Genova - Come in un cantiere, da intrusa, percorro la mostra dedicata a Fabrizio De André in allestimento negli spazi del Muniziere di Palazzo Ducale (dal 31 dicembre al 3 maggio 2009) accompagnata da Valter Scelsi (architetto di Sp10studio), resa dotta sul concept da Guido Harari (fotografo e curatore insieme a Vittorio Bo, Vincenzo Mollica e Pepimorgia) e illuminata sul taglio del lavoro di Studio Azzurro da Elisa Giardina Papa, mentre Fabio Cirifino prosegue con concentrazione il montaggio insieme alle numerose persone all'opera.

«Per l'occasione - spiega Scelsi - è stato predisposto un nuovo ingresso, laterale rispetto al consueto portone che, da piazza Matteotti, immette in una nuova piazza grigia e bianca; i colori che caratterizzano l'intero percorso». Quattro stanze tematiche, sala della poetica, della musica, dei Tarocchi e della vita, più una per una proiezione cinematografica che va in loop su un nastro di cinque ore: un montaggio di spezzoni Rai curato da Vincenzo Mollica.

«È un lavoro su un personaggio schivo a livello mediatico - afferma Giardina Papa, che ci ha da subito convinto sul taglio: non metterlo mai troppo in mostra - E infatti come avrai visto l'organizzazione dello spazio prevede la sala della vita alla fine del percorso, il che non è affatto casuale. La storia della vita è l'ultima, perché partiamo dal suo mondo poetico, dalle sue canzoni dalla sua musica con l'obiettivo di conservare il suo sguardo e farlo riemergere nel nostro contemporaneo per far contaminare il nostro immaginario».

Harari, seduto nella stanza della musica, segue la costruzione di alcune bacheche con cimeli e memorabilia (copertine, dischi in vinile, matrici, locandine) e di un tavolo interrattivo. Come una sorta di Jukebox per suoni, parole e immagini: «da un contenitore si potrà estrarre a scelta il facsimile di una copertina - spiega Harari - e, una volta posizionato sul tavolo, seguire gli aneddotti, i frammenti di interviste a De André o ai suoi collaboratori su quel lavoro specifico». L'aspetto interattivo della mostra si ritrova anche nella sala dei Tarocchi. Qui addirittura De André non c'è proprio: protagonisti sono i suoi personaggi, che si animano attraverso il lavoro di Studio Azzurro e grazie all'opera che il pubblico vorrà realizzare a partire da una delle figure che preferisce di De André: «su uno schermo a parete - continua Harari - con semplici gesti della mano ognuno potrà comporre il proprio tarocco - semplicemente trascinando gli elementi a disposizione - e quindi inviarlo per email. Il software prevede di memorizzare tutte queste realizzazioni come patrimonio della mostra, testimonianza del vostro passaggio ed equivalente della firma che spesso si lascia su un grande libro alla fine dei percorsi di visita».

Sempre a proposito di interattività, nella sala della vita, «tre postazioni con finti banchi ottici sono predisposti per accogliere una delle 30 lastre di vetro/negativi che daranno vita sulla parete ad altrettante proiezioni su un certo momento o episodio biografico a scelta del pubblico. Per esempio, c'è la foto di De André sfollato con una bambina, Nina, e la proiezione parte con la canzone Ho visto Nina volare».

Se il lavoro narrativo e di composizione dell'intero percorso ha dovuto tenere conto anche delle due tematiche molto forti che convivono nell'opera di De André - quelle sociali e quelle più giocose - tendendo a un equilibrio tecnico, a livello di progettazione museale e grafica, gli architetti di Sp10studio hanno cercato soluzioni semplici ed efficaci. Per esempio, i manoscritti e la calligrafia dell'artista appaiono su un pannello lungo 31 metri circa, di un tessuto particolare che, disperdendo la traccia luminosa, consente di avere un a-tu-per-tu fisico con la scrittura. C'è poi una soluzione a nicchie o a calendario dell'avvento - come la chiama Scelsi con gli allestitori - per le tracce scritte autografe di varia natura di De André, che genera un'intimità tutta privata, intellettuale, ma anche un certo modo di reagire alle cose e al mondo. In una si legge: "Qui risponde la segreteria telefonica del 671384. Dopo lo squillo di tromba potrete scegliere se gettarvi nella mischia oppure lasciare un messaggio, meglio un omaggio insomma fatevi coraggio" - De André.

Per Harari, che ha al suo attivo già due volumi su De André - Una goccia di splendore. Un'autobiografia per parole e immagini (Rizzoli) e il secondo Evaporati in una nuvola Rock (Chiarelettere), quest'ultimo, appena uscito, sulla tournée di De André con la PFM tra il '78 e il '79 - questa mostra è stata l'occasione per cimentarsi sullo stesso materiale con un linguaggio completamente diverso. «È stato molto interessante lavorare con Studio Azzurro, per loro lavorare a una monografia era un territorio nuovo, per me dinamico rintracciare i vari materiali che loro poi hanno utilizzato per ricomporre il pensiero di De André e consegnarlo al futuro. Un catalogo in senso classico di questa mostra non avrebbe senso, si potrebbe però tradurre il tutto in un DVD».

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