Cultura Genova - Mercoledì 29 ottobre 2008

Grinberg al Festival della Scienza

Genova - I bambini spesso fanno domande difficili ai loro genitori. Non sempre però al momento giusto e non sempre i genitori propongono la risposta adeguata. «Mamma, ma proprio tutti muoiono?» oppure «Ma dove finisce il cielo?» Eppure proprio questa effervescente necessità di sapere e l'impazienza con cui i quesiti vengono proposti - magari mentre ci si sta infilando in fretta la giacca o allacciando le scarpe e si è pronti per uscire - sono certo indicative. Perché, com'è ormai noto, è proprio questa pressante e istintiva curiosità il primo strumento di apprendimento.

Come si fa a fronteggiare queste urgenze e a non frustrare le aspettative dei nostri piccoli? Venerdì 31 ottobre (ore 15), all'interno del Festival della Scienza ne parlerà Delphine Grinberg, autrice di numerosi libri di esperienze scientifiche per bambini (Editoriale Scienza) e impegnata al Palais de la Découverte di Parigi, in una conferenza sperimentale e interattiva @ Palazzo Ducale, (Sala del Minor Consiglio), dal titolo Giocare con la scienza. Esperienze da condividere tra piccoli e grandi curiosi.

«I bambini esplorano il mondo in diversi modi - afferma Grinberg - I più naturali sono il gioco, l'esplorazione dell'ambiente che li circonda e del loro corpo. Così fanno scoperte importanti, di fenomeni scientifici e per questo tutti i genitori possono incoraggiarli e accompagnarli, non c'è alcun bisogno di essere esperti, ed è questa una via estremamente efficace per incoraggiare la loro curiosità. È vero che i bambini pongono tante domande a cui non è sempre facile rispondere. Sotto l'apparente semplicità però, le domande dei bambini risultano molto complesse! Chi non sa rispondere può sempre ammetterlo e andare proprio con i bambini a cercare risposte sui libri, su internet o su altre fonti di documentazione». Se poi la domanda lo permettesse «l'ideale è tentare l'esperienza insieme. Per fare un esempio se un/a bambino/a chiede "Se si pianta un seme al buio crescerà?" Un'ottima risposta è piantare insieme un seme, lasciarlo al buio e osservare insieme quello che succede».

L'intervento della scrittrice francese è presentato come una conferenza sperimentale, ma in cosa consisterà? E quali i punti principali sotto la lente d'ingrandimento?
«Vado a evocare il modo in cui i bambini esplorano il mondo e come gli adulti possono rompere involontariamente questa dinamica, oppure, al contrario, come incentivarla. Per incoraggiarli, non c'è bisogno di essere esperti o dotarsi di strumenti complicati. Più che fare della teoria, nella conferenza propongono di mettere in pratica con esperienze dirette e concrete in cui coinvolgerò il pubblico. Poi commenterò per sottolineare la ricchezza di apprendimento che ne deriva ed è associata».

Il fare, lo sperimentare è quello che, se torniamo un attimo indietro nel nostro passato, rendono le nostre scoperte divertenti, ricolme di emozioni contrastanti e soprattutto significative, perché non c'è niente di più bello che toccare con mano (vermi e insetti di ogni genere), assaggiare (terra, bacche, fiori, ecc.), oppure costruire/smontare autonomamente per vedere come si fa o come funzionano le cose. Ma quando si diventa grandi è inevitabile includere un po' di teoria e storia nell'educazione, o no?
«Crescendo l'esplorazione può senz'altro far spazio pian pian a un procede sperimentale costruito, in cui si alternino delle fasi in cui loro avanzano delle ipotesi, tentano poi di verificarle con un'esperienza diretta, per poi tirare le conclusioni. Questa per altro è una delle pratiche utilizzate dai ricercatori nei laboratori, accanto ad altri ovviamente. La teoria fa parte dei modi di scoprire e i bambini la incontrano dei loro percorsi di studio. Più avranno esplorato il mondo reale che li circonda, meglio sapranno costruire i collegamenti con la teoria quando la incontrano. È più facile (e spesso più appassionante) assimilare le leggi ottiche se avete giocato con gli specchi, che comprenderle in modo astratto».

Ma allora per essere dei/lle buoni/e scienziati/e occorre andare a recuperare tutta la curiosità infantile? Oppure è bene essere attenti e puntuali nell'applicare i procedimenti formali della ricerca? Come si combinano in modo ideale la creatività e la disciplina? I bambini ci insegnano qualcosa?
«La creatività può nascere dalla disciplina e dalla costrizione. È bene però avere solide basi per poterla mettere in discussione. I bambini esplorano con un largo margine di casualità e libertà, che è ciò che talvolta li porta ad essere superficiali e a passare accanto a scoperte interessanti senza fermarsi. Gli adulti possono sostenerli in modo prezioso in questo caso, donandogli un quadro e un rigore che li aiuti a spingersi oltre di quello che non farebbero da soli. La soddisfazione che ne traggono li sprona a adottare poi questa pratica in modo autonomo».

Arrivando alla conclusione vorrei ricordare che Delphine Grinberg, già premiata in varie sedi, quest'anno ha ottenuto il Premio per la Comunicazione Scientifica dalla Commissione Europea. Nell'epoca del proliferare dell'informazione, essere efficaci e chiari, specie in ambito scientifico è sempre più necessario proprio perché certi dati non vengano strumentalizzati o negati. Cosa ne pensa?
«Credo che oggi, dopo essermi posta questa domanda tutti i giorni per più di vent'anni, che molti lavori e risultati scientifici sono troppo complessi per essere effettivamente compresi dal grande pubblico. Occorre escogitare altri mezzi, piuttosto che cercare di far capire rapidamente a tutto il mondo, ciò che solo qualche persona molto talentata, gestisce alla termine di molti anni di lavoro. Per caso, a volte, le domande che si pongono i ricercatori sono comprensibili a tutti - qualche volta tornano persino sulle domande dei bambini! Una comunicazione scientifica su punti cruciali può efficacemente creare condivisione proprio sui temi più urgenti di cui si occupano gli scienziati. Spiegare come ci si applica per ottenere risposte, fornire qualche prova, permetterebbe al grande pubblico non specializzato di comprendere meglio come in un gioco di società. Non bisognerebbe esitare a citare certi risultati complessi perché, se ben presentati, possono addirittura far sognare i giovani e creargli quel desiderio di misurarsi con l'inaccessibile, che si prova quando attratti da un cima molto alta difficile da conquistare».



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