Teatro Genova - Mercoledì 13 agosto 2008

Da Epidauro a Second Life

Genova - «Al tempo di Epidauro le emozioni erano portate sulla scena e condotte fino ai loro eccessi per mostrare come potevano diventare motivo di hybris. Oggi è la società stessa il luogo della rappresentazione e non esiste più un unico luogo, tantomeno di pietra, in cui la rappresentazione accade. La teatralità è diffusa e sono cambiate anche la funzione e il linguaggio della rappresentazione». Da questa premessa, narrata da Anna Maria D'Ursi, che poi altro non era che una riflessione condivisa una sera tra persone in dialogo ma legate ad ambiti disciplinari diversi, è nato il progetto Da Epidauro a Second Life. Dialoghi sulla rappresentazione. Necessitato da curiosità provenienti da diversi punti di vista - quello di Anna Maria D'Ursi, Lucia Lombardo, Vincenzo Tagliasco e Sergio Maifredi - e organizzato da Teatri Possibili Liguria, il progetto si concretizza in 5 incontri/dialoghi multidisciplinari dove moltiplicare le possibili letture sull'evoluzione della rappresentazione e delle sue forme fino all'attualità ipertecnologica e virtuale offerta appunto dal metaverse di Second Life.

A raccontare premesse e contenuti del primo ciclo di incontri, Anna Maria D'Ursi, studiosa a cavallo tra scienza e scrittura, da alcuni anni titolare di un seminario sulla Trasmissione dei saperi all'Università di Genova, e moglie di Vincenzo Tagliasco, docente di bioingegneria al DIST dell'Università di Genova fino al maggio scorso, quando è improvvisamente mancato all'affetto dei suoi cari e alla stima di molti. «Vincenzo, occupandosi di coscienza artificiale, si era molto appassionato alla categoria della rappresentazione dal punto di vista epistemologico: la rappresentazione ha una funzione di descrizione dell'esperienza e mette in relazione l'individuo con il mondo esterno. Neppure il robot può prescindere dalla rappresentazione del mondo».
Ne resta traccia evidente in un libro largamente apprezzato, Coscienza e realtà. Una teoria della coscienza per costruttori e studiosi di menti e cervelli, scritto con Riccardo Manzotti (Il Mulino, 2001).

«La società del nostro tempo - prosegue Anna Maria - è la società dello spettacolo, in questo senso il teatro è diffuso, e non corrisponde più a quel luogo dove gli ateniesi si recavano per ricevere una formazione politica. Oggi è lo spazio che trasforma gli oggetti e la loro funzione. Ti faccio un esempio: di recente la Durex ha promosso degli stimolatori e un'amica farmacista si è trovata a metterli in esposizione accanto alle pastiglie per la gola. Da quel momento, un oggetto normalmente legato ai pornoshop e a un certo tipo di perversione, si è immediatamente convertito in un prodotto che fa bene. Oggi, a differenza di quanto credevano i greci - per loro l'emozione esisteva al di là della sua rappresentazione - le emozioni si creano solo attraverso un processo di rappresentazione».
Questioni filosofiche certo, perché l'esigenza di rappresentarsi e di rappresentare il mondo è connaturata agli esseri umani, ma anche problematiche del mondo del teatro in sé e di tutta la macchina organizzativa, ma anche di politica culturale che ruota intorno alle pratiche e alle finalità del rappresentare. Per non parlare di come cambia la relazione tra le persone proprio a partire dai nuovi paramentri e modelli del rappresentare.

Il primo ospite che ha messo tutti d'accordo quella prima sera di confronto è Derrick de Kerckhove, sociologo belga naturalizzato canadese, nel 2007 a Napoli in un convegno accanto appunto a Tagliasco e Boncinelli, che sarà a Genova il 2 settembre (a Palazzo Rosso, ore 21). Attacca l'argomento da un punto di vista ancora diverso l'architetto svizzero Mario Botta, a Palazzo Ducale, sabato 23 agosto (ore 21), che interviene aggiungendo un altra categoria complessa e in via d'estinzione nella nostra contemporaneità quella del 'sacro' in Progettare lo spazio sacro. Si prosegue, sabato 30 agosto con la scrittrice Francesca Mazzucato (da sempre amica di mentelocale.it), tra le prime in Italia ad occuparsi dell'amore ai tempi di internet. A ridosso di de Kerckhove, mercoledì 3 settembre, a Palazzo Rosso (ore 21), la parola passa a Paolo Crepet, noto psichiatra, sociologo e scrittore, che affronterà il tema toccando l'aspetto delle emozioni; prendendo spunto dalla recente pubblicazione, Dove abitano le emozioni. La felicità e i luoghi in cui viviamo (Einaudi 2007), firmata anche da Mario Botta - dove, rispondendo alle domande di Giuseppe Zois, si racconta di come le emozioni dipendano anche dai luoghi che ognuno di noi attraversa ogni giorno.
Si conclude, almeno quella che viene considerata la prima fase del progetto, il 5 settembre (@ Palazzo Rosso, ore 21) con una tavola rotonda per riflettere sul teatro come luogo fisico questa volta proprio tra operatori teatrali tra cui Daniele Abbado, figlio del direttore d'orchestra Claudio e regista per il teatro e la Tv; Antonio Calbi, critico e studioso delle arti sceniche, ex direttore del Teatro Eliseo di Roma e direttore del settore Spettacolo del Comune di Milano; Silvia Milesi, architetto e giornalista e Marco Sciaccaluga, regista e codirettore del Teatro Stabile di Genova.

«La traccia d'origine era creare un dialogo tra discipline diverse, in primis quelle rappresentate da noi quattro, e capire cosa potevano avere in comune. La categoria della rappresentazione ci ha permesso di trovare un ambito e un linguaggio condiviso ma ci ha anche aperto gli occhi sulle sfacettature che parlandone emergono. Su questa linea si può lavorare tantissimo, per ora siamo partiti da un'esigenza, ma in una seconda fase andremo a verificare in pratica come le riflessioni fatte siano legate a ciò che viviamo e mettiamo in scena. Quindi questo primo tentativo è un'indagine per verificare come la presenza del teatro e il suo linguaggio siano state modificate da altre discipline come l'architettura, la sociologia, la scienza e le nuove tecnologie. In Second Life il concetto di rappresentazione è evidente: ognuno deve costruirsi un personaggio per vivere questa seconda vita. Si tratta di uno sdoppiamento di identità, un percorso simile se vogliamo alla parte che l'attore/trice interpreta, ma portato alle sue estreme conseguenze. Lo spazio stesso, virtuale, è rappresentazione: smaterializzazione dello spazio che diventa finzione perdendo la sua specificità fisica».

Per info clicca su Teatri Possibili Liguria.

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