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«Si racconta che il calcio e le scienze non abbiano nulla a che spartire. Non c'è nulla di più sbagliato». Così ha cominciato la sua conferenza Ken Bray, ospite al Festival della Scienza di Genova, il 3 novembre alle ore 15 nella Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale. Bray, fisico di formazione, è specializzato nella scienza degli sport e intende illustrare il contributo che matematica, aerodinamica, fisica e statistica possono dare per meglio comprendere quanto succede in campo.
La sua indagine si concentra su due momenti particolari della partita di calcio, il rigore e la punizione. «L'esperienza ci insegna che il 30% degli incontri ad alto livello dei mondiali, dai quarti di finale in su, si conclude con i famigerati rigori. Tirare bene in porta può dare un enorme margine di superiorità sull'avversario». Ma esistono rigori imparabili? Ken Bray ne è sicuro: «per quanto sia bravo il portiere esiste sempre un'area della porta che non è comunque raggiungibile dal centro. Si tratta degli estremi laterali, soprattutto le fasce in alto, che equivalgono a circa 1/3 della superficie totale della porta». Per definire questo spazio stati analizzati i tuffi di vari portieri di alto livello e si è calcolato geometricamente l' inviluppo - così viene denominato - della parata. A dimostrazione di ciò Bray analizza i rigori di alcune celebri partite, presentando il punti di impatto della palla nella porta. E si vede benissimo che tutti rigori imparabili vanno sempre ai lati. «In pratica - conclude Bray - vince chi ha i giocatori che sanno tirare nel modo più preciso. Le capacità del portiere sono molto meno importanti».
Uno studio analogo, ma più complesso ha meritato la punizione. «Anche questa obbedisce a regole precise che garantiscono il tiro imprendibile» annuncia lo scienziato. «Ma ricostruire il moto del pallone non è semplice. Alcuni coefficienti da impiegare nelle formule di moto della sfera non erano disponibili quando ho iniziato questi studi, nel 2003. Li abbiamo dovuti ricavare sperimentalmente, comparando le esperienze in laboratorio con le simulazioni su modelli matematici». Il risultato, davvero sorprendente, è che esistono una serie di parametri, ovvero una velocità di tiro di 25 metri al secondo, un'elevazione di 16 gradi e un "effetto" ben preciso, per ottenere un tiro che manda la palla poco sopra la barriera per poi infilarsi matematicamente in rete. «Ma il problema - conclude Bray - non è tanto conoscere i parametri giusti, quanto riuscire a tirare con queste precise modalità». Il giocatore britannico Beckam sembra riuscire molto bene in questa tecnica, pur modificandola secondo le esigenze del momento. Ken Bray conclude con una raccomandazione per gli aspiranti calciatori e allenatori: «per migliorare bisogna, certamente, conoscere queste regole ma soprattutto fare tantissima pratica».
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