È arrivato a Genova in un momento molto delicato, con un compito difficile, rilanciare l’immagine e la comunicazione della città dopo lo scandalo di Mensopoli.
Nando Dalla Chiesa compirà sessant'anni nel 2009, è scrittore, docente universitario, uomo politico e membro del secondo Governo Prodi come sottosegretario all'Università e alla Ricerca, ha ricevuto il mandato dalla sindaca Marta Vincenzi poco più due mesi fa. Il suo ruolo non è esattamente lo stesso che fu di Stefano Francesca: ma in pratica ha preso in mano la situazione lasciata dall’ex portavoce della Vincenzi. Si è presentato con un classico: «mi piacciono le sfide» ed ha iniziato a lavorare. Lo abbiamo chiamato per un primo bilancio.
Quali sono le sue impressioni a poco più di due mesi dall’inizio dell’incarico?
«Non ho incontrato particolari difficoltà. Mi sembra che tutto sia partito nella più totale comprensione. Il mio compito è piuttosto preciso - mi occupo di comunicazione e grandi eventi - non dovrebbe sovrapporsi a quello di altri. Ci sarà invece molto spazio per integrazioni con la Fondazione per la Cultura e l’assessorato alla Cultura del Comune (dove si è insediato Andrea Ranieri quasi contemporaneamente a Dalla Chiesa n.d.r.). Mi è stato richiesto di portare idee nuove a servizio della città ed è quello che ho iniziato a fare».
A proposito di idee nuove. Sta organizzando una dieci giorni dei diritti a Genova. Può spiegarci in cosa consisterà?
«Ricorre tra poco l’anniversario del G8, su cui ormai abbiamo uno sguardo stanco, ripetitivo, distaccato. Con questa iniziativa, invece, si vuole assumere un ruolo da protagonista, lanciando Genova come città dei diritti. Su questo il Comune ha una sua linea che non intralcerà altre iniziative organizzate per l’occasione».
È un periodo non facile per l’amministrazione. Dopo Mensopoli l’attenzione è rivolta su come si spendono i soldi a Genova, anche nel mondo della cultura.
«Io ho promesso una gestione sobria. E poi sono abituato a fare le nozze con i fichi secchi».
Lei aggiorna quasi quotidianamente un blog personale. Che ruolo ha nella sua vita questo strumento?
«Sono ormai tanti anni che giro l’Italia in lungo e in largo, più o meno da quando non c’è più mio padre (il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa n.d.r.). Ho tanti amici e questo è un modo utile per fargli sapere di cosa mi sto occupando, dove sono, per tenermi in contatto con loro. La TV da questo punto di vista non mi ha mai aiutato, neanche quando ero sottosegretario. Oggi la comunità che mi segue si è allargata, si sono iscritte circa 1200 persone».
Sempre nel suo blog ha scritto che le piace fondare delle cose: tra l’altro, ha fondato una casa editrice, un mensile, un circolo, e poi movimenti, comitati, una famiglia, con sua moglie. Qual è la prossima realtà che fonderà?
«La Scuola di formazione politica dedicata ad Antonino Caponnetto, che apre a Bologna il 12 luglio. Io non faccio parte di quel tipo di persone che dicono: “bisognerebbe fare…”, “dovremmo fare…”: lo faccio e basta, senza dirlo tanto prima».
Recentemente ha detto di non avere molta considerazione del gruppo dirigente del PD. Per quale motivo?
«Perché complessivamente non mi sembra ci sia grande capacità di leggere la realtà. Non si capisce il bisogno di democrazia che sta salendo prepotente nella società. Ci si muove su temi imposti dall’agenda altrui e su tematiche che chiunque abbia gli occhi per vedere coglierebbe 10 anni prima. Il punto fondamentale è che il centrosinistra sta perdendo molti consensi, la lezione delle ultime elezioni dovrebbe servire a qualcosa».
Quali sono secondo lei le potenzialità di Genova?
«Sono molto più alte di quanto si pensi. È tra le città che hanno il maggior numero di associazioni culturali, con una tradizione musicale seguita con interesse in tutta Italia. Ha introdotto a livello nazionale un nuovo filone comico. Sono scettico sul fatto che Genova debba seguire le stesse strade di altre città – Torino e Milano, per esempio – certo deve fare rete con queste, ma senza per forza mescolarsi. Qui c’è un humus storico che in altre città non c’è, e non si tratta campanilismo, visto che lo dico io».
Quale insegnamento di suo padre porta con sé nella vita e nel lavoro?
«Il senso delle istituzioni, che vengono prima di tutto, prima dei partiti e della politica. Non devono essere piegate agli interessi della politica, ma vanno servite».