Roma. Lavorare, lavorare, preferisco l'odore del mare... diceva Ugo Nespolo. E chi può dargli torto.
Il lavoro nell'ultimo secolo ha cambiato radicalmente la vita dell'uomo: dall'inizio dell'era industriale, il mondo (e quindi anche noi) ha iniziato a girare più in fretta e a mutare vertiginosamente.
In occasione del centenario della CGIL, il più grande sindacato dei lavoratori italiano, ecco una mostra che celebra il lavoro.
Tempo moderno. Da Van Gogh a Warhol. Lavoro macchine e automazione nelle arti del Novecento di
Germano Celant,
Anna Costantini e
Peppino Ortoleva - presentata giovedì 23 marzo alla Galleria d'Arte Moderna di Roma - ripercorre l'iconografia del lavoro del '900, riunendo circa
duecento opere tra dipinti, sculture, manifesti, fotografie, video e film. Alla presentazione, oltre a Celant che ha illustrato parte delle opere in mostra, il segretario della CGIL Guglielmo Epifani, il sindaco di Genova Giuseppe Pericu, il presidente della Regione Liguria Claudio Burlando, l'assessore alla cultura del Comune di Genova Luca Borzani.
L'esposizione - promossa da Comune, Provincia di Genova e Regione Liguria, Associazione per il centenario CGIL e Fondazione Di Vittorio - aprirà al pubblico
venerdì 14 aprile 2006 a
Palazzo Ducale (Genova) e chiuderà
il 30 luglio.
Due i filoni principali della mostra: la
trasformazione imposta dall'automazione (l'uomo-macchina) e l'altra faccia, il
non-lavoro, nelle rappresentazioni di scioperi e manifestazioni, così come del tempo libero.
Il percorso espositivo alternerà le opere della prima parte del Novecento con quelle contemporanee, per rendere più evidente e intuitivo il cambiamento. Così, tra un
Van Gogh e un
Pellizza da Volpedo spunta un'opera iperrealista degli anni Sessanta; in mezzo a futuristi e avanguardisti russi si trovano le foto di Salgado, magari un film di Wenders o di Chaplin. «Tre sono le polarità: al realismo del primo Novecento si accosta il meccanicismo e il contemporaneo», dice Celant. I grandi nomi non si contano:
Balla,
Léger,
Boccioni,
Adler,
Warhol,
Depero,
Riis,
Schifano,
Pistoletto,
Shahn,
Rodchenko.
Grande importanza al contesto, con l'evoluzione della fabbrica, della miniera, fino alle odierne catene di montaggio, dove l'uomo quasi non c'è: «da una forza prettamente fisica, muscolare, si passa progressivamente ad un
lavoro metafisico, fatto dalle macchine», prosegue il curatore.
L'automazione ha un riflesso anche sull'iconografia, infatti: «dagli anni Sessanta in poi, abbiamo notato,
il lavoro scompare dall'arte - dice Celant - ma non è rinnegato: il fatto è che anche l'arte diventa un lavoro, mentre si affermano la fotografia e il video».
Grande importanza anche allo sviluppo geografico, con un percorso che parte dall'Europa e arriva ad Oriente - Cina, Corea - dove accanto ai risultati più avanzati della tecnologia si ritrova l'uomo-macchina che sembrava scomparso. Impressionante da questo punto di vista la foto di
Edward Burtynsky che ritrae un impianto di lavorazione polli in Cina: migliaia di operai in un unico enorme hangar, tutti in fila, tutti in uniforme di un rosa tenue, tutti col proprio pollo da spennare (veramente).
Infine, un vasto repertorio di scioperi - a partire da
La Grève di
Adler (1900) - e manifestazioni: insomma il disagio e il conflitto sul lavoro.
Un momento di riflessione che non si ferma alla commemorazione, ma butta uno sguardo (a tratti ironico, a tratti un po' inquietante) sul presente.
Genova c'entra in tutto questo, eccome. C'entra perché, è sempre stata un luogo molto rappresentativo del mondo del lavoro, sia in porto che nella grande industria siderurgica. Non mancano nella mostra riferimenti al
mondo portuale: qui il contrasto è tra i vecchi bacini europei e, ancora una volta, i mega-impianti orientali odierni.
Per restare in tema, in questi stessi giorni una grande area industriale del capoluogo ligure sta per essere riconsegnata ai cittadini. È la zona della lavorazione a caldo delle acciaierie
Ilva, dove già quest'estate saranno organizzate alcune iniziative culturali. «Stiamo pensando a un percorso visivo, probabilmente si chiamerà
Mut-azione, che comprenderà filmati dell'Archivio Ansaldo, installazioni, reportage fotografici - dice
Luca Borzani - un processo di valorizzazione e di riflessione che coinvolgerà vari artisti. D'altra parte l'ex Italsider fu un luogo dove si faceva anche cultura, e alle cui iniziative parteciparono personaggi del calibro di Pomodoro, Eco, Rossellini, Luzzati».
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