Autore
Giovanna Frene, al secolo Sandra Bortolazzo, è nata ad Asolo (TV) il 16 dicembre 1968. Ha studiato flauto traverso. Diplomata in Pittura all'Accademia di Belle Arti di Venezia, si è laureata in Letteratura Italiana a Padova con una tesi sugli esordi poetici di Andrea Zanzotto. Nel gennaio 2003 inizia un Dottorato di Ricerca in Romanistica (Storia della Lingua) con Pier Vincenzo Mengaldo, all'Università di Padova. Collabora come redattore alla casa editrice
Il Poligrafo, Padova. Vive tra Padova e Crespano del Grappa (TV).
Ha pubblicato
Quattro libri di poesia:
Immagine di voce (1988-1994), Antonio Facchin Editore;
Roma 1999 (finalista nei seguenti premi:
Premio Viareggio, XIV Premio Lorenzo Montano-Opera edita, Premio Mondello, 6º Premio Diego Valeri),
Spostamento-Poemetto per la memoria (1997-1998), LietoColle 2000, sesta edizione 2003 (vincitore nel 2002 del
XVI Premio L. Montano-Opera edita, Verona),
Datità (1992-1997), con postfazione di Andrea Zanzotto, Manni, Lecce 2001, ma stampato retrodatato nel febbraio 2002 (finalista al
XIII Premio L. Montano-Opera inedita e al
Premio Viareggio 2002; recensito da Maurizio Cucchi come
Libro della setttimana ne
La Stampa web-Scuola di Poesia, 13 dicembre 2002); come Federica Marte, il prosimetro
Orfeo è morto-Lettere intorno un'amica uguale (1997-2001), LietoColle 2002, quarta edizione 2003 (segnalato come opera di narrativa per il Viareggio 2003). A partire dal 1996 ha pubblicato poesie in varie riviste, tra cui
Paragone-Letteratura,
Il Verri,
Anterem,
Gradiva,
Atelier,
La Clessidra ecc., nonché nelle pagine culturali del
Corriere della sera. Ha partecipato, inoltre, a vari festival di poesia, tra cui
Topolò 2002,
Quotapoesia (Val di Fassa),
Parcopoesia (Riccione),
RomaPoesia 2003, e al convegno internazionale
Dopo il Novecento, organizzato il 6 dicembre 2003 a Firenze dalla rivista
Atelier.
Studiosa dell'opera di Zanzotto, si è occupata come critica di Giovanni Raboni e di altri poeti contemporanei, pubblicando saggi e recensioni in
Paragone,
Studi novecenteschi,
L'immaginazione,
Semicerchio,
Testuale,
Quaderni veneti.
La poesia
Auge
Il vuoto con cui crediamo di essere
visti ingestionato dal raggio che permette la visione,
e la fessura che si crea permutata in palpebra.
Questo di tanto detto del visibile rimane
un immenso restringimento un vanto formidabile
da specchio a caverna
da caverna a fango
fino alla fine del cervello.
Il commento di Ivano Malcotti
Scrutare il visibile ed investigare il mistero impalpabile, ecco l'arte sublime della Frene. In pochi versi l'immensità dell'essere.
...dice l'autore«Una breve poesia del 2001 a me molto cara, tutta incentrata sul concetto della visione. La speculazione si divide in due parti logiche distinte ma conseguenti: dapprima considero i limiti connaturati alla vista, all'atto del vedere; in secondo luogo, "sposto" questi limiti al visibile tutto, fino alla parabola che porta a un esito nichilista, venato da echi stilistici leopardiani».
Ivano Malcotti