Il Poeta e il Professore

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Senza timore di scadere nella retorica, posso affermare che Roberto Vecchioni è il professore che tutti, al liceo, avremmo voluto avere. Con uno come lui dietro la cattedra, durante le ore di italiano, avrei senza dubbio evitato di sbadigliare sui versi del Canto notturno di un pastore errante dell’Asia o sul ratto di Lucia ad opera di Don Rodrigo. Ne sono più che certa, dopo aver assistito alla mirabile lezione – perché di questo si è trattato- che il cantautore milanese ha tenuto ieri nel foyer del Teatro della Tosse. Il pretesto per parlare per ben due ore di poesia e di folle genialità è stato una disamina degli scritti di . Il fil rouge tra il Poeta ed il Professore è la Canzone per Alda Merini.
Un vèrnissage intimo, solo una trentina di presenti, pallida copia di un caffè letterario d’altri tempi, con i fantasmi di Campana, ma anche di Leopardi, Montale, Foscolo ad agitarsi nelle atmosfere evocate dalla voce di Vecchioni, morbida ed inscurita dal fumo dei sigari.
In piedi contro l’ampia vetrata del foyer, con in mano la raccolta completa delle poesie di Campana, compresi quei testi contenuti nel famoso taccuino smarrito, e sul viso l’espressione sorniona di un viaggiatore di commercio che ha scoperto al casello che c’è lo sciopero / e non si paga/ e fa la faccia seria / ma dentro ride (così lo descrive Gene Gnocchi, in Blumun), il Professore ha raccontato la tormentata vita del Poeta, costellata da frequenti visite ai manicomi: egli è stato una personalità controversa, capace di accessi violenti, come di languide malinconie. Ma soprattutto, e Vecchioni lo ribadisce appena può, egli era un artista. Folle, e per questo fragile, ma indubbiamente geniale: nei suoi versi, si coniugano la tradizione letteraria ottocentesca (l’uso delle quartine, la struttura in endecasillabi dei versi) ed il sentimento del Novecento, in cui le immagini- solo evocate- si svelano all’improvviso (Bisogna cercarle! Ed eccole lì! esclama Vecchioni). Le parole sono avvolgenti, corpose, dalla forte valenza onomatopeica (quelle dei versi di Vele su tutte): il Professore ne esalta la bellezza quasi musicale ed insiste sul valore, non solo formale, che esse possiedono.

È puro amore per la cultura e per la lingua italiana, quello che trasuda dai suoi discorsi. Sono stato un insegnante per 38 anni, e ho sempre fatto lezione in questo modo: inizia così, a cavalcioni di una sedia, la chiacchierata informale sulle poesie appena lette. Quasi parlando di un amico salutato pochi minuti prima, Vecchioni racconta ulteriori aneddoti sulla vita del poeta (Era uno che quando si arrabbiava non te lo mandava certo a dire: si arrabbiava e basta. Sei punti ad uno, venti a quell’altro…), saltellando tra commenti letterari (La notte della cometa di Sebastiano Vassalli, ispirato proprio alla vita di Campana) e cinematografici (Un viaggio chiamato amore di Michele Placido, basato sulla relazione tra il poeta e la protofemminista Sibilla Alerami). Scantonando piacevolmente tra le mille declinazioni offerte da un simile argomento, sul sorriso di Vecchioni sono comparsi i nomi della Merini (Alda è capace di chiamarti alle tre di notte e di parlare, parlare, parlare… E tu mica puoi riattaccare! Ti racconta dei suoi amori appassionati, sempre appassionati, perché lei è così: l’ultima volta si è innamorata in maniera travolgente del suo parroco. E poi canta. Solo che si dimentica di cosa ti ha cantato la volta prima. Così, a me, canta sempre Luci a San Siro…), di Andrea Pazienza (L’ho conosciuto al Tenco. Ha disegnato le copertine di tre dei miei dischi. Era un po’ folle, anche lui. Aveva accettato l’incarico ad una condizione: non avrei dovuto dargli nessun suggerimento. E infatti quei disegni, bellissimi, non c’entrano niente coi dischi), del Faber (Era capace di amare visceralmente una persona, e poi di odiarla in maniera altrettanto intensa), esaltando la grazia poetica di alcuni suoi lavori, come La buona novella (In quell’album ci sono delle vere poesie, in cui troviamo reminiscenze classiche, come Jacopone da Todi- Il sogno di Maria, Le tre madri- brani dei quali non occorre conoscere la musica. Invece per molti autori, pur grandi, come Bob Dylan, il testo è insignificante, senza la musica. Un’eccezione è Cohen, ma lui è veramente un poeta).
Vecchioni, in punta di piedi, ha infuso conoscenza e senso critico, con la semplice bellezza delle parole. Una grande lezione.

Stefania Pilu

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