Da tempo a Genova si parla dell'Italian Institute of Technology (IIT), il polo tecnologico che dovrebbe rilanciare la ricerca scientifica nel nostro paese. Il punto di riferimento cui ispirarsi - si dice - è il MIT di Boston, il centro di eccellenza che da più di un secolo raccoglie scienziati da tutto il mondo. , scienziato esperto in scienze cognitive, al MIT ha studiato e insegnato. Il 28 maggio terrà presso l'Università di Genova una conferenza sul rapporto tra linguaggio e cervello.
Piattelli-Palmarini è uno scienziato "dei due mondi" (attualmente insegna Scienze Cognitive presso la University of Arizona, ma mentre parliamo si trova all'Università San Raffaele di Milano, dove continua a tenere corsi), una specie di cervello in fuga a metà, che conosce bene entrambe le realtà, ed è stato per ben 8 anni al MIT. Il centro d'eccellenza di Boston comprende discipline ingegneristiche e teoriche, come biologia, matematica e fisica. È l'istituzione statunitense con il più alto rendimento di Premi Nobel. Lì si sono fatte le maggiori scoperte del secolo: il radar, gli anticorpi, la genetica molecolare. A Genova si sta cercando di fare un grande polo scientifico - l'Italian Institute of Technology (IIT) - ispirandosi proprio al MIT: questa può essere la strada buona per uscire dall'empasse in cui versa la nostra ricerca? «Senza dubbio, ci vogliono dei centri di eccellenza intorno ai quali si sviluppi interesse e stimolo per la ricerca». Un unico consiglio da parte del professore: stare lontani dalle lobby di potere e dai partiti. Un centro del genere deve essere assolutamente libero da logiche di interesse locale, e deve avere un respiro internazionale. Ci sono ancora molte differenze tra il nostro sistema d'istruzione e di ricerca e quello statunitense. Quali sono le più importanti?
«La differenza più evidente riguarda la Graduate School e che in Italia non c'è, ma non solo: non sappiamo nemmeno come tradurre il termine. È un corso post-laurea in cui gli studenti subiscono una forte selezione meritocratica, ma poi sono adeguatamente pagati. I corsi che seguono sono il vero polmone della ricerca, alcuni li seguiamo anche noi professori». Un po' come in nostri dottorati, no? «Nemmeno lontanamente. I nostri dottorandi delle facoltà letterarie stanno a casa o in biblioteca, quelli delle facoltà scientifiche fanno laboratorio. In ogni caso non fanno corsi: la disorganizzazione regna sovrana e non sono pagati come negli USA». Proprio come qui... «Qui la situazione è disastrosa. I ragazzi stentano moltissimo a trovare una strada».
Piattelli-Palmarini è anche membro del comitato scientifico del , «un'iniziativa straordinaria. Mi ha molto colpito il fatto che un'intera città si sia raccolta intorno ad un evento di questo tipo».
Tra qualche giorno lo scienziato verrà a Genova a parlare di linguaggi computazionali. Ovvero? Un simpatico anedotto, che racconta lo stesso Piattelli-Palmarini, può essere utile per capire. In conclusione di una conferenza sul futuro della ricerca biologica - tenuta al MIT - David Baltimore (premio Nobel per la Medicina) chiese a una sua collaboratrice di alzare il braccio sinistro, e lei lo fece. Baltimore allora disse: «Vedete quello che è successo? Oggi non riusciamo ancora a spiegare, dal punto di vista causa-effetto, che cosa stia in mezzo a una richiesta verbale e l'esecuzione del gesto richiesto. Speriamo che in futuro la biologia ci aiuti». Lo so, non è facile, ma proviamoci.
«Vede - continua Piattelli-Palmarini - tra la cose e i nostri sensi sappiamo che c'è una relazione fisica. Ma per il linguaggio è diverso. Certo, le onde sonore toccano il nostro orecchio, questa è una relazione fisica, ma non esaurisce la spiegazione. Il linguaggio è in qualche modo sensibile alla verità. Partendo da questo punto è sorta l'ipotesi che il nostro cervello funzioni un po' come un computer, che capisce facendo "calcoli"». Uno dei maggiori sostenitori di questa tesi è proprio Jerry Fodor, del quale Piattelli-Palmarini discuterà le ultime ipotesi.
Se volete saperne di più il 28 maggio - alle 15 - andate nell'Aula Magna in via Balbi 2.