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Immaginate di avere un pomeriggio libero, di passeggiare per i vicoli ed entrare in un palazzo magnificamente affrescato dove potrete scegliere se vedervi un film di Truffaut, sentire il concerto di un quartetto tedesco o ascoltare le declamazioni di un poeta spagnolo. Ecco, benvenuti al Centro Culturale Europeo di Genova: non un sogno ma un progetto concreto, nato martedì 30 marzo dalla comunione di intenti di Fondazione Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, Instituto Cervantes, Goethe Institut, Centro Culturale Italo-austriaco e Centre Franco-Italien Galliera.
Gli istituti di cultura delle quattro nazioni (cinque con l'Italia, ma stanno già bussando belgi, olandesi, svizzeri e ungheresi) avranno infatti una sede comune, che permetterà di coordinare le diverse attività, contribuendo ad intensificare gli scambi culturali fra i diversi paesi e non ultimo - sospira il direttore della rete italiana del Goethe Institut - «a sopravvivere».
Insomma, il 2004 non passa invano e proprio Genova indica all'Europa un nuovo modo di intendere la cultura con una struttura «unica in Italia», dicono in coro i direttori dei centri francese e spagnolo. «No, unika in Europa», li corregge con piglio e pronuncia teutonica il direttore tedesco.
Lo scopo, sottolinea Vincenzo Lorenzelli, presidente della Fondazione, «è definire un modello e raccogliere quanto di spontaneo viene già prodotto». In tutto ciò l'Ente genovese ha ricoperto il ruolo di deus ex machina, spingendo gli istituti stranieri ad unirsi in un unico sodalizio (l'Associazione Culturale Europea) e, molto più concretamente, mettendo a disposizione la sede, Palazzo Carcassi in via Chiossone.
«L'abbiamo acquisito la settimana scorsa», spiega Lorenzelli, «adesso vedremo di far partire i lavori di ristrutturazione che si preannunciano abbastanza impegnativi, visto che stiamo parlando di 2500 metri quadrati in pessimo stato. Era uno spazio abbandonato da vent'anni, di cui si ventilava la trasformazione nell'ennesimo museo della città: io credo, invece, che sia meglio se diventa un living-center, un centro vivo e partecipato che possa costruire un network culturale europeo».
Lo sforzo della Fondazione è di tutto rispetto, si parla di una decina di miliardi di vecchie lire fra acquisto e restauro. E quand'è che il mondo ci potrà invidiare questa struttura? «Se tutto va bene, direi a fine 2005, dopo un anno e mezzo di lavori. Diciamo inizio 2006 per andare sul sicuro».
Le attività però partiranno subito, nel giro di un mese al massimo. La Fondazione metterà infatti a disposizione metà del primo piano e tutto il secondo piano della sede di via D'Annunzio.
L'operazione segna un'altra novità, e cioè il debutto di Arti e Cultura Srl, società strumentale della Fondazione. «La legge Ciampi», spiega Lorenzelli, «permette alle fondazioni sia di finanziare progetti terzi, sia di formare società al 100% incaricate di eseguire direttamente questi programmi. Noi abbiamo appena dato il via a due società, Arti e Cultura Srl, appunto, e Opere Sociali Srl, operanti in due diversi settori di cui il territorio ha bisogno».
Nella città dei veti incrociati si è riusciti a mettere d'accordo le litigiose nazioni d'Europa. Miglior auspicio per il dopo-2004 non poteva esserci.
Nella foto: i direttori dei centri culturali e Vincenzo Lorenzelli dopo la firma della convenzione
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