Ancora barocco, dirà qualcuno. È vero, ma la mostra
Visioni ed estasi che si apre sabato 14 febbraio per chiudersi il 16 maggio, è una di quelle esposizioni che vale comunque la pena di visitare. Tanto per cominciare perché inaugura un nuovo spazio espositivo dedicato all'arte, quello di
Palazzo Franzoni Giustiniani in via Giustiniani: gestito dalla
Fondazione Franzoni, si propone come uno dei futuri poli d'attrazione cittadini per quanto riguarda le arti figurative. Poi perché la mostra esce dal Vaticano, dove ha inaugurato il braccio di Carlo Magno nei Musei Vaticani: una garanzia, perché lo stato del papa organizza solo
esposizioni di qualità. Infine perché se di barocco si tratta, è comunque un barocco solo parzialmente genovese: molti nomi di pittori non diranno niente alla maggior parte dei visitatori ma il risultato è tale che qualcuno penserà "ma allora c'è del buon barocco anche fuori Genova". Eccome se c'è.
Il titolo della mostra indica chiaramente qual è
il tema affrontato, ovvero le apparizioni e le visioni avute da quell'infinita sequenza di santi con cui la chiesa del seicento catechizzava i fedeli. A molti la cosa non sembrerà invitante, ma il fascino della mostra è invece tutto nella fantasia e nella forza con cui gli artisti riuscivano a
comunicare l'invisibile, gettando nella sfida tutti i trucchi del mestiere, dotte citazioni dalle autobiografie dei santi e in certi casi la passione del pittore-cristiano. Al giorno d'oggi può apparire come parlare del sesso degli angeli, ma è in realtà uno dei punti chiave (forse "il" punto chiave) dell'arte barocca, con tutto quel che ne consegue in termini storici e artistici.
I quadri poi parlano da soli, anche quando la firma non è quella di
Caravaggio, Pietro da Cortona, Guercino o Gentileschi. Il tema centrale della mostra è analizzato in sei sezioni, un po' mischiate per adeguarsi agli spazi espositivi, "la chiamata", "la risposta", "la musica celeste", "visioni e apparizioni", "estasi e morte" e "la gloria del paradiso". Mostra nella mostra, i sette bozzetti del Baciccio, un genovese emigrato con grande fortuna a Roma e di cui a Genova si conserva ben poco.
Mi ero come al solito appuntato i quadri da segnalare, ma oltrepassata la dozzina abbandono l'intenzione per non rischiare di cadere nel frigido elenchino. Per affetto indico
Gregorio de Ferrari, per rispetto
Barocci (un grandissimo poco conosciuto) e come sorprese - per noi genovesi - lo splatterissimo Bernini e i caravaggeschi romani (Borgianni, Manetti, Saraceni). Caravaggio è persino un lusso inutile.
L'allestimento è praticamente inesistente ma l'illuminazione sempre buona, a volte ottima. Il catalogo contiene saggi interessanti, con grandi "firme" e un necessario glossario biografico dei cento santi rappresentati.
La mostra della Fondazione Franzoni -
soffiata a Parigi, e dimezzatasi rispetto alla "prima" romana - inaugura un interessante spazio espositivo che aspetta di essere riempito di eventi ed iniziative. Il programma snocciolato da
don Claudio Paolocci, l'entusiasta ed attivissimo padrone di casa, prevede tre cicli: appuntamenti espositivi come
Visioni ed estasi, mostre sui rapporti fra Genova e le altre città d'Italia e la presentazione di collezioni private, anche di arte contemporanea. Al piano superiore troverà spazio la collezione della Fondazione, più di trecento pezzi in seicento metri quadrati.
Il tutto in pieno centro storico. Ce n'era bisogno: in bocca al lupo.