Alessandro Haber torna a Genova - dopo quasi un anno - con il suo spettacolo dedicato allo scrittore americano. Dopo una tournè di successi, che ha consacrato lo strano (ma neanche tanto) connubio Haber-Bukowski, si ritorna al nido dell'. Una coppia indissolubilmente legata da affinità elettive. Due vite parallele che si sono incontrate solo in scena, una a recitare l'altra. Ci siamo fatti raccontare dall'attore stesso il suo amore per Buk e per il suo modo di vedere la vita, nonchè lo spettacolo sorto da questa passione.
Come si è ritrovato nei panni di Bukowski?
«Guarda, per me è stato come entrare in una vasca da bagno, come mangiare un panino con la mortadella. Mi piace, mi è sempre piaciuto. Lo amo, e mi sento amato da lui. Tanti riconoscono somiglianze nel nostro modo di essere e di agire. Per esempio, fare il proprio mestiere per piacere e non per onore o denaro, sentire il bisogno di esprimere e di esprimersi liberamente. Bukowski diceva quello che pensava, e pure io non scherzo. Poi le donne, il gioco; lui giocava ai cavalli, io a carte. Insomma, ne abbiamo fatte di cotte e di crude, ma sempre con allegria e voglia di vivere. Sua moglie ha avuto la cassetta dello spettacolo ed è rimasta incantata dall'interpretazione. Per me è stato un grande onore».
Il suo spettacolo finisce con le parole "ti amo". Ci spiega questa commistione di trasgressione e romanticismo nello scrittore?
«È vero che spesso, durante la sua vita, ha dato prova di un grande autolesionismo, che lo ha portato anche vicino alla morte. Ma l'intensità con cui ha vissuto è permeata in ogni momento da voglia di vivere e di dare. Ancora una volta, a testimonianza di questo sta il suo amore per le donne. Le ha amate tutte, belle, brutte, basse, grasse, quasi come un simbolo di vitalità, come creatrici di vita. Ha fissato tutte le esperienze della vita con il suo sguardo ironico e allegro. Anche con dolore, certo. Tutto questo nello spettacolo c'è. C'è il suo sguardo allegro, disincantato, e l'amore per la vita. Se vogliamo, quello che metto in scena è anche il suo grido alla morte. Poi ci sono i fantastici musicisti della Velotti - Battisti jazz ensemble, che mi accompagnano durante tutto lo spettacolo, contribuendo a creare un'atmosfera perfetta».
Dopo una esistenza così piena - come quella di Bukowski - come avviene il "grido alla morte"?
«Lo spettacolo rappresenta il percorso di un uomo, la sua esistenza attraverso lettere, poesie, frammenti. È un affresco avvolgente, quasi come un film.
Una cosa è certa: Bukowski continua a vivere e a dare molto. Lui non invecchierà mai. Si può non condividere le sue scelte, a molti non piace. Ma dove sta scritto che per essere grandi bisogna avere il consenso totale!? Che palle i perfetti! A me piacciono gli imperfetti, quelli pieni di tic e fisime, di ossessioni. Bukowski era uno così, e per me rimane un grandissimo».
La carovana di Bukowski torna a Genova dopo un anno. Come è andata la tournè?
«È stata un'esperienza sensazionale. Abbiamo avuto tanto successo di pubblico e molti apprezzamenti dalla critica. Torniamo a Genova dopo un anno. Lo spettacolo, in fondo, è nato qui: è stato pensato e concepito qui, è partito da qui. È bellissimo ritornare dopo una cavalcata del genere. E poi Genova dà sempre piacevoli sensazioni. Qui c'è un pubblico attento, che ama le belle cose, nonostante rimanga insanabilmente alternativo. Senza falsa ruffianeria devo dire che questa città mi piace molto, è un po' bukowskiana...».
Lo spettacolo Bukowski sarà in scena al Teatro dell'Archivolto da martedì 3 a venerdì 6 febbraio.
Alessandro Haber presenterà lo spettacolo al pubblico martedì 3, alle 18, presso la libreria FNAC di via XX settembre.
Archivolto e mentelocale.it, solo per venerdì 6 febbraio, offrono una serata in compagnia di Alessandro Haber. Ore 19.30, aperitivo al Modena; ore 21, spettacolo e, ore 23, cena a mentelocale diSopra. Tutto a 20 euro. Per prenotare i biglietti, .