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Concerto per violino e pianoforte
 

Un concerto Fuori Tempo

 
Giovedě 16 ottobre, nel complesso di Santa Maria di Castello, č andata in scena la meraviglia acustica di Alban Berg. Di Giorgio De Martino
 
   

     
17 ottobre 2003
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«Amicizia, amore e relazioni spirituali e umane». Sono questi i sentimenti - dichiarati nella dedica al suo Maestro Schönberg - che Alban Berg effonde nel Concerto da camera per violino, pianoforte e 13 strumenti. Partitura concepita giusto ottant'anni fa (dal 1923 al '25) ma ancora potentemente attuale, fin sconcertante per intensità e complessità di un linguaggio che il pubblico tutt'oggi generalmente è così poco allenato a considerare (ancor prima di comprendere).
Occasione ghiotta, quella imbandita da Fuori Tempo giovedì pomeriggio a Santa Maria di Castello: rassegna che ha voluto regalare un concerto alla città, al termine dell'incontro pubblico sulle potenzialità terapeutiche e psicologiche del suono (fra gli ospiti, un punto di riferimento della musicoterapia, Giulia Cremaschi).
Fosse stato anche solo per seguire il silenzio del tramonto genovese sul porto che le vetrate del Loggiato Superiore proponevano all'uditorio, sarebbe valsa comunque la pena d'entrare nel complesso sacro, sede del dibattito e del concerto firmato Fondazione Cassa di Risparmio Genova e Imperia. In questa sede benedetta dall'arte e dalla storia, un effetto dirompente ha avuto l'immissione della meraviglia acustica dell'autore viennese, così aspra, astratta, violentemente fantasiosa.

Spinoso, non c'è dubbio, entrare in sintonia con quel tipo di estrinsecazione di «amicizia, amore...». Naturalmente i quaranta minuti circa del Concerto da camera smantellano le aspettative edoniste più o meno dichiarate di ciascuno di noi ascoltatori: è musica che non culla, chiede piuttosto concentrazione, fatica, disponibilità ad accogliere, ad assumere quanto i modelli culturali di cui siamo invasi (quelli, per capirci, che ci fanno sorridere beati a Vivaldi e spuntare la lacrima a Chopin) ci sussurrano come sgraditi. Insomma, una pagina come quella di Berg chiede molto ed offre molto.
Ancor più quando viene dispensata da artisti d'altissima caratura. Notevole davvero, l'organico apprestato per l'occasione: tre grandi nomi corrispondenti ad altrettante generazioni... il violinista Gabriele Pieranunzi, il grande pianista Kontarsky (artefice di un duo consanguineo - specializzato nella musica contemporanea - passato alla storia) e l'oboista Pietro Borgonovo, qui in veste di direttore. Senza dimenticare i tredici strumentisti a fiato, assolutamente strepitosi, fra i quali non ci sembra d'aver scorto forze locali.
Il Concerto da camera di Berg porta con sé una possibilità di fruizione a cipolla: l'ascolto distratto assume persino connotazioni punitive, l'ascolto "disponibile" offre già alcune sorprese. Se poi si ha tempo e voglia (o strumenti conoscitivi specifici) ci si può inoltrare nell'architettura insieme rigorosa e rapsodica di questa pagina predodecafonica tripartita, il cui tema iniziale è realizzato attraverso la lettura "musicale" (ricordando che la notazione musicale tedesca è alfabetica) dei nomi Arnold Schönberg, Anton Webern e Alban Berg, per scoprirne l'articolata filigrana strutturale.

Pubblico attento, partecipe ed alla fine plaudente... Pubblico che ci ricorda la sua esistenza, quando sollecitato da proposte di valore. Naturalmente i 2000 posti del teatro cittadino sono un'enormità che è utopico augurarsi di riempire con simili proposte, ma l'iniziativa di Fuori Tempo ci dice ancora una volta che il ‘900 ha un bacino d'utenza (come è fisiologico che sia), ha una platea pronta a lievitare. Tutto sta nel proporre programmi ragionati, nel non frammentarsi in mille realtà e mille concertini ciascuno pro domo (come purtroppo avviene, alle soglie del 2004 ancora più marcatamente), ed un "circolo virtuoso" è pronto ad essere innescato. O almeno, ce lo auguriamo.

Giorgio De Martino
 
 
 
 
 
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