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La musica che cura corpo e spirito

 
Un pubblicitario, uno psicologo ed una musicoterapeuta raccontano il loro lavoro. Tre mondi lontani si incontrano nel nome della musica
 
   

     
16 ottobre 2003
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di
Francesco
Cascione
   
gilardi-dargeuille-cremaschi-zanardi
Giovedì 16 ottobre, nell'austera cornice di Santa Maria di Castello, nel cuore di Genova Antica, si parla di musica Oltre le note. La musica al di là della musica.
L'incontro, avvenuto nell'ambito della serie di eventi legati a Fuori Tempo, il convegno promosso dalla Fondazione Carige, ha restituito una dimensione "spirituale" alla musica.
Hanno partecipato al pomeriggio, oltre a Padre Costantino Gilardi, Claude Dargeuille, psicologo, la musicoterapeuta Giulia Cremaschi e Nicola Zanardi, pubblicitario. I tre hanno dato la loro immagine di musica in relazione al modo in cui essa può intervenire nella nostra vita.

Il Dottor Dargeuille ha parlato della sua esperienza e di come un uso tecnico della musica possa curare alcuni mali del nostro tempo.
«Anni fa - racconta lo psicoterapeuta francese - ho insegnato a suonare la tastiera ad un mio paziente che soffriva, oltre che di stress, di mal di schiena e di problemi dovuti alla cattiva postura assunta sul lavoro. La musica ha ridato al suo corpo quell'equilibrio che stava perdendo»
Quello del dottore è un approccio molto meccanico. «Fare musica significa ritrovare armonia col proprio corpo attraverso tre strade: una, come abbiamo visto, legata alla tastiera, una legata all'educazione del diaframma e di tutti i muscoli che partecipano ad una respirazione controllata, ed una legata all'uso del flauto dolce».

Il pensiero di Nicola Zanardi, docente di comunicazione in un master tenuto a Siena, è invece legato alla musica intesa come veicolo, come linguaggio universale. L'immagine che viene alla mente ascoltandolo è quella degli alieni di Incontri ravvicinati del terzo tipo di Steven Spielberg, che individuano proprio nella musica un canale di comunicazione universale.
«Il potere della musica, dall'antichità ad oggi, è sempre stato quello di richiamare sensazioni, emozioni. Oggi la musica della comunicazione è spesso solo evocativa. Quello che puntiamo ad ottenere - aggiunge Zanardi - è di arrivare con la tecnologia digitale ad una nuova forma di comunicazione. Il passato deve essere il nostro punto di partenza, non il punto di arrivo».

L'incontro lo chiude la dottoressa Cremaschi che, proprio partendo dalle fondamenta scavate dai professionisti che la hanno preceduta, racconta in cosa consista il suo lavoro di musicoterapeuta. La musico-terapia, a parere dello stesso Padre Gilardi, è da considerarsi senza i pregiudizi che possono nascere di fronte a una scienza alternativa. In questa disciplina il potere della musica è utilizzato in tutta la sua grandezza. In sala si fa buio e, dopo una rapida presentazione, la dottoressa lascia che le immagini del suo lavoro siano molto più eloquenti di qualsiasi discorso. Sullo schermo scorrono le immagini di tre bambini, uno con un problema di autismo, uno affetto da disfasia ed uno sordo.
Per tutti e tre gli strumenti che vengono utilizzati sono amore, un pianoforte a coda usato come fosse una stanza dei giochi e una serie di divertimenti utilizzati allo scopo di estrarre dal bambino tutto ciò che gli impedisce di riconoscersi nel mondo.

«Quello che ho capito - conclude la musicoterapeuta - è che i miei pazienti hanno bisogno di una sintesi di quello che abbiamo trattato oggi. Il diaframma bloccato è la prima barriera verso il mondo. Nel momento in cui si respira il corpo rinasce ed è pronto a comunicare».
«La musica, in qualunque modo la si intenda è, probabilmente, il più grande mezzo che abbiamo per conoscere e riconoscerci in un luogo, in un momento. La musica è un qualcosa che va davvero oltre.»

Nella foto da sinistra a destra: Costantino Gilardi, Claude Darguille, Giulia Cremaschi e Nicola Zanardi
 
 
 
 
 
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