Nel tardo pomeriggio del 13 ottobre alla Sala Sivori, nell'ambito del convegno internazionale
Fuori Tempo organizzato dalla Fondazione Carige, si parla della
Canzone d'autore dagli anni sessanta ad oggi.
L'incontro, a cui hanno partecipato
Gino Paoli, Nada e Giorgio Conte, oltre al coordinatore
Nino Pirito (Cristiano de André ha dato forfait all'ultimo minuto), comincia con l'ambizione di raccontare la canzone d'autore dalle origini ad oggi. Alla fine il confronto generazionale diventa un'isola dei ricordi nella quale i tre grandi artisti hanno raccontato se stessi.
Il via alla discussione viene dato dall'analisi del neologismo
Cantautori, coniato da
Maria Monti per definire una generazione di musicisti sospesi tra canzone e poesia.
Il primo a raccontare il suo essere "cantautore" è
Gino Paoli, che non crede che esista una scuola genovese: i suoi rappresentanti - Tenco, De Andrè, Lauzi e Paoli stesso - erano infatti più che altro amici approdati alla musica spinti dall'entusiasmo di un pigmalione come Gianfraco Reverberi.
«Genova è una città in cui le amicizie durano per sempre. Noi quattro eravamo grandi amici che si ponevano, ognuno a modo suo, di fronte alle grandi questioni. Eravamo ragazzi affascinati dall'arte. Quando è arrivata la possibilità di fare musica ci abbiamo provato assieme, ciascuno a modo suo».
Nada così come Paoli, sostiene che cantautori non si nasce. È una scelta di vita: «quando cominciai, giovanissima, ero completamente nuova a questo mondo. Non conoscevo i cantanti italiani e sicuramente non ero parte di una Scuola Genovese. La mia vita di cantautrice nasce grazie al talento folle di
Piero Ciampi e si evolve con la mia voglia di sperimentare parole e suoni miei».
Di posizioni simili anche
Giorgio Conte, abituato, con suo fratello Paolo, ad essere associato a Genova nonostante le origini astigiane. «Sono sempre stato avvocato», racconta, «cantautore lo sono diventato per caso grazie ad un registratore col quale iniziai ad apprezzare la mia voce. La voglia di scrivere musica e parole è cominciata solo in un secondo momento, anche grazie all'ascolto de
La Gatta di Gino».
I tre artisti, provando a definire gli ingredienti della parola "Cantautore", indicano il binomio Battisti-Mogol, la partecipazione ideologica di Guccini o dei Nomadi, e soprattutto la voglia di trasgredire «di ragazzi che allora erano - a detta di Paoli - quello che James Dean era in America. Io andavo a Sanremo senza la cravatta!».
Di nuove generazioni di cantanti-autori sembra che non se ne voglia parlare. Daniele Silvestri, Cristiano De André, Carmen Consoli, Ligabue, Ramazzotti, Laura Pausini, Bersani, Fabi, Gazzè, Frankie Hi-nrg, Marco Masini e tutti gli altri nuovi talenti vengono compresi in una cruda definizione di
Arnaldo Bagnasco che, intervenuto a sorpresa sul palco, li definisce «solo prodotto industriale».
Lo stesso Paoli dice di non capire, ad esempio, il Rap italiano, «finto come sono finte il novanta percento delle persone. Il solo "vero" nel panorama italiano continua ad essere Vasco, che è sempre stato, senza cercare di essere altro,
lo sballato di Zocca».
La finestra sul presente resta insomma chiusa: dall'incontro, nato per raccontare la contiguità della musica italiana dagli anni sessanta ad oggi, emerge più che altro una grande passione per il passato.
Nella foto, da sinistra: Giorgio Conte, Nada, Nino Pirito e Gino Paoli