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Cultura
de Ferrari vista da Ansaldi
 

Il Posativismo Dialettico di Ansaldi

 
In mostra alla Feltrinelli le opere dell'artista genovese famoso per il suo passato d'attore. Inaugurazione venerd́ alle 18
 
   

     
18 settembre 2003
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di
Stefano
Baschiera
   
Sono passati quasi due anni da I tre giorni del Posativismo Dialettico, l'ultima esposizione genovese di Gianni Ansaldi tenutasi presso la Galleria San Lorenzo al Ducale. Da domani, venerdì 19, con il titolo Sorrise l'attaccapanni, infame, sugli aranci, le opere dell'artista genovese ritornano a farsi ammirare a Genova sino al 2 Novembre, presso la Feltrinelli di via XX Settembre in uno spazio espositivo situato al piano superiore della libreria.
L'inaugurazione della mostra avrà luogo alle ore 18, con la partecipazione dello scrittore Paolo Lingua e va ad inserirsi in un percorso espositivo che ha visto l'opera dell'autore presente alla Galleria Studiologos di Roma e nella Galleria Blachaert di Milano. Prima di essere legato al movimento artistico del Posativismo Dialettico, di cui è il fondatore, il nome di Gianni Ansaldi è stato sempre abbinato al suo ruolo di maggior successo: quello di fidanzato di Isabella Ferrari nei film Sapore di Mare di Carlo Vanzina e Sapore di mare un anno dopo di Bruno Contini. Ansaldi nasce, infatti, come attore: un diploma alla scuola di recitazione del Teatro Stabile di Genova, apparizioni alla televisione e il lavoro come cabarettista al Derby di Milano rappresentano le parti più significative del suo curriculum artistico, prima della decisione di ritirarsi dalle scene per ripresentarsi poi anni dopo in questa nuova veste.

Le sue fotografie ed i suoi acrilici in mostra a Genova, sono caratterizzati dal rapporto immagine-parola scritta. La parola come elemento visivo tangibile, permanente, che va a sovrapporsi alla visione di un mondo bloccato in un attimo della sua continua evoluzione e lo rende nuovo, misterioso. In grado di nascondere un segreto che solo una serie di rimandi culturali possono aiutare a rivelare, tracciando una percorribilità senza destinazione. La distanza spaziale non esiste, ogni posto è contiguo ad un altro, prossimo. L'importante è il ritaglio di pertinenza, quell'angolo visivo scelto dall'autore come peculiare. L'artista c'è, è presente. Fa suo il mondo ponendosi all'interno dell'immagine con la sua calligrafia, con la presenza della sua mano a sorreggere un bigliettino, unico accenno di umanità "viva" in un dominio di oggetti e architetture.
I riferimenti alle avanguardie artistiche del ‘900 sono lì, davanti agli occhi di tutti. Con un riguardo particolare rivolto al dadaismo di Christian Tzara, tentando in qualche modo di aggiornarlo, contaminandolo con l'idea moderna dei collegamenti virtuali e della multimedialità. Dopo la prolifica collaborazione con lo scrittore Giampiero Orselli, di cui è testimone il bel libro Le parole di Giampiero Orselli per le fotografie di Gianni Ansaldi (Libero di scrivere edizioni), il percorso di Ansaldi si dimostra ancora in piena evoluzione, in corsa verso qualche parte. Qualunque sia la sua destinazione a noi non resta che goderci le tappe del viaggio.
 
 
 
 
 
 
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