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Addio Kaled

 
"Se n'è andato dopo aver sofferto senza sconti. E ora che la vita continua c'è una sola certezza: non si può perdere tempo". Di Josef
 
   

     
25 agosto 2003
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letto di morte
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Alle ore 15 del 19 agosto il cuore del vecchio Kaled ha cessato di battere. Non dovrei dire che sono contento per la morte di mio padre, ma avendolo visto soffrire troppo e troppo a lungo, l'altro giorno, quando mia sorella mi ha telefonato per darmi la notizia, ho provato un senso di sollievo. Infatti nelle visite degli ultimi giorni non riuscivo nemmeno a sostenere il suo sguardo disperato, uno sguardo in cerca di risposte, che non avevo, forse per mia incapacità, più semplicemente perché non esistono risposte.

Nel corso della mia vita ho visto tanta gente morire purtroppo, ma dietro a una morte violenta spesso trovi l'orgoglio come ultimo compagno di viaggio e questo, anche se può apparire stupido, vanitoso o entrambe le cose rende l'uomo più sereno nel suo passo d'addio. Si può, e non a torto, anche pensare che conti relativamente il modo in cui si abbandona il palcoscenico della vita, personalmente ritengo, invece, che abbia poca importanza vivere un giorno, un mese un anno in più, ma sia fondamentale il modo in cui si vive e, quando l'alternativa è sopravvivere, beh allora meglio andarsene con sensibile anticipo piuttosto che in ritardo.

Kaled ultimamente pesava 40 chili a essere generosi e non era nemmeno in condizioni di alzarsi da letto per andare a pisciare, stentava a riconoscerci ed aveva dolori in tutto il corpo, un paio di volte ho anche pensato di soffocarlo con un cuscino, ma non me la sono sentita di farlo, anche se avrei voluto e forse l'avrebbe voluto anche lui. Ed invece ha dovuto percorrere tutto il suo calvario senza sconti, andando verso l'epilogo senza difesa, con troppi dubbi e qualche amarezza. Come ho già avuto modo di dirvi non ho avuto un grande rapporto con Kaled, è andato via che ero un bambino e di conseguenza non ho mai beneficiato della sua presenza, delle sue attenzioni e, perché no, dei suoi rimproveri, ma conseguentemente ho avuto la possibilità di crescere libero dai condizionamenti che inevitabilmente ogni genitore esercita sui figli. Non so come sarebbe andata la mia vita se lui fosse rimasto a Beirut insieme a noi, forse avrei frequentato l'università, chissà in Francia o negli Stati Uniti, e sarei diventato un grande chirurgo come sognavo da bambino.

Il destino mi ha riservato una vita diversa e non me ne lamento, compio ugualmente operazioni chirurgiche anche se di altra natura ed ho quello che mi sufficiente per mantenere la mia grande e, lasciatemi aggiungere, bella famiglia. Sono un adulto soddisfatto di se e della propria vita e non ho rimpianti, forse se ci penso bene ho qualche rimorso, ma non me la sento di giudicare quello che ha fatto mio padre, soprattutto adesso che è morto, anche se in tutta onestà io non lo avrei fatto, ma ogni individuo nel corso della propria vita compie una serie di scelte ed è inevitabile commettere degli errori anche se abbiamo più facilità a vedere quelli altrui che non i nostri. Kaled era conscio dei suoi di errori e sapeva anche che noi ne avevamo pagato un prezzo molto alto, ma si sentiva o voleva sentirsi in buona fede, probabilmente lo era, personalmente non sono riuscito a capire se questa sensazione l'abbia aiutato o penalizzato nel momento in cui ha dovuto fare i conti con se stesso. Ora Kaled riposa in pace ed anche per me e mia sorella Fatima si chiude un capitolo della nostra vita, uno dei più importanti, non ci resta che rallentare un attimo, riprender fiato e poi via, di nuovo in pista, perché la vita è troppo corta per poter perdere tempo.

Josef

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