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E metrò fu

 
Inaugurate le nuove stazioni della metropolitana della Darsena e di San Giorgio. E nel 2004 si potrà sbucare in piazza De Ferrari
 
   

     
25 luglio 2003
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di
Donald
Datti
   
Dico metropolitana e cosa pensate? New York? Acqua. Parigi? Acqua. Milano? Non ci siamo. Capisco che parlare di metropolitana a Genova è un po' traumatico: venti anni che se ne parla, cantieri aperti e mai chiusi, grandi nomi chiamati a dire la loro (Renzo Piano). E, fino ad ora, tutto quello che poteva offrire la Superba erano un paio di fermate periferiche. Decisamente poco. Ma da oggi (segnate la data: venerdì 25 luglio 2003) anche Genova può vantare di avere un trasporto sotterraneo degno di questo nome.

Il sindaco Pericu sfoga un po' della frustrazione accumulata in anni di difficoltà e afferma che «se prima si diceva che Genova aveva la stazione della metropolitana più piccola d'Europa, adesso si potrà dire che ha una delle più belle». E bisogna ammettere che la fermata di San Giorgio un suo fascino ce l'ha: sbucare dalle scale mobili e trovarsi la facciata dipinta del palazzo incorniciata da un muro di pietre grezze è un bel vedere. Certo, attualmente è un capolinea "in minore": da Brin sono in tutto quattro chilometri, dieci minuti stiracchiati di percorso. Però è sempre un inizio. Prossima tappa piazza Sarzano, poi l'ostica De Ferrari (tempi stimati: settembre 2004, giusto in tempo per salutare l'evento di Genova Capitale Europeo della Cultura), quindi via verso Corvetto e Brignole, con in testa il sogno di raggiungere Marassi e magari il San Martino.

Ma intanto godiamoci quello che c'è. A dire il vero si dovrà aspettare ancora qualche giorno: l'apertura ufficiale è prevista ad agosto. Cosa si può dire di una metropolitana? Innanzitutto che è molto luminosa: le gallerie sono illuminate quasi a giorno da neon decisamente potenti, quindi risultano poco claustrofobiche. Poi si può dire che al momento le nuove stazioni della Darsena (foto sotto) e di San Giorgio (foto sopra), nonché quella di Principe rimessa a nuovo, sembrano delle belle bomboniere. Un po' asettiche, sicuramente, ma se il sindaco promette di intervenire per abbellirle ulteriormente, sarà comunque la patina di vita quotidiana che fatalmente si depositerà tra le banchine a renderle veramente affascinanti.

Molto dipenderà da come i genovesi accoglieranno la novità del metrò. Se sapranno farla propria, se la vita della città saprà svilupparsi anche verso il basso, allora vorrà dire che tanti investimenti e tanti sacrifici fatti non saranno stati infruttuosi. Gli statistici misurano il successo di una metropolitana in base al numero di macchine che circolano sulle strade. Sacrosanto: «Arrivando a Brignole», spiega Sante Roberti, di amministratore delegato di Ansaldo Trasporti, «si risparmieranno 6 milioni di auto in coda all'anno». Caspita. Non c'è che da augurarselo. Per renderci conto se la cosa funziona davvero, magari noi profani potremmo basarci su dati più empirici: quanti ambulanti si sposteranno a vendere in stazione. Quanti musicisti di strada faranno della metropolitana il loro palco (quelli visti questo pomeriggio all'inaugurazione non contano: ci aspettiamo qualcosa di decisamente più sanguigno). Quanto sarà ambìto un graffito nei sotterranei genovesi nelle speciali classifiche dei taggers. Magari ci vorrà tempo, ma tanto ad aspettare ci siamo abituati.
 
 
 
 
 
 
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