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Spettacoli

Le sorprese di Morgan

 
Torna a Genova il leader dei Blu Vertigo. E dà vita, domenica 22 allo FNAC forum, ad una grande permormance. Di Teardrop e Giovanni Villani
 
   

     
23 giugno 2003
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morgan
Lo abbiamo aspettato per tre quarti d'ora, nel sottoscala (leggi: forum) della FNAC punteggiato dal volo di zanzare tigre un po' stordite, ma ne è valsa la pena.
Morgan, il grande affabulatore dei Bluvertigo, in versione solista non delude e conquista con la semplicità del suo istrionismo.
"Canzoni dell'appartamento" è frutto del suo esilio volontario in un piccolo alloggio milanese, nel quale si è voluto circondare solo di un pianoforte e di oggetti di modernariato anni '70. Qui, ha a lungo lavorato con fare da artigiano antico per cesellare ad hoc i brani che compongono l'album: undici tracce brillanti, fatte di liriche intelligenti, musicate strizzando l'occhio al brit pop originale anni '60 e dimostrando una profonda conoscenza del cantautorato italiano fatto di artisti come De Andrè, Gaber, Bindi, Battiato, Tenco. Una delle tracce, non a caso, è proprio la cover di "Non arrossire" del Signor G.
E' un validissimo pianista, Morgan, e ce lo dimostra a più riprese. Impreziosisce "Ballata dell'amore cieco" del Faber con una ritmica blues improvvisata là per là, coinvolgente e vibrante.
Nonostante l'occasione sia strettamente promozionale, prende sul serio il suo compito, accalorandosi durante le esecuzioni, dimostrando forte impegno nei passaggi più intensi dei brani, tanto che le vene del collo sono tutte in bella vista. Non riesce a stare fermo sullo sgabello del pianoforte, il quale diventa una sua estensione, una specie di coda, obbedendo ai violenti scarti che gli impone. Gli appoggia i piedi sopra, lo maltratta, emulo pop di Jerry Lee Lewis, contravvenendo agli atteggiamenti forzatamente composti dei pianisti per antonomasia. Dopotutto, l'anticonformismo è una sua prerogativa. Ed è bene che sia così.
Sembra prediligere uno stretto contatto con il pubblico, questo incontro pare confermarlo per l'ennesima volta: tre anni fa, lo vidi comportarsi allo stesso modo durante la sua partecipazione al Festival Internazionale di Poesia.
L'ambiente informale gli consente di giocare con i presenti, beandosi dell'adorazione mielosa che in molti gli dimostrano tentando di costruire una banale battuta con lui o cercandone lo sguardo magnetico e perennemente beffardo.
E' furbo e affatto ingenuo: un ottimo demagogo che, conscio della sua posizione privilegiata, dall'alto dello sgabello seviziato sa appagare con sorrisi cartonati i flash che lo tempestano.

L'esibizione è lunga, si protrae fin oltre il normale orario di chiusura del mediastore: "The Baby", "Le ragioni della pioggia" tra i brani del cd, la hit "Altrove", "Arrivederci" di Luigi Tenco, la struggente "Cieli neri" e la sanremese "L'assenzio" dei Bluvertigo, un passaggio di Beethoven in chiusura.
Vorrebbe dilettarsi anche con qualcosa di Gino Paoli, per concludere l'omaggio a Genova, da lui definita "città in cui è nata la musica", ma ammette di non ricordare la partitura di "Senza fine", la sua preferita.
Accetta con candore genuino l'onere degli autografi, delle chiacchiere e delle foto.
La sua disponibilità è un toccasana.
Ottima prova.

Teardrop

Leggi anche l'opinione di Giovanni Villani
 
 
 
 
 
 
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