Gay, bisex o etero. Sono confuso?

Gay, bisex o etero. Sono confuso?

Un ventenne scive allo psicologo. Continua a rimuginare sulla sua sessualità e su tanti dettagli della sua vita. Ma il vero problema è l'autostima

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Mercoledi 11 gennaio 2017

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Salve dottore,

sono Flabe72 e la contatto per un consiglio.
In questi anni ho sempre avuto difficoltà a capire la mia sessualità, ed essendo una persona particolarmente riflessiva e sopratutto perfettina, tendo a rimuginare spesso su queste questioni.

In realtà ho affrontato già una terapia, durante il mio quarto anno di liceo (adesso ho 20 anni), perché ho avuto crisi d'ansia legate alla paura di essere gay, alla paura della morte e dell'atto del suicidio.

Da piccolo avevo manifestato già crisi d'ansia di questo genere, da quando mi hanno fatto spaventare con un film horror dicendomi: tra sette giorni morirai; solo che al tempo non ho approfondito più di tanto la faccenda.

Il mio dubbio principale che mi fa rimuginare tanto è la mia sessualità, come dicevo sopra, perché nelle mie fantasie fin da quando avevo 13 anni mi sono accorto che nel mondo della pornografia preferivo quella gay a quella etero, visto che per me le donne sono sempre state come un modello perfetto.

Aggiungiamo a questa storia il fatto che da piccolo ho avuto una amicizia, molto stretta, con un amichetto che consideravo fratello perché trascorrevamo praticamente tutto il tempo insieme e che ho sempre sofferto della mancanza di un fratello in casa che potesse in un certo senso farmi compagnia oltre i miei genitori.

Con questo amichetto della tenera età di 6 anni era molto comune che fossimo abituati a vederci le parti intime e in un certo senso ricordo che mi piaceva e mi faceva sentire a mio agio. Lui è cresciuto si è fidanzato e ha trovato una ragazza, mentre io alla mia prima esperienza con una ragazza sono stato brutalmente rifiutato, tanto che da quel momento in poi ho iniziato l'attività masturbatoria e pornografica maschile e non ci ho più riprovato.

Sottolineo che non ci ho più riprovato per una motivazione prettamente legata al fatto che mi sentissi brutto e grosso (all’età di 14 anni pesavo più di 70 chili) e sopratutto non accettato.

Ricordo poi che con ogni amico che trovavo alle medie nel mio percorso tendevo sempre a voler ripetere il gesto di vedersi le parti intime, solo che ovviamente non provavo nulla stavolta, una sorta di esorcizzazione di una amicizia che poi è terminata perché le nostre mamme non si sono parlate più.

Da quel momento in poi sono sempre stato introverso e non ho mai cercato un approccio con le ragazze. Fino a quando non sono andato in terapia e mi era stato consigliato di vivere pragmaticamente la mia vita perche il problema di fondo era la mia autostima.

Prima della terapia ero molto legato a un amico che io all'epoca consideravo il mio migliore amico e vedevo così tanti video, che mi ricordo una notte provai una eccitazione nei suoi confronti per la suggestione che avevo.

Una volta che finì il percorso con la terapista (che ho dovuto interrompere per assenza di denaro) tutta la stima che avevo per lui è scomparsa e ho iniziato ad acquistare sempre più fiducia in me stesso, tanto che nel momento in cui siamo stati di nuovo in contatto ravvicinato non è successo niente.

Nel frattempo mi ero iscritto in palestra e mi ero accorto di una discrepanza: nella realtà non guardavo né uomini né donne, ma pensavo unicamente a me e a quanto stessi bene con i miei amici in assenza di una fidanzata. Quando invece tornavo su internet, e spesso lo facevo unicamente per sfogarmi dallo stress accumulatosi dallo studio, continuavo a vedere uomini. Tra l'altro mettiamoci in conto che i miei piedi non mi piacciono e ho sempre apprezzato molto i piedi maschili, tanto che mi eccitano.

La storia è tranquilla fino all'università, quando a causa della enorme mole di studio e dell'abbandono della palestra, le mie ossessioni sono tornate a farmi visita,e io nel frattempo continuavo a cercare una risposta su internet che non c'era,non arrivava mai,non capivo più niente.
Preciso che la paura del suicidio non sia stata una cosa legata all'atto di metterlo in pratica, perché io amo tantissimo la mia vita, solo che avevo paura della morte in sé e per sé e in un certo senso ho sempre avuto timore di impazzire.

Da piccolo il mio rapporto con mio padre è stato scostante, l'ho odiato fino a poco tempo fa, e ho sempre sentito la mancanza di un fratello o sorella che potessero farmi compagnia nel mio quotidiano.

Per esempio sono venuti due amici di università a dormire a casa e la prima volta che andarono via, scoppiai a piangere perché per un giorno mi ero sentito così felice che fossero venuti a trovarmi, che potessero colmare il vuoto e magari giocare con me ai videogiochi.

Ultimamente ho conosciuto un amico, fidanzato con una bellissima ragazza che ho anche conosciuto, il quale è anche il mio compagno di laboratorio. Questo nuovo amico ha stravolto del tutto i miei vecchi canoni di amicizia, visto che è del tutto diverso da me. Ho iniziato a legarmi tantissimo a lui e provo una profonda stima perché lui come altri amici e amiche dell'Università sono stati in grado di farmi sentire apprezzato, cosa che con i vecchi amici non succedeva, visto che ero sempre io con il mio carattere gentile e generoso a far sentire apprezzati gli altri.

Con lui è andato tutto a meraviglia fino a quando non ho iniziato a farmi venire in testa l'idea che fossi innamorato di lui, dopo che, venuto nella mia città a trovarmi e passando la giornata insieme, ho pianto come al solito perché molto sensibile (accadeva anche con cugini di mamma quando venivano a trovarci).

Ricordo che smisi di vedere video per testarmi e per vedere cosa sarebbe successo di persona, visto che dovevamo preparare un esame insieme e mi sono reso conto che ancora una volta stessi fantasticando e che per lui ci fosse una sincera e forte amicizia.
Tra l'altro apprezzo il fatto che trascorra del tempo con la sua fidanzata e i suoi amici e non ne sono affatto geloso. Dopo che ho avuto la prova che nulla ci fosse, ultimamente mi ha descritto cosa farebbe lui a una nostra compagna e amica di corso molto bella e io ricordo di aver avuto un’ erezione al pensiero di lei in quel momento, nonostante normalmente non faccia come i miei coetanei così apprezzamenti sui lati posteriori o sulle tette di una ragazza perché mi sento in imbarazzo.

Il giorno dopo mi sono masturbato, ripensando alla scena di lei e ricordo che ero soddisfatto. Il problema più grande dottore dopo tutto questo fiume di parole scritte affinché possa capire un po' di me è che io non riesco a capire il mio orientamento sessuale, se fossi gay, etero o bisex..

In tutto questo preciso che non ho nulla contro i gay ho avuto un compagno di banco gay e ricordo che lui appena vedeva un generico uomo faceva apprezzamenti. Io invece non ne faccio, non perché non li voglia fare ma perché nella realtà gli uomini non mi attraggono, non li trovo belli anzi non mi fanno effetto, e sembra una incongruenza con quello che vado a vedere nei video invece.

Ultima cosa: questo compagno di laboratorio è tornato a dormire a casa per una serata con altri colleghi universitari, ma mi è sorto un altro dubbio perché ho avuto un’ erezione quando gli ho fatto il solletico per farlo smettere di cantare, mentre quando lui mi abbracciava e dimostrava affetto io tentavo di allontanarlo, perché mi dava fastidio e non ho provato nulla. Però il giorno dopo mi sono di nuovo messo a rimuginare chiedendomi il perché della erezione (ero particolarmente felice quando erano venuti nella mia città).

Aggiungo inoltre che nei confronti dei porno etero non ho avuto mai un’erezione, solo curiosità per i lesbo. Spero possa rispondermi al più presto dottore e mi perdoni per il romanzo.
Fiabe72

Buongiorno Fiabe72,
Ho letto la sua, abbastanza lunga, mail e la prima cosa che mi viene da dire è che: lei è davvero un "perfettino" che passa tanto, troppo, tempo a rimuginare su aspetti cosi marginali che non meriterebbero cosi tanta attenzione.

Di per sé non è un difetto, ma, sicuramente, è un ottimo sistema per complicarsi la vita, confondendo e mischiando così tanto gli eventi da non riuscire più a capire quali sono gli aspetti davvero importanti separandoli da quelli poco significativi. In altre parole un conto è pensare che mi può piacere una persona del mio (o dell'altro) sesso, ben diverso è provare piacere nell’avere reali rapporti fisici con una persona del proprio o dell'altro o di entrambi i sessi (contando che, al di là del sesso, può essere che il piacere di stare con una persona possa anche dipendere da altri fattori ad esempio estetici o di carattere o di profumo (e non è detto che ad un etero debbano per forza piacere sempre tutte o tutti gli etero e viceversa).

Ma se continuo a parlare e a scrivere disquisendo su questi distinguo, rischio di finire nella sua stessa trappola, quella di passare più tempo a cavillare, piuttosto che ad agire (tipico dell'introversione).

E su questo mi verrebbe da confermare quanto le ha già detto il suo precedente psicoterapeuta: il punto importante è l'autostima.
Se mette assieme queste due macro ovvero più azione (e meno rimuginamenti) e più autostima (capacita di superare anche i momentanei fallimenti).

Vedrà che capire la sua sessualità diventa un problema secondario. O meglio, dopo aver esplorato attivamente tutte le sue ipotesi, senza avvilirsi troppo degli inevitabili insuccessi, potrà non solo, avere un idea più precisa di qual è il suo orientamento sessuale, ma anche esserne contento.

Mentre, per ora , lei sta consumando la sua sessualità stando seduto a fantasticare su quale potrebbe essere" il suo "vero" orientamento sessuale...
Parafrasando una famosa citazione che recita la vita è quella cosa che passa mentre noi perdiamo tempo a cercare di capire quale sia il migliore progetto per la vita.

Saluti
Dott . Marco Emilio Ventura
Psicologo Psicoteraoeuta Sessuologo
Genova

Marco Ventura

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