«Come si può superare la paura d'amare?»

«Come si può superare la paura d'amare?»

Si conoscono su Facebook, c'è empatia, si messaggiano. Ma lui è una persona tormentata. Lei è una giornalista in cerca di risposte. E scrive allo psicologo

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Mercoledi 21 dicembre 2016

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Buon pomeriggio dottor Ventura,
vado alla domanda finale di un discorso che esplicherò nelle righe successive: come si può aiutare un uomo a superare la paura di amare?
Vado per ordine.
È metà settembre, quando, nel mare magnum di Facebook conosco un ragazzo che, come me, fa parte di un gruppo ben circoscritto di amanti della radio.

Iniziamo a messaggiarci e di lì il passo di scambiarsi il contatto telefonico è breve.
Purtroppo la società di oggi, sempre più connessa e meno attenta al rapporto umano vis a vis, ti spinge a questo.
Se unito a ciò si aggiunge che anche le professioni sono cambiate e chi come me fa un certo tipo di mestiere, in ambito comunicativo, dove anche, ma non solo, lo scovare notizie passa anche dai social, ecco che gran parte (per fortuna non tutta) del tempo passa attraverso l'interfaccia dei social.

Dicevo conosco questo ragazzo, ci messaggio. C'è con il tempo una grande reciprocità di pensieri e grande scambio di messaggi, mai banali. Spesso ci si sofferma anche ad analizzare testi di canzoni, frasi filosofiche, fatti del giorno. Senza che lui dica molto sulla sua vita privata (mi ha raccontato delle sue precedenti storie andate male, una che ha visto la fine della costruzione del grande passo) io riesco a capire grandi pezzi della sua vita ed il suo stato d'animo.

In qualsiasi momento della giornata e soprattutto quando mi scrive. Lui è tormentato, direi ossessionato, dalla sua ultima storia andata male. Ha uno stato d'animo a giorni alterni: dall'esageratamente euforico in taluni giorni, al vittimismo e esageratamente negativo in altri. Ci piacciamo come persone e non c'è stato nulla tra noi se non un caffè.

Allo stato attuale non c'è un pensiero che vada oltre la semplice amicizia, benché mi piaccia. Non lo nego. Purtroppo la mia mente empatica mi porta a comprenderlo e capirlo e come sa la mente empatica è un'arma a doppio taglio: può aiutare ma può anche, e spesso accade che l'altro si spaventi.

Da qual poco che ho capito: oltre alle delusioni più recenti c'è ne una passata, non credo da molto, che concerne la separazione dei suoi genitori, avvenuta quando lui era già grande, presumo. Ora, a parte che sono anche io a mia volta bloccata, nel senso che fermo restando che si tratta ancora di un’ amicizia e che sarà il tempo a deciderne l’evoluzione, mi trovo davanti un mezzo muro... quello di una persona dichiaratamente chiusa al mondo.

Per bocca sua. Che qualche ora dopo esserci visti o messaggiati, più volte se ne esce con scusa se ti ho deluso, che già denota una poca stima in se stesso. In sostanza mi chiedo:perché mi chiede se mi ha delusa? Come poter aiutare una persona a riavere fiducia nella vita?

Mi fa i complimenti, mi incontra ma poi ha paura perché, sai voglio esser sincero, non sono e non sarò predisposto ad un andar oltre. E per di più vive, aggiungo io, nel ricordo, anzi più nel tormento, dell'ultima persona che l'ha abbandonato.

Sarà che la mia visuale sulle priorità della vita è cambiata sin da quando molto giovane ho avuto diagnosticata una malattia rara di origine autoinfiammatoria con la quale ho dovuto e devo convivere.

Ormai è un mio gemello quindi non mi tange, anche se a volte lotto con l'ignoranza della gente, mi domando quando e se uscirà da questo stato di chiusura con il mondo e se avermi come amica, avere un'amica che riesce ad essergli così empatica a lungo andare non possa essere per lui uno stress immane e controproducente per lui.

Per ora mi dice non so come tu possa possa riuscirci ma riesci ad interpretare i miei stati d'animo. Dirò di più parliamo di un soggetto che ha un disperato bisogno d'affetto (ma chi non lo ha al mondo d'oggi?) e mentre da una parte sopperisce il dolore dei fallimenti con uno pseudoisolamento, dall'altra s'illude di trovare conforto mandando messaggi lusinghieri a speaker radiofonici, che per di più, sappiamo come vanno queste cose, se ne vantano narcisisticamente poiché, vanagloriosi per deformazione professionale, sulle loro pagine ma senza nulla di più, provocando però uno stato di beatitudine illusoria a chi, a sua volta ha inviato il messaggio.

Io sono sempre troppo curiosa di capire le persone. E in questo caso ancor di più.
Mi scuso se sono stata prolissa ma sono curiosa di sapere cosa mi risponderà in merito.
Probabilmente in qualche passaggio sono stata poco chiara ma la carne al fuoco è tanta.
Grazie mille anticipatamente per la risposta.
A disposizione per chiarimenti.
Buon Lavoro.

Giornalista in cerca di risposte

Buongiorno Giornalista in cerca di risposte,

nome quanto mai profetico, visto che, di domande, ne formula cosi tante ed altrettante, implicitamente, se ne pone.

E da brava giornalista, con la scusa di parlare della difficoltà di un rapporto tra due persone, riesce a introdurre argomenti enormi, come l'espansione della vita sui supporti digitali, l'accettazione delle malattie, l'adorazione, illusoria verso i divi dello spettacolo , ecc ecc.

Tutte cose interessantissime, ma che ci porterebbero troppo lontano dalle sue domande principali. Ovvero: come si può aiutare un uomo a superare la paura di amare? Come poter aiutare una persona a riavere fiducia nella vita?

Belle domande, davvero. Stavo per partire con una risposta teorica e psicoterapeutica quando mi sono reso conto che mancava un dettaglio. Ovvero: per quale motivo mi pone queste domande?

È ormai noto che uno degli scopi della psicoterapia è proprio quello di aiutare le persone a superare le loro paure, tra cui anche quella di amare e di scoprire come avere e promuovere, la fiducia in sé e nella propria vita. È per questo che ci sono, appunto dei professionisti e dato lo spessore del problema, non mi sento di dare una ricetta veloce veloce, con il rischio che semplificando il concetto del ghiaccio si arrivi a scoprire l'acqua calda (cit)

Dunque a chi interessa sapere come di fa?
A lei come giornalista? Nel caso ci vorrebbe ben più spazio di queste poche righe.
O a lei come amica? In questo caso le dovrei chiedere: ma davvero il suo amico ha chiesto di essere aiutato? Perché da quello che scrive non sembra proprio. E se invece lo ha chiesto, come mai lo ha chiesto proprio (solo) a lei?

Oppure é lei che vuole aiutarlo? (Nel caso gli dovrebbe, almeno, chiedere e ottenere, il suo permesso). Ma così le prospettive cambiano, perché, a questo punto avrei bisogno di sapere, come mai , lei lo vuole aiutare? Per lui? Per se stessa? Per un voi? Ecco questo voi mi interessa particolarmente.

Perché vede, lei, ad un certo punto, dice: mi trovo davanti un mezzo muro... quello di una persona dichiaratamente chiusa al mondo.
Questo implicherebbe che lei avrebbe l'intenzione di superarlo, questo mezzo muro, ma sarei curioso di capire di che cosa è fatto l'altro mezzo muro? O quell'altra metà non è affatto un muro?

Ecco, sono anche curioso anche di sapere,alla fine, abbattuto il muro cosa spera di trovarci, dietro a tutto ciò. In altre parole, lei dev'essere sicuramente una brava giornalista e come tale, fa davvero molte domande interessanti, ma, forse, non fa l'unica che conta davvero e quindi la farò io per lei: in realtà cosa vuole, lei, da questa relazione?

Saluti
e Buon Natale

Dott.Marco Emilio Ventura
Psicologo Psicoterapeuta Mental Coach
Genova

Marco Ventura

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