Io, Daniel Blake di Ken Loach: l'Inghilterra di una volta non esiste più

Un film crudo e spietato. Che non lascia speranza. Dalla Brexit in poi volevo scrivere sull'Inghilterra. Ora si è finalmente presentata l'occasione giusta

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Mercoledi 2 novembre 2016

Da un po' volevo parlare d'Inghilterra. Poi ieri nella timeline di Facebook mi è apparso un post di Adele, una ragazza molto intelligente che sta studiando giornalismo a Londra e ha fatto un tirocinio da noi l'estate scorsa. Era un link ad un suo piccolo articolo uscito sul Times, mi ha scritto che era per merito nostro se è arrivata lì.

Londra è sempre stata la mia città del cuore. Ci ho vissuto per qualche anno quando avevo l'età di Adele e, in qualche modo, ho dei rimpianti per non esserci rimasta. Però è molto cambiata negli ultimi anni. È sempre più bella, ma la forbice tra ricchi e poveri è aumentata enormemente. Ma quando ho visto la firma di Adele sull'autorevole quotidiano inglese mi è sembrata ancora una terra dove le cose sono possibili, almeno molto più che da noi.

Non ho digerito la Brexit, per niente. Io mi sento un po' inglese, la mia cultura si è formata anche lì, sono cresciuta leggendo i suoi scrittori, e ho imparato come si vive in un Paese dove tutti rispettano le regole e il territorio, che sentono come un bene comune.

Lo hanno detto in tanti e l'ho detto anche io quando abbiamo saputo l'esito di quel maledetto referendum: era una protesta contro il governo. Come potrebbe succedere in Italia per il sì o il no alle riforme costituzionali. Sono leggi troppo complesse da sottoporre ai cittadini, anche ai più avveduti e informati. E così finisce che il voto è condizionato dal malumore. Che magari non a Londra, ma nel resto dell'Inghilterra è forte.

Sono rimasta senza parole la scorsa settimana quando al cinema ho visto Io, Daniel Blake di Ken Loach, Palma d'oro a Cannes quest'anno. Un grande regista che però a volte calca un po' la mano. O così mi piace pensare dopo questo film. Ma sono sulle difensive, lo so, perché la Newcastle descritta in questo film è lontana mille anni luce dall'Inghilterra che ho conosciuto anni fa. Una burocrazia più pedante e peggiore di quella italiana. Spietata.

Daniel, un carpentiere, dopo un infarto si vede rifiutata l'indennità di malattia per un equivoco. Il medico gli proibisce di tornare a lavorare, ma lui non sa come campare. E allora chiede la disoccupazione, che negli anni Ottanta non era poi così difficile ottenere. Ma deve compilare un format on line. Non ha mai messo le mani su una tastiera, non ha mai aperto un computer. Uno straziante stillicidio, prima che riesca a inviare la richiesta, aiutato da un vicino di casa. La vicenda non è finita qui, perché se sei disoccupato devi dimostrare ogni settimana che hai inviato il tuo curriculum a tante aziende e devi seguire corsi di ogni tipo. Ma, dicevamo, come fa lui che non è capace neanche a spedire una mail a lasciare tracce del suo girovagare in cerca di lavoro? «Faccia le foto con il telefonino dei posti dove va a chiedere lavoro», gli rispondono. Viva, dovrebbe anche fare dei reportage, lui che col cellulare riesce a malapena a telefonare.

Non dovrebbe cercare lavoro, dovrebbe curarsi. Infatti lo trova, ma lo rifiuta. Non vado avanti a narrare l'epilogo. Aggiungo solo che in questo meandro infernale conosce una giovane madre con due bambini, anche lei disoccupata, che sta vivendo un vero calvario. Code al collocamento, code per prendere il cibo presso le sedi degli enti che fanno la carità. Con il sogno di continuare a studiare. Ma ha avuto due figli ed è una drop out. Fuori dal sistema, e basta.

La cosa più sconvolgente è che tutto questo lavoro, scegliere a chi dare la disoccupazione e monitorare se il richiedente sta cercando lavoro o ne sta approfittando, il governo lo ha appaltato ad un'azienda americana. E che Blake ci mette quasi due ore per parlare con qualcuno al call center, quando telefona, senza per altro risolvere niente: «Compili il modulo on line», la litania dietro la quale tutti si barricano, magari sono precari pure loro.

Un'Inghilterra con un cielo sempre grigio, mobilio grigio negli uffici, case popolari grigie, un colore solo pervade il film sequenza dopo sequenza.

Questa non è l'Inghilterra che ricordo io, ma l'Inghilterra della Brexit.

Uscendo dal City, il cinema dove l'ho visto, ho incontrato una mia giovane amica, Susanna, che vive a Londra, e mi ha detto che è tutto vero, è così. Ma possibile? Ai miei tempi esisteva il citizen advice bureau, un'organizzazione no profit che aiutava i meno fortunati in queste pratiche, con avvocati di tutto rispetto. Esiste ancora, è on line. Non funziona più bene? Indagherò.

La Gran Bretagna è ora scombussolata dalla Brexit, anche la Scozia, l'Irlanda del Nord e Londra che hanno votato per rimanere nell'Unione Europea. La globalizzazione per come è gestita ora sta rubando i sogni a tutti.

Adele su mentelocale ha anche scritto un bellissimo intervento sulla Brexit. La mia Londra non è più quella di una volta, anche se la giovane aspirante giornalista ha pubblicato un suo articolo firmato sul Times. Però bisogna farsi forza e mettere in risalto anche le poche cose che vanno bene. Le piccole gioie che arricchiscono il nostro mondo sempre più piccolo. E scomodo.

Grazie Adele per avermi tirato un po' su.

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Io, Daniel Blake di Ken Loach

Trama

In seguito a una grave crisi cardiaca, per la prima volta nella sua vita, Daniel Blake, un falegname di Newcastle di 59 anni, è costretto a chiedere un sussidio statale. Il suo medico gli ha proibito di lavorare, ma a causa di incredibili incongruenze burocratiche si trova nell'assurda condizione di dover comunque cercare lavoro – pena una severa sanzione – mentre aspetta che venga approvata la sua richiesta di indennità per malattia. Durante una delle sue visite regolari al centro per l'impiego, Daniel incontra Katie, giovane madre single di due figli piccoli che non riesce a trovare lavoro. Entrambi stretti nella morsa delle aberrazioni amministrative della Gran Bretagna di oggi, Daniel e Katie stringono un legame di amicizia speciale, cercando di darsi sostegno e aiutarsi come possono in questa situazione molto complicata.

Fonte Wikipedia

Laura Guglielmi

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