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Nasce come diario, ma dopo l'11 settembre e le due guerre č diventato anche socialmente utile. Quello che bisogna sapere sui diari in rete
 
   

     
07 aprile 2003
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di
Enrico
Ratto
   
kevin sites
Sarà colpa della solita, diffusa, sfiducia verso i media tradizionali, verso i briefing ufficiali in cui ci viene raccontato che tutto sta andando per il meglio e procede come previsto.
Oppure, con altrettanta probabilità, sarà la difficoltà che hanno molte persone sparse per il mondo di esternare un punto di vista senza che questo venga filtrato. Saranno mille altri fattori, al momento tutti al vaglio degli esperti di comunicazione, ad aver sancito il successo dei weblog, i diari in rete.

La cosa, al momento, pare funzionare in particolare nelle situazioni estreme. E la guerra, per esempio, è un caso estremo. Nasce qui, infatti, la funzione sociale del blog. Il WebLog, ovvero una forma di diario personale scritto e pubblicato sul web e quindi visibile da tutti, in questi giorni di informazione parziale sui fatti della guerra è diventato la valvola di sfogo per dissidenti iracheni, americani guerrafondai (che non trovano spazio nemmeno più sul New York Times) e giornalisti dal fronte che vogliono abbandonare i panni stretti ed ufficiali dei reporter embedded.
Come l'inviato della Cnn Kevin Sites(nella foto), che una volta finito di trasmettere i servizi al quartier generale di Atlanta, si attacca al satellitare e cura il suo blog personale nel quale scarica e racconta tutto ciò che gli passa davanti agli occhi. O ancora, ci sono i seimila contatti al giorno che riesce a raccogliere l'ufficiale americano Smash, nome in codice di questo marine al momento impegnato nella guerra irachena. Pare che ogni giorno, dopo 14 ore di servizio, a fine operazione, Smash aggiorni le sue cronache su www.lt-smash.com.

Presenti e cliccati anche in tempo di pace, senza per questo abbandonare i temi caldi della situazione internazionale, i format di alcuni delle migliaia di blog oggi in rete sono a pagamento, mentre altri sono messi a disposizione a titolo gratuito dell'utente dai grandi portali e siti di informazione.
Google, il re dei motori di ricerca, ha fiutato il guadagno e qualche settimana fa ha deciso di investire parecchio denaro nel fenomeno mettendo le mani su Pyra, società californiana fondata da Evan Williams.
Il successo del fenomeno si misura rapidamente proprio su Google, dove alla parola Blog oggi rispondono 4.180.000 link.
Notizie dal fronte, dicevamo, ma anche notizie incontrollate, come su blogger di guerra, dove si racconta, ma anche si ironizza, su notizie per fortuna verificabili in breve tempo.

Ma ricordate Indymedia? Esiste ancora, certo, ed è il punto di riferimento per capire molti aspetti del movimento no global. Molti professionisti oggi la considerano alla pari delle agenzie di stampa, ma in alcuni casi è capitato che venissero prese in considerazione e poi pubblicate bufale di vario genere. Sul blog, più o meno, si corrono gli stessi rischi. E in una situazione di guerra, il rischio bufala diventa ancora più elevato: le notizie, infatti, non sono verificabili in breve tempo, e molte non lo saranno mai.

In ogni caso, la funzione sociale del diario sul web ha già dato i suoi frutti: nel dicembre scorso, Trent Lotto, il capogruppo dei senatori repubblicani americani, è stato costretto a dimettersi per aver pronunciato una battuta razzista che sarebbe passata inosservata se non fosse stata raccolta ed immediatamente rilanciata dal popolo dei blog. Mister Gola Profonda, insomma, è entrato nel web.
 
 
 
 
 
 
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