«Io e Francesca ci siamo conosciute qualche anno fa. Lei aveva la galleria New Sant'Andrea a Savona. Io scrivevo per riviste specializzate d'arte». A parlare è Antonella Berruti, che racconta come è nata l'avventura di Pinksummer, l'apostrofo rosa nel mondo dell'arte contemporanea genovese. Dalla stima reciproca al progetto di aprire una nuova galleria. «Abbiamo trovato questo spazio, che si discosta dalla logica del white cube dei musei, e ci è piaciuto subito». E lo spazio di Pinksummer, al terzo piano di Palazzo Canevari in via Lomellini piace molto anche agli artisti che devono relazionarsi ad esso con le loro opere. «Per loro è interessante trovarsi ad operare in uno spazio fortemente connotato», spiega Francesca Pennone.
Antonella e Francesca parlano all'unisono, si passano la parola in un rimbalzo continuo, completano l'una il discorso dell'altra. Così, mentre Francesca mi ricorda che tutte le mostre sono documentate sul sito , Antonella illustra quali sono i criteri che portano alla decisione di puntare su un artista. «Scegliamo artisti che abbiano una ricerca forte e cerchiamo di capire quello che la loro opera rappresenta. Allarghiamo il discorso organizzando conferenze ed incontri con il pubblico. Il progetto che presentiamo in galleria non può dare una visione totale dell'attività di un artista». Nessuna delle due "porta i pantaloni": decidono insieme, del resto si trovano quasi sempre d'accordo.
Ma c'è anche un altro criterio di scelta. Quello di presentare giovani emergenti. «È importante che abbiano prezzi ancora abbordabili, così che possiamo consigliarli ai nostri collezionisti prima che raggiungano quotazioni troppo elevate».
L'aspetto finanziario e commerciale è importante, ma non primario. «C'è questa demagogia per la quale i privati nel campo dell'arte sono dei commercianti. Ma per noi viene prima l'interesse per l'opera: ci innamoriamo di un progetto, la preoccupazione di vendere viene dopo. È anche capitato che abbiamo ospitato performance che non ci hanno dato un ritorno economico, perché ci piaceva l'artista». Esce fuori la parola amicizia, ma Antonella e Francesca si affrettano a metterla tra virgolette: «Quello che conta è la professionalità. Un artista può decidere di tornare a esporre nella tua galleria solo se è rimasto soddisfatto la prima volta. È così anche per il collezionista». Francesca mi spiega che bisogna conoscere i propri acquirenti: «Non puoi proporre un pezzo che non c'entra niente con una collezione. Significa che non rispetti il suo modo di vedere l'arte».
Un lavoro difficile nel quale bisogna ponderare con cura le proprie scelte, cercando di schivare le insidie e magari qualche colpo basso. «Ma noi siamo molto "istintive". Crediamo in quello che facciamo» mi assicura Antonella. «Quindi o riusciamo a fare quello che vogliamo, o chiudiamo».
Non c'è che dire, le pink ladies sono molto decise, anche quando si tratta di criticare la politica culturale in previsione di Genova 2004: «L'arte contemporanea non è stata presa in considerazione. È assurdo assegnare alla stessa persona, Celant, il compito di organizzare l'evento trainante e il ruolo di supervisore. Inoltre non sono stati coinvolti i privati che operano in questo campo in città. Così si rischia di creare il deserto intorno», si preoccupa Antonella, mentre Francesca ammonisce che «bisogna avere una visione chiara: noi ce l'abbiamo della nostra galleria, e avremmo una visione chiara anche della città, se solo qualcuno ci interpellasse». Ma il rosa di Pinksummer è shocking, non certo un tenue color pastello. Quindi Antonella e Francesca non demordono e, dopo aver portato Vanessa Beecroft a Genova in occasione del G8, ora pensano a un nuovo grande progetto per la città.
«Si chiama Pink Rabbit: si tratta di un coniglio rosa in lana. Un enorme pupazzo di lana di circa 50 metri per 40, realizzato da Gelatin». Il gruppo di artisti austriaci pensa a un intervento assimilabile alla land art, un'installazione permanente biodegradabile: «così sarebbe la natura stessa a decidere la durata dell'opera. Il coniglio dovrebbe essere realizzato nelle immediate vicinanze di Genova, sulle alture, e dovrebbe coinvolgere la città. «I Gelatin pensano a una grande festa, con tanti giovani che potrebbero intervenire nella realizzazione, riempiendo il coniglio». Il progetto ha già destato molta curiosità, ma ha un costo piuttosto elevato. «Per questo», spiegano Francesca e Antonella «cerchiamo delle persone "visionarie", che abbiano voglia di partecipare a un progetto pubblico. Non necessariamente dei collezionisti». Al momento ce ne sono già tre disposte a investire 9000 euro a testa: ne mancano ancora sette, e poi Genova potrà tornare a far parlare di sé in tutto il mondo, e non solo per le mostre sul barocco.
(foto in alto: Antonella e Francesca; foto in basso: particolare della galleria)
Pinksummer
Palazzo Ducale - cortile maggiore, piazza matteotti 28r - 16123 Genova
+39 010 2543762 www.pinksummer.com Note: La galleria č aperta dal martedě al sabato, dalle 15.00 alle 19.30