Sanremo 2016. Gli Stadio vincono la serata cover. I 10 momenti migliori

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Stadio © sanremo.rai.it

La top ten del Festival: gli argomenti di cui parlare anche senza averlo visto. Dai nastri arcobaleno all'ironia di Virginia Raffaele. Il flop di Garko e il voto a Miele

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Venerdi 12 febbraio 2016

Agile e pratico manualetto di auto aiuto per chi proprio col Festival non ce la può fare, ma vuole mettersi in grado di sostenere l'inevitabile conversazione del giorno dopo. Troverete argomenti originali e quelli che invece hanno affrontato tutti, ché l'obiettivo è far finta di sapere. L'ordine sarà quasi cronologico rispetto alle apparizioni sullo schermo. Terza serata. Le cover.

1. Tutti i napoletani hanno cantato in napoletano e tutti gli spettatori hanno pensato: Gli piace vincere facile. Invece hanno vinto gli Stadio. Con La sera dei miracoli di Lucio Dalla. Altre cose da sapere: penalizzate le cover più originali, proprio perché si discostavano troppo dalle versioni tradizionali. Fino a che punto chi ha votato ha guardato all'interpretazione, invece che all'amarcord? Patty Pravo ha celebrato se stessa e i cinquant'anni di carriera cantando Tutt'al più. Fragola è ormai un bersaglio e ha cantato come fosse in apnea. Certi omaggi alle canzoni storiche, sono sembrati piuttosto dispetti o vendette.

2. I nastri arcobaleno, declinati nei modi più diversi: bracciali, pochette da taschino, occhiali nel caso di Garko, sono in nettissimo aumento. E forse non tutti sono disinteressati. Verrebbe da concludere che l'Italia nazionalpopolare sia favorevole alla Cirinnà. È un dato interessante. (Forse Conti non ha fatto tanto bene a svelare il significato dei nastri, ieri, convinto che -dopo il voto- non influisse più sulla scelta del pubblico: non ha pensato o non hanno pensato per lui che c'erano ancora tre serate.)

3. L'autoironia è femmina a Sanremo e anche la comicità: Virginia Raffaele conquista ogni sera il pubblico e i personaggi che imita: Sabrina Ferilli ha postato la sua foto con il commento: Non sapevo di essere a Sanremo; Carla Fracci ha chiesto il suo numero di telefono per ringraziarla e Donatella Versace, un tantinello meno elegante delle altre vittime, ha postato una sua foto circondata dai soliti bei giovani e ha scritto: Virginia, vieni a farmi da controfigura? Sono sempre piena di appuntamenti, potresti aiutarmi! Ma dove erano i miei boys?

4. Momenti di discreta agitazione per via del voto mancato in sala stampa: Miele e Francesco Gabbani sono i primi a esibirsi, ma funziona solo il voto da casa (50%), quello dei giornalisti si inceppa. Lo spettacolo, ovviamente va avanti, ma bisogna rivotare. E il risultato è ribaltato: Miele, che credeva di aver vinto, viene superata da Gabbani. Conti dice che troverà il modo di farla cantare anche oggi, ma si prospetta l'eventualità di doverla ammettere alle finali. Ci sono testate che parlano di indagini della polizia, ma nel testo ridimensionano l'incidente. Come è giusto.

5. Tra gli ospiti spicca Nicole Orlando, la giovane atleta down: ha commosso e fatto sorridere con il suo candore. Completamente a suo agio sul palco, ha spiegato di avere un cromosoma in più. È legittimo pensare che questi inviti siano un filino interessati, ché la lacrima del pubblico rende sempre. Ma davvero non è il caso di dirlo. Al massimo vale la pena di sottolineare la disinvoltura con cui il conduttore passa dalla risata alla commozione.

6. Il caso Garko. Stanno facendo l'impossibile per farlo risalire, ché ormai i commenti sui social lo hanno ridotto a una macchietta. Al dopofestival si sono avvicinati a un risultato decente. Ripeto: avvicinati.

7. Non c'è Sanremo senza un disastro floreale, anche se quest'anno non si sono sentite polemiche. La profusione di bouquet donati alle interpreti è un'altra occasione perduta: sono vistosi, ipercostruiti, complicati. Paradossalmente danno la sensazione di vuoto creativo, di povertà di idee: l'unica vera sfida sarebbe la semplicità.

8. L'eventone in una serata già all'insegna della memoria, seppur nazionalpopolare, è stata la riunione dei Pooh dopo più di quarant'anni. È una cosa che bisogna sapere. Punto. Tutti tanto commossi. Tutti a cantare. Punto.

9. La polemicona: Razzi a Sanremo, in platea, seconda fila. Ignorato da Conti, che ha salutato tutti i suoi vicini, ma ben inquadrato dalle telecamere all'inizio della serata, forse il parlamentare ha temuto di non essere stato notato. Nell'incertezza, si è fatto un video e l'ha twittato. Da quel momento non c'è più stata pace. Divertente, andate a vedere.

10. La pessima figura: Francesco Paolo Salerno, stilista, ignoto ai più probabilmente perché based in Los Angeles (cit.), scrive a Vanity fair per dissociarsi da sé medesimo. L'abito da melanzana di Deborah Iurato è una sua creazione e, con una mail confusissima, il signor Salerno cerca di spiegare che non è stato lui a sbagliare il vestito, ma che si è sbagliata la cantante e che comunque rimangono amici. È un argomento di conversazione marginale a dir poco, quindi utilissimo ai nostri fini: non confessare mai di non aver guardato il Festival. Sullo stilista confuso, è facile che gli interlocutori siano impreparati.

Antonella Viale

[Alla redazione del manualetto, che dovrebbe essere firmato A.A.V.V. hanno collaborato gli amici e amiche di facebook che ogni anno commentano il Festival insieme a me. Appena li avrò tutti, li nominerò.]

Antonella Viale

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