Monesteroli alle Cinque Terre: la scala verso il paradiso

La scala verso Monesteroli

La scala verso Monesteroli © Sante Boschian Pest

A precipizio sul mare tra terrazzamenti e case sparse. Dove i colori sfumano nei ricordi di un passato ancora vicino. Lontano dai turisti con un testimonial speciale

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Mercoledi 20 gennaio 2016

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Il percorso non è per tutti, soprattutto in estate, e i bambini devono essere monitorati. Ci sono alcuni tratti un poco scoperti.

Le Cinque Terre? Uno dei posti più belli al mondo. Però, si sa, sono spesso stracolme di persone, tanti gli asiatici e gli americani, che scorrazzano imperterriti su e giù per i sentieri, fanno razzia nei ristoranti, inondano i vicoli dei paesini. Molti scendono dal treno, prendono la rincorsa, vanno a scattare qualche foto per catturare gli scorci più noti, e risalgono in vettura correndo, per fermarsi alla stazione successiva. Beh, soprattutto nella bella stagione, è un incubo per chi vuole un po' di tranquillità.

Allora? A chi già le conosce bene, consiglierei un itinerario sconosciuto ai più, in zona Tramonti, case sparse affacciate sul mare, terrazzamenti, il mare a precipizio. Il testimonial di questo percorso ad anello che vi sto per raccontare è Luca Natale, originario di questi luoghi appartati. Tra l’altro, è uno dei 'colpevoli' del grande afflusso di turisti alle Cinque Terre. Con la sua équipe, gestisce da anni l’ufficio stampa del Parco e si vede che i ragazzi-e ci sanno fare. Troppo forse.

Ho incontrato Luca molte volte per lavoro, come personaggio pubblico, ma ora lo colgo nel suo ambiente, dove vive la sua parte più nascosta, quella che mostra meno, ma che c'è. È una bella giornata di inizio dicembre. Comincia a raccontarci quando veniva qui da piccolo, in compagnia dei nonni materni, che lavoravano la campagna. Avevano casa a Monesteroli, un nucleo abitato a picco sul mare, raggiungibile solo a piedi o in barca. Più che una casa era un piccolo rifugio, ricavato tra i terrazzamenti. Il nonno aveva un nome improponibile, ma bellissimo: Nirdo. «Ci ha insegnato il rispetto e l'amore per il territorio, senza mai darci l'impressione di farlo, a camminare sui sentieri stretti, a rispettare il lavoro nei campi e i valori dell'amicizia – racconta Luca con una voce che non gli ho mai sentito - Mireno, Ettore, Giulio, Baciò, Emore, Fernà, Amato e Vitale, gli amici dei nonni erano anche i miei. Li ricordo ancora tutti, così come i loro terreni e le loro case. Spesso aiutavano in campagna chi era in difficoltà o aveva problemi di salute. La sera, nel buio, scrutavo incantato i segnali di luce tra una costa e l'altra».

E mima come camminavano le donne su questi sentieri impervi, per mantenere l'equilibrio, con la cesta sulla testa, un piede dopo l'altro, come se stessero procedendo su una fune.

Luca non è mai stanco dei colori intensi, dei rumori rarefatti, degli odori, dei profumi, ma anche di una certa puzza, che però sente solo lui. La bellezza del panorama, oggi diverso da ieri, è sempre un incanto. Un luogo fuori dal mondo, che custodisce dentro: «Devo per questo ringraziare i miei genitori –racconta - Spero di riuscire a fare altrettanto con i miei figli. Io, con Silvia e i bimbi, appena posso, vengo qui». Si muove a suo agio, raccoglie fiori ed erbe e ne racconta qualità e utilizzo.

Quando appare, la scala che porta a Monesteroli, è davvero un'emozione: 1000 scalini che scendono in paradiso, fino a un gruppo di case aggrappate al crinale. La distanza dalla strada carrozzabile non permette di portarsi dietro il superfluo e nemmeno il brusio del mondo. A Monesteroli ci arriva solo chi lo ama veramente, qui il tempo lo scandisci tu. «Quando ci venivo da piccolo gli amici di Spezia si stupivano, loro preferivano la città o le spiagge del golfo – ricorda Luca - Allora non esistevano neanche i cellulari. Nelle scarne casette proliferavano oggetti in disuso portati da Biassa, il borgo da cui provengo. C'erano ancora i bombaroli, che pescavano con la dinamite, una cosa impensabile oggi. E i sentieri erano mantenuti perfettamente».

Luca con Simone, l'amico del cuore, più prestante e campione di nuoto, si immergevano in apnea a caccia di pesci Luca scovava i polpi, attaccati agli scogli, i muscoli favoli, i granchi e gli arnotoi (lumachine di mare). Che finivano tutti nel sugo. Simone si immergeva di più e portava a casa ogni bendidio. Come prova di coraggio, si immergevano in una polla di acqua dolce gelata, con sfumature verdi. Sgorga ancora da una galleria scavata nella roccia che arriva fino a Spezia. E poi, i primi topless: «Eravamo davvero incuriositi da quelle ragazze che si assestavano al sole con le tette al vento».

Proprio vicino alla magica scala che porta al villaggio di Monesteroli mi colpisce un perfetto esempio di Liguritudine, il motore di una vecchia vespa, riciclato, insieme al manubrio. Serviva per mettere in movimento una teleferica, che un tempo portava i carichi su e giù. Ecco, questo amo dei liguri, la capacità che hanno avuto per secoli di riciclare, di non buttare via niente, fosse anche un alito di vento, un respiro, una risata.

Sul percorso anche molte querce da sughero, Luca ce le fa notare, sono le uniche in tutto il Nord Italia, si trovano anche in Sardegna, sulla stessa longitudine. Ecco che sbuca sul sentiero Gigi, un cremonese che si è innamorato di Fossola e ha rimesso in piedi una casa. Organizza gruppi per il ripristino dei sentieri e concerti di musica jazz, è un vulcano. Spesso scende fino alla costa, si butta in mare, poi a nuoto raggiunge Monesteroli e torna a Fossola salendo per la scala grande. Ci fa vedere un suo lavoro in ferro battuto che ha appeso oggi a un muretto a secco. Dopo tante diffidenze da parte dei locali, ora finalmente i furesti – quelli che dimostrano vero amore per questo territorio così delicato - sono ben accetti.

È scesa la sera, siamo a cena alla Locanda del Gallese di Biassa, il paese sopra Spezia dov'è cresciuto Luca. Perché per finire una giornata così ci vogliono i panigacci - il tipico pane rotondo della Lunigiana - appena usciti dal forno a legna, farciti con la gorgonzola o il sugo di funghi.

La bellezza salverà il mondo, scriveva Dostoevskij. Dopo una giornata così, come dargli torto?

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Ecco l'itinerario ad anello che abbiamo fatto.

Per arrivare sul percorso: da Spezia si prende la strada per Riomaggiore e dopo la prima galleria si svolta a sinistra. Si può parcheggiare lì oppure si arriva a Tramonti, località Fossola.

Dalla Fossola - dalla caserma della forestale e dal centro visita della Cantina Sociale - si percorre il primo strato di strada interpoderale e poi si seguono le indicazioni per Monesteroli. Attenzione, il percorso non è per tutti, soprattutto in estate, e i bambini devono essere esperti. Ci sono alcuni tratti un poco scoperti.

Si parte da Fossola (località Casotti), seguendo il sentiero numero 535 e si scende fino alla Chiesa degli Angeli Custodi. Poi si percorre il canale del Toeto e la Lama per arrivare, in 40 minuti, sulla costa di Monesteroli, fino alla scala grande, che precipita verso il mare e porta al villaggio. Si può tornare passando dalla fontana di Nozzano (sempre sentiero numero 535). Poi si prende il 504, si risale un sughereto, si giunge a Veo, passando davanti al Menir do Diavo. Si prosegue fino a Sant'Antonio, punto d'incontro dei sentieri per Biassa, Campiglia, Portovenere e Tramonti. Da lì si scende fino a Bùti e Fossola (sentiero numero 534) per andare a riprendere l'auto. La segnaletica, direi, è tra le migliori che si possano trovare in Italia.

Laura Guglielmi

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