Non si può non applaudire la performance di
Alessandro Haber che, dà corpo, volto, voce e movenze a Charles Bukowski (nella foto), vista sabato 18 gennaio al Modena e poi in tour nel Ponente ligure e oltre.
La regia è di
Giorgio Gallione e le musiche di
Giuseppe Fulcheri (presente in platea) e del
Velotti-Battisti Jazz Ensemble, che le esegue in scena.
Impegnativo, certo, il perentorio sottotitolo "confessione di un genio", che, forse, non raccoglie l'unanimità, ma che, per i fan che strariempiono il teatro, corrisponde alla pura verità.
L'interpretazione, in cui Haber mette molta del suo, è a 360°, cantante, interprete flessibile, fine dicitore se serve.
Si presenta "en travesti" e di schiena, con lunghissima parrucca bionda, guanti di raso fino all'avambraccio, imbarazzante miniabito nero.
Segue una sorta di controfigura di "strip" e poi il "rivestimento" da Bukowski.
L'ambiente è quello di una casa disfatta e in disfacimento, par di sentire l'aria intrisa dell'alito schifoso, dei sapori di sigari e whisky rigorosamente cattivi.
Qua e là sono disseminate statue in ceramica degli amati gatti, la cui inconfondibile sagoma è proiettata sullo sfondo. Accanto ad un paio di poltrone sfondate il perno scenico è un tipico frigo americano con gli altrettanto tipici magneti attaccati sulla porta.
Per un'ora e mezza si delinea soprattutto il Bukowski poeta, ma che, insomma..., dimostra tutta la sua forza creativa e nel contempo la sua fragilità, la sfrontatezza e gli sberleffi che confinano con la disperazione. Ha bisogno di una donna perbene (come di Mozart, della macchina da scrivere e dell'automobile), ma incontra e viene cercato solo da puttane ed ex battone, che vede, comunque, con simpatia.
In tempi in cui le prostitute sembrano essere diventate il pericolo pubblico numero uno, da redimere a tutti i costi e/o da nascondere alla vista delle persone perbene, a qualcuno fischieranno le orecchie e pone qualche interrogativo, "a destra e a manca".
"Non lasciare mai la birra" è praticamente un imperativo di vita, certo molto più del ritornello di una delle canzone più riuscite.
Ma sotto sotto quel che viene prepotentemente fuori è la voglia, il piacere, la lotta per lo SCRIVERE, che hanno accompagnato la vita di Bukowski, tutta condotta ai limiti, se non oltre. Tuttavia, giunto quasi alla fine del suo percorso terreno, riesce a lanciare il suo grido d'amore alla moglie, quel "ti amo" che aveva avuto sempre paura di dire.
Haber, invece, travolto dagli applausi calorosissimi e da una torta di compleanno, portata sul palco a sorpresa, esprime tutto il suo entusiasmo per lo spettacolo e per il pubblico genovese.
Giovanni Villani
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