Massimiliano Morettini è il giovane
presidente regionale dell'Arci. Nel luglio del 2001 è stato portavoce del
Genoa Social Forum e oggi continua, a modo suo, a fare politica. È anche entrato a far parte del
consiglio comunale. Siamo andati a conoscerlo per scoprire un altro pezzo della Genova giovane che riempie le strade, che si impegna, che c'è.
Poco più che trentenne Massimiliano è un uomo simpatico e disponibile, parla con calma e sorride.
Quali sono le principali iniziative che l'Arci sta portando avanti in Liguria?
Da dopo il G8 continuiamo il lavoro sui temi della globalizzazione. Dal luglio del 2001 l'associazione ha ricevuto una bella scossa, si è rivitalizzata. E oggi, in Liguria, ci sono 4000 circoli e 75000 persone che girano con il tesserino nel portafogli. Stiamo portando avanti progetti legati all'immigrazione, con lo sportello dell'orientamento, l'ambulatorio e altre iniziative come quelle legate alla cooperazione internazionale. L'Arci partecipa anche agli interventi di
Action for peace, l'associazione per la pace che opera un po' in tutto il mondo.
Come ti ha cambiato l'esperienza del G8 e quella di portavoce del Genoa Social Forum durante l'estate del 2001?
Devo molto a quell'esperienza, pur nella tragicità dei fatti, in quel periodo ho imparato molto. È stato un momento in cui si è affermato un nuovo modo di lavorare che si è ormai consolidato, basta pensare all'esperienza del Forum Sociale Europeo a Firenze. Si è trattato di un movimento, quello detto no-global, che ha dato un forte scossone alla società civile spingendo la gente a impegnarsi più concretamente.
E oggi a che punto è il Genoa Social Forum?
Va a ondate. Firenze, per esempio, è stata una bellissima esperienza, sia per la qualità dell'evento, che per l'immagine positiva del movimento che è rimbalzata sui media. A livello locale bisognerebbe mettere in atto iniziative e progetti. Ma oggi è molto difficile farlo, soprattutto perché è complicato raggiungere una sintesi di intenzioni. Certo è che sulle questioni complesse, come quelle legate ai fatti delle giornate genovesi, nessuno si è sganciato. Il Genoa Social Forum è unito.
E come ti trovi dentro il consiglio comunale?
Per ora bene. L'Arci non è un'entità rivoluzionaria, e non trovo che sia un limite. Chi sta dentro l'Arci ha delle prospettive etiche che si conciliano con robuste dosi di realismo. Penso che a molti faccia comodo pensare al movimento come estremista, sarebbe facile liquidarlo in questo modo, ma non è così.
E poi trovo interessante stare in un luogo appartenendo ad altri mondi indipendenti. È positivo che in qualche modo il movimento operi anche all'interno delle istituzioni.
Cosa ne pensi della guerra annunciata e sempre più imminente all'Iraq?
Anche se Saddam fosse realmente in possesso di qualche testata nucleare questo non giustifica l'attacco che si sta preparando da mesi .
Gli ispettori Onu hanno gli strumenti per eliminare il pericolo senza mettere in mezzo le bombe. L'obiettivo vero è un altro, e non si tratta nemmeno di petrolio, perché anche in questo caso gli U.S.A. hanno i mezzi economici e finanziari per arginare il problema. L'obiettivo di questa guerra è rendere il più possibile stabile l'area mediorientale con un governo compiacente all'Occidente. Così è successo in Afghanistan, così succederà in Iran.
Che momento sta vivendo Genova dal punto di vista sociale, economico e politico?
Genova è in trasformazione. Dal punto di vista economico è un momento difficile, come lo è per il resto d'Italia. Basta pensare alla drammatica situazione della Marconi, all'Elsag, ai cantieri navali... Ma la città complessivamente tiene.
E poi c'è una grossa novità: i giovani si stanno riprendendo la città dopo tanti anni di latitanza. La movida del centro storico, per esempio, è un fatto culturale da non sottovalutare. I giovani sono di nuovo disposti a uscire, a crearsi delle opportunità. E questo si vede anche all'interno dell'associazione: negli ultimi quattro o cinque ci siamo fatti un'assicurazione sul futuro, e da circolo dopolavoristico siamo diventati un punto di riferimento anche per le generazioni under trenta.
È passato da poco Natale, se dovessi fare un regalo a chi leggerà questa intervista su cosa ti butteresti?
A Natale ho regalato dieci copie di
Guerra all'Iraq di William Rivers Pitt. Un libro intervista a Scott Ritter edito da
Fazi Editore. L'intervistato è un ex-marine, ex membro della C.I.A., nonché veterano della Guerra del Golfo. Poi, negli ultimi anni della sua carriera, Ritter ha passato sette anni in Iraq a supervisionare lo smantellamento del sistema bellico nucleare, chimico e biologico iracheno. È molto interessante per capire che cosa succedendo. Te lo consiglio.