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È letteratura ciò che luccica?

 
Editor ed editoria a confronto a Fuori Pagina. Un'intervista collettiva con chi decide cosa finisce sui banchi delle librerie
 
   

     
14 novembre 2002
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di
Daniela
Carucci
   
Un'altra sfida a Fuori Pagina per l'incontro che si è svolto giovedì 14 novembre nell'Auditorium della Fondazione Carige, organizzatrice della rassegna su narrativa e poesia. La letteratura è ciò che si pubblica? Per rispondere a questo arduo quesito si sono incontrati Benedetta Centovalli editor della Rizzoli e direttrice della collana Sintonie, Daniela De Rosa editor della Guanda, Ernesto Franco direttore editoriale dell'Einaudi, e Oliviero Ponte di Pino direttore letterario della Garzanti. Domande e risposte, interventi e riflessioni, coordinate con tono ironico e leggero da Sergio Buonadonna, giornalista del Secolo XIX.

E si scoprono tante cose a sentire parlare chi vive ogni giorno a contatto con il mondo dell'editoria, con chi decide cos'è adatto a essere inghiottito dal mercato e cosa no. Intanto per cominciare si scopre chi è l'editor, questa figura che tutti immaginiamo sommersa quotidianamente da fogli che mai nessuno leggerà, e che alla feste è abituato a glissare su altri argomenti quando qualcuno gli rivolge la fatidica domanda «ma tu cosa fai nella vita?». Per evitare l'assalto dei tantissimi aspiranti autori che popolano la nostra Italia. «Qualcuno ha detto che l'editing è come il petting», esordisce Buonadonna, «lo si esercita ma non lo si racconta».

E gli editor rispondono. Intanto lo scrittore che aspira alla pubblicazione può mettersi il cuore in pace, se una casa editrice rifiuta il suo libro non è perché non è un capolavoro, ma perché non è in linea con la linea editoriale, «gli editori seguono un programma, hanno un progetto da seguire», spiega De Rosa. E c'è chi controbatte, «oggi mi sento ottimista, e dico che un buon libro deve essere per forza pubblicato», racconta Centovalli, «anche se è vero che non tutto quello che finisce in libreria è letteratura».

Ma perché fare questo mestiere allora, se non sempre si pubblica quello che si vorrebbe, se ci si compromette con linee di pubblicazione e mercato? «Ci sono dei libri che ti cambiano la testa», interviene Franco «è per cercare quei libri, e per darli alla gente, che vale la pena fare questo mestiere». E poi cita Kafka, «cos'è un libro? Un libro è quell'ascia che spezza il mare di ghiaccio che sta dentro di noi», e sorride.

E un'altra domanda entra nella conversazione, com'è possibile in un paese in cui i lettori scarseggiano che l'operazione Biblioteca di Repubblica, con i suoi cinquanta romanzi, riesca a vendere seicentomila libri in un mese? «È fondamentale togliere alla letteratura quell'aura di sacralità che la circonda, così come è importante portarla fuori dalle librerie», spiega Oliviero Ponte di Pino, «a Milano ci siamo inventati il jukebox letterario. Abbiamo distribuito libretti scritti da giovani scrittori nei sotterranei della metropolitana. Libri tascabili da leggere al volo. L'iniziativa ha avuto un certo successo. Offrire letteratura in maniera più libera è stata una buona idea».

Libri liberi, a portata di lettore, come quelli sparsi per le strade del mondo con il book crossing E quando si inizia a parlare di editoria e industria, la discussione si accende anche con il pubblico. «L'industria dell'editoria pubblica ogni anno centinaia di libri nuovi, dei prototipi. Nessun industriale si sognerebbe di prenderci come esempio. E poi, se si pensa che il libraio può rendere gli invenduti, è chiaro che il mondo dell'editoria è piuttosto distante dalle logiche aziendali».

(Nella foto in alto da sinistra: Oliviero Ponte di Pino, Daniela De Rosa, Sergio Buonadonna, Benedetta Centovalli, Ernesto Franco)

Per conoscere il programma dei prossimi appuntamenti di Fuori Pagina consulta il sito www.fuoripagina.it
 
 
 
 
 
 
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