Mario Luzi è uno dei più importanti poeti e intellettuali italiani dell'ultimo secolo. Considerato uno dei fondatori dell'ermetismo, è stato più volte candidato al Premio Nobel. Luzi è intervenendo al convegno
Fuori Pagina organizzato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Genova e Imperia giovedì 7 novembre, al Palazzo della Borsa. Per rispondere alla domanda
La poesia interpreta il mondo?, Luzi ha parlato della centralità dell'esperienza nel processo creativo (leggi
******<lcont="il racconto dell'incontro">******).
Professor Luzi, in che modo l'esperienza di cui lei parla può essere tramandata?
«L'esperienza non è qualcosa che si dà a nessuno. Semplicemente entra nel mondo, si inserisce nel quotidiano, si accumula. Poi sta a chi deve fare tesoro di quell'esperienza saperne trarre dei benefici. È necessaria, di tutti, ma non è una cosa che si può insegnare».
Secondo lei questo sta già succedendo?
C'è un'assurdità di fondo, una grande indifferenza, oggi. Forse nei giovani un po' meno che negli intellettuali di mezza età. I giovani oggi sono più attenti, più attivi».
Lei che è fiorentino, come giudica la scelta di svolgere il Social Forum nella sua città?
«Quando mi è stato chiesto, ho sempre risposto che ero favorevole. Giudico molto positivo che si sia scelta Firenze perché è una decisione significativa: in discussione c'è l'umanesimo intero. Si parla della crisi della centralità dell'uomo. Scegliere Firenze significa riconoscere che è una città simbolo dell'umanesimo».
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