Niccolò Ammaniti è sicuramente lo scrittore italiano più cinematografico degli ultimi anni. Praticamente tutti i suoi libri sono diventati o stanno per diventare dei film. In definitiva, è la persona più adatta a intervenire in un dibattito del rapporto tra cinema e letteratura. Lo ha fatto, invitato dalla Fondazione Carige, domenica 10 novembre a
Fuori Pagina, nel corso della conversazione con
Gabriele Salvatores e
Piera Detassis (leggi
il racconto dell'incontro).
Ammaniti, cosa rappresenta per uno scrittore sapere che un suo libro diventerà un film? È un riconoscimento ulteriore rispetto a quello di lettori e critica?
Innanzitutto è un bel riconoscimento economico, un'entrata laterale non prevista. I libri secondo me sono un po' come dei pavoni: tu li scrivi, poi a un certo punto aprono la coda e prendono delle direzioni inaspettate. Generalmente è il cinema, ma mi è capitato anche che dei miei testi fossero portati a teatro o trasformati in fumetto.
Per la trasposizione di Io non ho paura ti sei cimentato nelle vesti di sceneggiatore. Come ti sei trovato? È un tipo di scrittura diverso?
Mi sono trovato molto bene. Sento che sono due tipi di scrittura che mi piacciono. È diverso l'approccio: per scrivere una sceneggiatura devi rapportarti con persone diverse. Lo scrittore fa un lavoro solitario e in libertà assoluta. Certo, se scrivessi una storia solo in forma di sceneggiatura, perderebbe qualcosa.
Come si rapporta lo scrittore con il regista al quale decide di consegnare il suo libro?
Deve esserci il massimo distacco. Si deve entrare nell'ottica che è un altro prodotto, fatto da un'altra mente. Bisogna lasciare andare le storia. Se no cominci a pensare che tu lo avresti fatto diversamente ed è finita.
Genova nel 2004 sarà Capitale Europea della Cultura. Tu che iniziativa proporresti?
Io farei un lavoro di recupero dei film scomparsi. Quelli che non si sono visti, scomparsi di fronte ai muri produttivi. Così la gente avrebbe la possibilità di vedere qualcosa di diverso.
Qual è il tuo rapporto con il web?
È un rapporto assolutamente nevrotico. Devo staccare il modem, portarlo da un'altra parte, nasconderlo, perché se non sto tutto il giorno attaccato a Internet e non scrivo più.