In principio era l'elzeviro. Si apre con una rievocazione dei tempi mitici della Terza Pagina la tavola rotonda
La comunità letteraria, la trasmissione della cultura, il lavoro del critico che chiude il convegno
Fuori Pagina organizzato dalla Fondazione Carige al Palazzo della Borsa. Ad animare il dibattito sono chiamati i responsabili delle pagine culturali di alcuni dei più importanti quotidiani nazionali:
Francesco Cevasco del Corriere della Sera,
Paolo Mauri (a destra nella foto) de La Repubblica,
Nico Orengo del settimanale Tutto Libri Tempo Libero,
Roberto Righetto di Avvenire e
Caterina Soffici (a sinistra nella foto) de Il Giornale. Nelle vesti di coordinatore,
Pietro Cheli (al centro nella foto), del Diario della settimana.
Caterina Soffici è chiamata subito al difficile compito di dare definizione della cultura, «dove si può mettere dentro un po' di tutto, anche cose d'evasione che permettano delle riflessioni». Mauri pone l'accento sulla centralità della cultura nel giornale: una centralità non solo fisica (il paginone centrale de La Repubblica di Scalfari), ma anche concettuale. Cevasco azzarda il paragone tra il giornalista culturale e il cronista sportivo: «si mettono entrambi di fronte a un evento (una partita-un libro) e si prendono la responsabilità di raccontarlo, danno informazioni perché l'evento sia appetito e possa essere affrontato dal lettore». Righetto prima vanta la qualità delle pagine culturali italiane («Le Monde mi annoia»), poi ammonisce a fuggire il rischio di una logica sensazionalistica: «bisogna trasmettere l'idea che la cultura sia di per sé importante». Orengo fornisce un'efficace definizione di cultura come «riflessione su un gesto che continua e si ripete nel tempo», per cui sulle pagine di TTL si può parlare di un libro come di un vino o di un film, «di tutte le cose che viviamo ogni giorno». Si apre poi una digressione sul revisionismo storico, argomento che non manca di fornire occasioni di dibattito e polemiche sulle pagine culturali. Mauri strappa l'applauso più convinto quando dichiara «mi allarmo quando sento parlare di certe cose, anche per il solo gusto di polemica. È vero che vivacizzano il dibattito, ma attenzione a quali idee si veicolano». Soffici minimizza, sostiene si tratti di una categoria puramente giornalistica, un espediente per creare interesse nel lettore. Lettore che, rassicura Mauri, è preparato, non si lascia imbonire da ciarlatani negazionisti. «Si è creato un rapporto di complicità con il lettore: c'è un rapporto di fiducia, per cui pretende dal quotidiano quello che pretenderebbe da sé».
Quando la discussione scivola sull'operazione che Corriere e Repubblica hanno portato avanti allegando dei romanzi ai quotidiani, si registra la soddisfazione di Mauri (Cevasco ammette «siamo andati a rimorchio. L'operazione del Corriere ha avuto un risvolto commerciale e di concorrenza») per vendite di oltre venti milioni di copie in dieci mesi. Considerando che le vendite di libri in Italia si attestano solitamente sui diciotto milioni di copie, emerge la perplessità che queste iniziative blocchino in realtà le vendite in libreria, tolgano spazio sui quotidiani interessati ad articoli su altri argomenti e via argomentando. Ma Cevasco assicura che i lettori apprezzano di trovare sulle pagine del quotidiano una spiegazione del romanzo che andranno a comprare e Mauri obietta che se gli editori non fossero soddisfatti dell'operazione potrebbero sempre riservarsi di non concedere i diritti per la pubblicazione delle opere.
Se il passato è nell'elzeviro e il presente si dibatte tra revisionismo e gadget libreschi, il futuro è nella contrapposizione con le nuove tecnologie. Contrapposte visioni: Righetto è pessimista: «temo che le pagine culturali tendano a diminuire. La lettura rischia di diventare un fenomeno di nicchia»; Soffici è decisamente meno catastrofica: «il moltiplicarsi dei media», spiega «penalizza i quotidiani per quanto riguarda l'informazione, che si può trovare più velocemente su internet. Ma si sentirà sempre il bisogno di approfondire, e allora si valorizzerà il ruolo della pagina culturale».
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foto di giacomo.revelli e simone.ortolani)