"Trasformare Genova in una platonica Repubblica delle Lettere". Questo, tra il serio e il faceto, l'obiettivo di
Vincenzo Lorenzelli, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, che giovedì 7 ottobre darà il via al convegno
Fuori Pagina, al Palazzo della Borsa.
Presidente Lorenzelli, Fuori Pagina mette poesia e romanzo in discussione: c'è ancora spazio per queste forme espressive classiche in un'epoca sempre più improntata alla tecnologia?
Non è un segreto che ci sia chi vede l'arretramento della cultura scritta rispetto a quella dell'immagine. Ma io ricordo quando si diceva che i calcolatori avrebbero soppiantato il sapere umanistico: invece il libro è uno di quei prodotti che si è avvalso dei vantaggi della tecnica, diminuendo nel prezzo e diventando accessibile a tutti.
Tutto sommato noi non abbiamo fatto niente di originale: volevamo solo mettere in evidenza che le muse sono ancora perfettamente attuali. Perché la poesia e la letteratura non sono una costruzione dell'uomo, ma sono parte integrante del suo essere.
Lei è un chimico: un tecnico che si erge a difesa della letteratura?
Diciamo che mi dipingono come un tecnico umanista. Trovo che nell'uomo debbano necessariamente trovare una sintesi l'approccio razionale alla realtà e quello emozionale, una visione cartesiana non è più possibile.
Fuori Pagina rientra in un progetto complessivo che intende indagare il ruolo della cultura tradizionale nel prossimo futuro. Lo scorso anno Fuori Scena ha proposto una riflessione sul teatro. Nei prossimi anni toccherà a musica e arte. Qual è un primo bilancio e quali sono le aspettative?
Non siamo noi che possiamo fare dei bilanci, ma dobbiamo lasciarlo alla collettività. I teatri ci hanno detto che quest'anno c'è stato un incremento di pubblico, soprattutto c'è stato un maggior interesse da parte dei giovani. Questo per noi è un bel segnale di successo. Lo scorso anno abbiamo portato il teatro per strada, perché potesse raggiungere tutti: la cultura infatti non è qualcosa di naturale, è una scoperta. Se uno non è abituato ad andare a teatro, non comincerà a farlo se non glielo si fa scoprire.
Per questo quest'anno porteremo i dibattiti in tanti posti diversi, e soprattutto nelle scuole, perché per noi questa iniziativa avrà avuto successo se sapremo che sono aumentate le vendite nelle librerie e se i libri che distribuiremo nelle classi superiori saranno recepiti positivamente. Altrimenti si rischia di scadere nella convegnistica autocelebrativa e di buttare via dei soldi.
Il futuro a Genova è anche, o soprattutto, il 2004. La Fondazione finanzierà il recupero del museo e dei parchi di Nervi e sarà sponsor unico della mostra di Rubens. Quali sono le vostre aspettative per questo avvenimento così importante?
Quello che ci interessa è che non si tratti solo di un recupero della memoria di Genova, ma che sia una vera promozione. Il vero bilancio sociale si tirerà solo dopo il 2004, quando si potrà capire se tutto questo coinvolgimento è servito a incentivare e a promuovere la cultura della città o se si è trattato di un'operazione effimera. Ma io sono ottimista.
Per il programma del convegno e degli eventi collegati consulta
www.fuoripagina.it