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Noi italiani siamo abituati male. Viviamo in uno dei più bei paesi al mondo e quando si tratta di scegliere un obiettivo degno di un viaggio i nomi sono sempre quelli: la supermegacapitale (NY, Parigi, Londra), il paradiso tropicale o la regione esotica. Cioè giustamente i posti che in Italia non esistono.
E allora mentelocale, oggi eccezionalmente in veste di dispensatore di dritte extra-genovesi, vi suggerisce un obiettivo vicino, a portata di auto o moto, per chi ha ancora una settimana di ferie e non sa che pesci pigliare: la Baviera.
Non saprei come descrivere questa regione in poche righe. Prendete qualche milione di contadini con la mania dell'ordine e ricopriteli d'oro: il risultato sarà più o meno simile alla Baviera. Tutti gli stereotipi sui tedeschi in lederhose (i celebri bermuda di cuoio con le bretelle) che tracannano birra, crauti e wurstel vengono da qui e hanno il loro fondo di verità. La perfezione con cui sono tenute case e strade è stupefacente e il benessere è visibile in ogni angolo.
Scordatevi però la freddezza tipica dei tedeschi: Monaco sta a Colonia e Amburgo come Napoli sta a Milano e Torino. Anche lo stile di guida ricorda quello partenopeo, cilindrate e marche delle auto a parte.
La bellezza del paesaggio è invece tutta tedesca: un incrocio fra il Trentino e l'Irlanda. Grandi orizzonti di colline dolcissime, abeti e prati a perdita d'occhio. Non sforzate troppo la fantasia, in Italia non esiste un tipo di paesaggio simile.
Ogni villaggio ha la sua casetta a graticcio, la birreria e soprattutto una chiesa: bianca, con la guglia del campanile verde e a forma di cipolla, ago o altro. Già, le chiese. Qui casca l'asino. Perché in Italia delle chiese così, semplicemente, non le abbiamo. E dire che ci vantiamo di avere il più grosso patrimonio artistico, di essere i più fighi eccetera. E invece.
Il prezioso tesoro bavarese è formato da cinque-sei complessi ecclesiastici decorati con una certa unitarietà alla metà del Settecento. Anche se il percorso che li unisce si chiama Barockstrasse, strada barocca, lo stile che li contraddistingue è il Rococò, stile di cui non saprei portarvi esempi, dato che a Genova non lo abbiamo. Immaginatevi la ricchezza decorativa del barocco ma spogliata di tutta la pesantezza tipica di certe nostre chiese (il Gesù, l'Annunziata): il rococò fa della leggerezza, dei giochi di luce e dell'ironia i propri caratteri fondanti.
Il bianco prende il posto dell'oro, la luce investe l'interno copiosissima e gli stucchi hanno andamenti illogici, liberissimi. Perché il protagonista indiscusso è proprio lo stucco, col suo carattere anarchico, in grado anche di sfidare le leggi di gravità. Non troverete un pezzo di marmo o pietra a pagarlo: ogni minimo dettaglio è fatto a stucco, colorato nelle gradazioni più strambe, soprattutto nei toni pastello del rosa, giallo e verde.
La qualità stessa della decorazione è molto alta, e dire che di questi artisti nessuno sa nulla, a meno che non abbiate sentito parlare di un certo Feuchtmayr. Eppure seduto accanto a Bernini non sfigurerebbe. Altrettanto si può dire dei frescanti e degli architetti.
Ma soprattutto la bellezza di queste chiese sta nel fatto che sono, appunto, belle. Non richiedono studi specifici per farsi apprezzare, sono in grado di emozionare chiunque: e questa è una dote rara nell'arte dei secoli scorsi.
Fuori i nomi, a questo punto. Segnatevi Ottobeuren, Zwiefalten, Steinhausen, Wies e Vierzenheiligen. Le strade sono ottime, anche e soprattutto le statali: i campeggi puliti e con costi nella norma (dai 5 ai 7 € a notte). Da mangiare assolutamente: wurstel, crauti, possibilmente il leberkase e i diecimila tipi di pane tedeschi. Per quanto riguarda le birre, buttatevi senza tentennamenti sulle weizen, che qui ve le scordate. Per orientarvi è sufficiente la guida Touring della Germania e una cartina Michelin. Occhio che già da sabato pomeriggio ogni negozio di alimentari (supermercati compresi) è chiuso!
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