Cent'anni di Marguerite Duras. Tra ombre e luci del cinema

Jane March in L'amante, trasposizione cinematografica dell'omonimo romanzo autobiografico di Marguerite Duras

Jane March in L'amante, trasposizione cinematografica dell'omonimo romanzo autobiografico di Marguerite Duras

Il successo con L'amante, l'arte e la letteratura. Una pubblicazione speciale ricorda l'intellettuale francese. «Gli scrittori hanno assenza totale di vita personale»

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Martedi 15 aprile 2014

Lo scorso 4 aprile si sono festeggiati i cento anni dalla nascita della grande intellettuale francese Marguerite Duras (Saigon 1914 – Parigi 1996). Per l'occasione, la Del Vecchio editore le ha dedicato una speciale: “memoria centenario” con la pubblicazione, tanto in digitale quanto in cartaceo, di La minaccia della luce e La ragazza del cinema, con l’introduzione di Sandra Petrignani (traduzione: Angelo Molica Franco), che raccoglie due racconti brevi con struttura cinematografica, Agatha e Il camion da cui Marguerite Duras girò due originali lungometraggi.

La minaccia della luce è il titolo italiano di una lunga intervista - che completa idealmente la lettura de La ragazza del cinema - rilasciata da Marguerite Duras all’amica e giornalista Michelle Porte, dopo la proiezione privata di Il camion: un lungometraggio che mostrava una stanza chiusa con una scrittrice (Marguerite Duras) che leggeva a un attore (Gerard Depardieu) la sceneggiatura del suo prossimo film.
Una storia di “amor fou”, di una donna “morta d’amore” che, raccolta da un camion mentre faceva l’autostop, parla incessantemente al conducente che non la ascolta. La donna non si vede, il camion compare di tanto in tanto in qualche inquadratura, mentre alcune voci fuori campo suggeriscono che la donna stia parlando con il camionista.

La stanza di Il camion era protetta dalla luce del giorno dalle tende tirate.
Nell'intervista, Michelle Porte fa emergere Marguerite Duras, la sua vita, l’amore per la letteratura, la passione, la politica, il fare cinema. Dal teatro ai romanzi, dai romanzi al cinema. Fa scoprire la vera storia della relazione di un autore con tutta la sua opera, dall’inizio alla fine, riscoprendosi e adattandosi sempre, senza accettare limiti, pur di andare oltre.

Michelle Porte scava nelle ombre tanto care alla Duras, con l’esperienza di una scrittura al limite della follia, che sembrano sovrapporsi e fondersi in Il camion.
«Ho l’impressione che sia io che voi, siamo come minacciati da quella stessa luce di cui hanno paura loro: il terrore che un raggio di sole, d’un tratto, violi la cabina del camion, la camera oscura, capite…» ( Marguerite Duras).

Scartata l’idea di affidare il personaggio a un’attrice, fu lei Marguerite Duras a leggere insieme a Depardieu, e il film fu narrato. Fu una grande rottura voluta dalla Duras sia nel cinema che nella sua creazione poetica. Si donò fino in fondo alla parola scritta. Cosa che emerge anche da questa sua dichiarazione: «Gli scrittori sono in un’assenza totale di vita personale, non conosco nessun altro che abbia una vita personale minore della mia». Ma, nel suo caso, l’assenza di vita personale, si trasformò in un atout che contribuì a far esplodere il suo talento, la sua grande capacità di sbalordire.

Una personalità dirompente, fuori dal comune, una donna eccezionale Marguerite Duras. E anche a me piace commemorarla ricordando l’indimenticabile film di Jean Jaques Annaud, L’amante, del 1992 che narra, come il romanzo, la proibita ma intensa relazione erotica tra una francese quindicenne “la ragazza” e il “cinese” un ricco trentenne cinese ha per scenario le favolose immagini della foce del fiume Mekong e le strade di Saigon, dell'Indocina francese degli anni Trenta. Ma il rapporto alla fine sarà irrimediabilmente compromesso dal matrimonio combinato dalla famiglia del cinese e dalla partenza della ragazza per la Francia.

Lei stava appoggiata al parapetto. Come sul traghetto, la prima volta, sapeva che la stava guardando. Anche lei lo guardava, non lo vedeva più ma continuava a guardare verso la forma dell'automobile nera. E poi alla fine non l'aveva più vista. Era sparito il porto e poi la terra. (p.118)” (Marguerite Duras)

Ma tanti anni dopo il cinese verrà in Francia con la moglie, telefonerà alla ragazza ormai scrittrice e donna famosa:

Ma poi glielo aveva detto. Le aveva detto che era come prima, che l'amava ancora, che non avrebbe potuto mai smettere d'amarla, che l'avrebbe amata fino alla morte. (p.123)” (Marguerite Duras).

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Marguerite Duras, nata in Indocina nel 1914, è una delle più grandi intellettuali francesi del Novecento. Oltre che romanziera è stata regista e sceneggiatrice, e nelle sue opere ritrae con esattezza e passione l’infinito universo dei tipi umani. In tutti i suoi testi riecheggia la commistione di nostalgia e coraggio che la accompagnò per tutta la vita, dall’infanzia esotica, nei numerosi spostamenti, senza dimenticare l’esperienza intensa e dolorosa della guerra di resistenza, ma neanche la partecipazione alle contestazioni studentesche.

Tra le sue opere, la più famosa rimane probabilmente il romanzo L’amante, dai tratti autobiografici, che le vale il Premio Goncourt. Dopo le riprese del film tratto da quest’opera, però, la Duras pubblica un altro romanzo intitolato L’amante della Cina del Nord, nel quale rielabora l’intera vicenda.

Scriverà continuamente: romanzi, racconti brevi, sceneggiature, pamphlet. Sembra turbinare tra gli eventi scortata da una ventata di energia inesauribile senza mai lasciarsi sfuggire l’occasione di riversare e riesaminare l’esperienza nei suoi testi. Gli ultimi anni della sua vita la vedono però solitaria nella sua casa di Parigi, in cui non ammette a visitarla quasi nessuno.

Patrizia Debicke van der Noot

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