Incontro Anna Castellano nei bellissimi uffici dell'Assessorato alla Comunicazione, al penultimo piano di Palazzo Ducale, con una vertiginosa vista sui tetti in ardesia del Duomo e una fetta di centro storico che si apre sul mare. Da poche settimane questa signora simpatica e
charmante ricopre anche il delicato ruolo di amministratore (-trice?) delegato della Palazzo Ducale Spa. Insomma, da qui passa il futuro dell'edificio più prestigioso della città, e mentelocale.it vuol capire che cosa bolle in pentola. Ecco quello che ci ha raccontato.
Come vede Anna Castellano il "suo" Ducale?
«Per me è un palazzo bellissimo, seducente. M'incuriosisce il fatto che sia tutto doppio: due saloni, due cortili... a seconda della prospettiva in cui lo si vede dà emozioni diverse. Poi, io sarò anche partigiana, ma secondo me è il contenitore più affascinante della storia italiana: a differenza di altri grandi palazzi pubblici "laici" ha tantissime stratificazioni nel tempo. E poi questo Salone magniloquente...».
E i genovesi come lo vedono?
«Sta diventando il cuore della città, però non lo è ancora del tutto. Ad esempio i giovani non lo sentono come proprio. Invece deve diventare uno spazio che anche loro possano usare: la cultura non è solo quella dei signori già colti di mezza età. Deve trasformarsi nella casa dei genovesi, che qui si possano ritrovare a vari livelli».
La strada qual è?
«Dobbiamo riuscire a ripensarne gli spazi, vedere se ci può essere un utilizzo pubblico più diretto. Sì, adesso ci sono molte associazioni, ma per quanto siano pubbliche e aperte interessano comunque un numero limitato di persone e hanno attività limitate nel tempo. E allora: è davvero questa la dimensione del Ducale oppure è quella di avere tanti spazi aperti per tutti i differenti interlocutori della città? Il lavoro svolto fin qui è stato eccellente, ma adesso occorre andare avanti, fare entrare altri soggetti nella gestione, anche privati... al limite solo a livello di sponsorizzazione».
Qual è stata la cosa più interessante o d'impatto che è stata fatta al Ducale?
«Questo dipende dai target. Molti risponderanno che l'unica cosa d'impatto è stata la mostra su Van Dyck, altri invece preferiscono il "Siglo". A me è piaciuta molto quella sui Futuristi, che ha dato un segno molto forte di cosa sia stata Genova a quell'epoca. Queste però sono le mostre... poi ci sono gli eventi».
Ecco...
«È un comparto che dobbiamo far crescere, e di molto: bisognerebbe avere eventi con un filo conduttore molto forte. L'ambizione sarebbe avere una stagione di eventi "di" Palazzo Ducale, fatti anche in collaborazione con le altre realtà cittadine. Mi piacerebbe che questo diventasse lo spazio dove le cose in città o "avvengono" o quanto meno vi hanno un rimando, in modo che se uno arriva la Ducale sa cosa sta succedendo in città».
Come è successo per Ultrapop...
«Sì, proprio così, ma questo discorso va portato avanti con sistematicità. Succede una cosa importante? Si deve trovare un modo che il Ducale ne sia lo specchio e il riflettore».
E invece, tornando alle mostre?
«Ne abbiamo avute di molto importanti riguardo al passato cittadino, che hanno indagato e fatto riscoprire ai genovesi le proprie radici. È stato un lavoro molto importante perché si veniva da un lungo periodo di crisi economica, c'era un problema di autostima della città: è stata un'operazione un po' Genova-pride, indispensabile e intelligente, che è stata importante per ridare fiducia ad una città che doveva ripartire.
Adesso questa operazione ha dato i suoi frutti. Questo non vuol dire che non si farà più nulla verso il passato...».
...ma che si apriranno le porte al contemporaneo...
«...ecco. Cercheremo di far percepire Palazzo Ducale come cuore culturale di una città che guarda anche al futuro».
[continua]