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Diciamocelo chiaramente: se non altro, questi mondiali mattutini ci costringono a svegliarci prestissimo per seguire le partite. Certo che chi è abituato a fare le ore piccole qualche problemino ce l'ha. E allora, magari, sta pensando bene di non fare troppo tardi il venerdì sera per non perdersi la partita dell'Italia sabato mattina. Che fare? Beh, noi, per non sbagliarci, vo consigliamo un gran bel film da affittare per una serata tranquilla in casa. Ecco la nostra recensione di Almoust Famous
PERCHÉ SÌ (di alberto.rigoni) Manca davvero pochissimo. Davvero due o tre ritocchi qua e là e Almost Famous sarebbe un piccolo-grande capolavoro. La materia di questo film è densa e l'Oscar a Cameron Crowe per la sceneggiatura è assolutamente meritato: ottime battute, quasi mai scontate, molte buone idee. Recita bene Billy Crudrup nella parte del chitarrista 'ispirato', recita benissimo Frances McDormand, madre che cerca di recuperare una parvenza di solidità. Bravo anche Patrick Fugit, che regge il peso di impersonare il regista in questa sua autobiografia. Così così Kate Hudson, che spesso si atteggia a sua madre Goldie Hawn, senza però esserlo, almeno per adesso. Nota di merito per Anna Paquin che, relegata in uno spazio secondario, dà un'altra buona prestazione, dopo Scoprendo Forrester. Che per una volta un enfant prodige (ancora bambina fu premio Oscar per Lezioni di piano) riesca a crescere e diventare una vera star? Speriamo. Cosa non va? Alcune inquadrature sono forse un po' barocche, sembrano messe lì per fare atmosfera. Ma soprattutto il personaggio del protagonista William Miller, alias Cameron Crowe, è forse troppo bravo, troppo onesto, troppo maturo per essere un quindicenne, tanto da far sembrare Almost Famous un'autoagiografia più che un'autobiografia. Infine, colonna sonora fantastica: Led Zeppelin, Who, Elton John, Neil Young, Iggy Pop sono solo i primi che mi vengono in mente. Vi basta?
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