Il dizionario delle mafie italiane al Salone del libro 2013

Il dizionario delle mafie italiane al Salone del libro 2013

4600 lemmi per capire cos'è Cosa nostra. Tra i curatori, Don Ciotti, Lirio Abbate, Attilio Bolzoni, Isaia Sales, Gian Carlo Caselli Claudio, Camarca e Lirio Abbate. Di Antonella Viale

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Torino - Venerdi 17 maggio 2013

"Quello che attiene, nella vulgata, al meridione in realtà appartiene al Paese." Esordisce Claudio Camarca, curatore del Dizionario enciclopedico delle mafie in Italia (Castelvecchi, 959 pp.) e aggiunge: "Siamo figli di questa cultura che si vuole silenziare, di un sotto paese. Ricordo la frase di Paolo Borsellino, che raccomandò di parlare sempre della mafia, sui media o dovunque".

Sono quasi mille pagine scritte in diciotto mesi, precisissime, redatte da un gruppo di lavoro di 74 persone, conta più di 80 voci, curate tra gli altri da don Luigi Ciotti, Attilio Bolzoni, Isaia Sales, Gian Carlo Caselli e Lirio Abbate.

In 4600 lemmi si ricostruisce la storia della criminalità organizzata italiana dall'unità fino a oggi. E certo ci voleva, perché la sala era piena di ragazzi soprattutto questa mattina, attenti e anche un po' emozionati perché avevano di fronte due eroi: Giancarlo Caselli che ha rischiato la vita sia a Torino che a Palermo, dove aveva chiesto di andare a sostituire il generale dalla Chiesa e don Ciotti, che con la sua attività concreta contro le mafie -per esempio trasformare in aziende le proprietà sequestrate alla mafia e dare lavoro ai giovani di cui si occupa- dimostra nei fatti che si può e deve agire, le parole non bastano più."

Il dizionario è diviso in lemmi in ordine alfabetico come tutti, ma alcuni di questi sono vere e proprie schede curate da nomi celebri ed è dedicato a Roberto Morrione, che ha avuto il tempo di iniziare l'opera, ma non è riuscito a vederla finire.

"È L'antimafia della cultura, contro la mitizzazione del male, soprattutto nel cinema. Questo dizionario ha il merito di collocarsi posizione intermedia: non è rivolto solo a specialisti, ma non semplifica e non banalizza. Riesce a avvicinare soprattutto il pubblico dei giovani," ha detto Giancarlo Caselli, poi si è concesso un viaggetto nei ricordi, parlando di Andreotti: "la gestione da parte di una politica trasversale e di moltissimi media del processo Andreotti è stato un pessimo servizio alla nazione. Il popolo italiano è stato truffato: è opinione largamente diffusa che il senatore Andreotti sia stato assolto e perseguitato da magistratura. Non è così e stato condannato per aver saputo sino agli anni '80 attraverso incontri con Stefano Bontade. Questo silenzio ha negato la verità e legittimato la politica che ha avuto rapporti con la mafia."

Raffaele Cantone considera: "Il tema è completamente scomparso per via delle questioni economiche: come se non fossero strettamente collegati. Non si può parlare di economia senza mafia. I processi principali si tengono a nord, non a sud. E i cittadini hanno un interesse forte sulla mafia, che non è stata sconfitta: i boss sono stato sostituiti da ragazzini, questo è anche più pericoloso, ormai la mafia è una macchina che si muove da sola, in autonomia. Nel dizionario tutto è indicato con grande precisione. Nomi, date, luoghi: se questo libro comincerà a circolare nelle scuole, sarà sempre più difficile dire non lo sapevo".

Don Ciotti, infine, è relativamente soddisfatto: "Il silenzio e la paura complice che ci hanno accompagnati in questi anni si è un po' ridotto, in questi ultimi anni c'è stato un proliferare di libri e film spesso diffusi nella scuola. Molta spazzatura anche. Questo dizionario è accuratissimo. Abbiamo anche opere superficiali e autoreferenziali che non aiutano. Mentre Abbiamo bisogno di precisione invece molti si sono improvvisati: la grandezza e la potenza del sapere vengono dall'imilta e dalla serietà.

Non ne usciremo mai se non prenderemo atto di quello che è successo, è in atto una normalizzazione della mafia. Bisogna demitizzare la mafia, raccontare la mafia com'è, perché certi personaggi diventano affascinanti x i giovani. Solo unendo la forza degli onesti si può cambiare. Ognuno di noi è in gioco."

Antonella Viale

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