|
Federico Fellini lo conosciamo tutti per grandi film come Otto e 1/2, La Dolce Vita, Amarcord, capolavori indiscussi del cinema mondiale. Ma Effetto Notte ci propone un Fellini "inedito", quello di film ugualmente belli ma meno noti al grande pubblico. Film che difficilmente si trovano in videocassetta, che raramente passano in televisione, figuriamoci quindi al cinema. Ebbene, questa è l'occasione per rivederli (o scoprirli per la prima volta) sul grande schermo. Martedì e mercoledì, alle 21.30, verrà proiettato al Cinema carignano Il bidone, un film del 1955. Ingresso 4.20 Euro.
Qui di seguito una scheda critica del film a cura dello staff di Effetto Notte.
Ai margini della società
Fellini ha sempre dichiarato che l'idea per il film gli venne da alcune frequentazioni personali nel suo primo periodo a Roma, quando gli era capitato di imbattersi in personaggi che vivevano in un mondo ai margini della società, in cui la necessità dell'arrangiarsi per assicurarsi una sopravvivenza si confondeva con una incapacità all'integrazione sociale e si diventava talvolta filosofia di vita esistenziale.
La parola "bidone", di probabile origine lombarda, era piuttosto nota e di uso ormai comune in tutta Italia, così come comune era leggere sui giornali dell'epoca di truffe di vario tipo perpetuate ai danni di creduloni di ogni latitudine: non risulta quindi sorprendente che Fellini - che, come dimostrano tutti i suoi film, odia il peccato ma ama il peccatore - abbia pensato di trovare la materia e i personaggi giusti per portare avanti il suo discorso sulla solitudine umana e sulla "naturale" bontà e religiosità degli uomini proprio in quel mondo di "non onesti", ma comunque non di inveterati e irrecuperabili assassini.
Anti eroi non compresi
Il film venne accolto a Venezia da un gelo totale e da un fuggi fuggi generale, anche nelle sale. Il film venne considerato un passo falso e, stretto com'è fra due film Oscar, tende ancor oggi a venir dimenticato. Il motivo più evidente di questo insuccesso è da ricercare nei personaggi principali: questi infatti si vorrebbe che reagissero in modo diverso da quanto fanno. Questi "non eroi", anche se non propriamente malvagi, sono comunque dei malandrini con i quali lo spettatore non intende identificarsi e verso i quali non è disposto a concedere alcuna tolleranza.
Se il pubblico può accettare la vigliaccheria di Alberto, perché in fondo vuole bene alla sua mamma, se può persino dimenticare le bestialità di uno Zampanò, nel momento in cui lo vede piangere sinceramente; non riesce a fare altrettanto nei confronti di Augusto, colpevole di non essere conseguente al risveglio della sensibilità nel suo animo, di non concretizzare con un'azione immediata i suoi intenti di riscatto e, al contrario, di rinviare il momento dell'effettivo pentimento e successivo cambiamento.
Episodi, frammentazione, gradualità
L'irritazione provocata dalla "non amabilità" di questi anti eroi, si somma a quella provocata dal mondo materialista e arido che il film descrive (e che in qualche modo anticipa quello de La dolce vita), e, infine, all'irritazione per la mancanza di una struttura narrativa forte. Infatti, anche l'amore di Fellini per l'episodio, la frammentazione degli spunti e lo sviluppo graduale, ma mai esplosivo, dei conflitti interiori dei personaggi è in anticipo sui tempi. Pubblico e critica sono ancora troppo soggetti a una drammaturgia tradizionale, con sviluppi narrativi e psicologici decisi e drammaticamente "visibili", e quindi non riescono a cogliere e ad apprezzare le sottili e latenti variazioni dell'animo di Augusto, e rimangono invece sconcertati da certi balzi di atmosfera e di tono che testimoniano una non perfetta armonizzazione della struttura episodica del racconto. La prima parte del film infatti richiama la svagata leggerezza umoristica de I vitelloni, mentre la seconda sembra debitrice dell'intimità, della sacralità e della tragicità de La strada.
Negli anni il film è stato rivalutato al punto da esser oggi ritenuto una tappa fondamentale nell'evoluzione di Fellini perché gli permette di razionalizzare meglio il suo discorso sull'uomo vis-à-vis con la sua solitudine e con la ricerca del vero se stesso, in rapporto ad un destino che sembra essere niente affatto compiacente.
|