Noccioline, coca-cola, patatine e tv. Mondo dorato in cui si racchiudono sogni e bisogni di adolescenti intenti a vivere la vita di ogni giorno senza troppe speranze. Questo e molto altro sta al centro di Peanuts, noccioline, appunto, prese in prestito dai fumetti di Charles Shulz, in scena al Teatro della Tosse dal 13 al 25 maggio con la regia di Sergio Maifredi.
Il giovane autore del testo teatrale Fausto Paravidino si è inventato, sulla base dei personaggi delle vignette, tra cui il mitico bracchetto Snoopy, Charlie Brown, Linus, Lucy... ventitre strip teatrali interpretate da una quarantina di adolescenti pescati, tramite selezione, dalle scuole superiori genovesi.
Tavole che si susseguono nel raccontare l'universo giovanile attraverso l'ironia e non solo. Dopo un primo momento di spensierate gag, infatti, gli amici si ritrovano in un posto di polizia, faccia a faccia con la violenza, la repressione e il carcere.
Lo spettacolo fa parte del progetto La storia in gioco giunto quest'anno alla sesta edizione, progetto di educazione teatrale a cui partecipano anche gli studenti del Master di Architettura per lo Spettacolo. E la scelta del testo non è certo casuale, infatti, Noccioline è stato inserito in Inghilterra nell'ambito del progetto BT Connection, promosso dal National Theatre di Londra. Teatro che ogni anno commissiona a dieci autori altrettanti testi che vengono poi distribuiti in cento scuole, i lavori migliori poi, vengono rappresentati al Royal National Theatre. Quest'anno uno dei testi è stato commissionato a Paravidino, per cui anche la Tosse insieme al di Sesto Fiorentino partecipa a questa sfida oltre i confini.
«Lavorare con dei giovani che si avvicinano per la prima volta al teatro è un'esperienza che mi ha dato molto. Bisogna continuamente mettersi in gioco e chiedersi cosa vuol dire recitare, com'è possibile far capire ai ragazzi cosa gli si chiede». dice il regista Sergio Maifredi. «Da quest'anno poi si è formata una vera e propria compagnia che dà la possibilità ai ragazzi di stare insieme in modo diverso, conoscendosi e avendo un obiettivo in comune».
E nel foyer della Tosse ragazzini ululanti applaudono ad ogni intervento del "loro" regista, giovani colorati con tanta voglia di fare teatro, nonostante le prove quotidiane molto impegnative soprattutto se si devono far coincidere con la scuola. «Recitare è divertente, non mi pesa provare tre ore al giorno» mi dice Carolina Bobbio. Mentre la sua amica Agnese Sommaria mi confida che è la prima volta che sale su un palcoscenico, ma che spera di continuare, «quando alla mattina penso che passerò il pomeriggio a teatro sono contenta perché lì mi posso sfogare».
E c'è anche chi ha già lavorato nel progetto l'anno scorso partecipando alla Partitella, e mi racconta, «non speravo di superare il provino anche quest'anno, per me è stupendo. Da grande mi piacerebbe continuare a recitare anche solo nel tempo libero». A parlare è Jessica Musumeci, e quando le chiedo cosa vuol dire per lei fare teatro, mi risponde con un sorriso gigante: «regalare le cose più belle che ho».