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Il discorso non finisce qui. Chi frequenta le fumetterie, sa benissimo che, a dispetto del nome, non ci sono solo fumetti al suo interno. È vero, tra opere giapponesi, americane e italiane, la quantità di albi di tutti i colori e dimensioni è impressionante. Ma come non notare le videocassette, i DVD, i CD, i gadget, i poster, la modellistica, i giochi di carte e di ruolo? Molti di questi prodotti sono strettamente collegati con le serie a fumetti, sono loro estensioni, riproduzioni o completamenti. È facile, però, scivolare da un manga a un'opera fantastica che, con il manga, non ha niente da spartire: e così troviamo a fianco delle confezioni del gioco di carte di Dragonball quelle di Magic; scopriamo proprio sopra la videocassetta di Akira una sequenza di giochi per Playstation; ci accorgiamo che lo scaffale con la terza versione del manuale di AD&D è di fronte al settore dei volumi di pregio, da cui spuntano, uno addossato all'altro, il libro di illustrazioni di Evangelion e quello di Giger. È come se il fantastico, in tutte le sue accezioni più moderne e figurative, fosse qui riunito al gran completo, come se i fruitori di questi mondi paralleli, così diversi e indipendenti, fossero sempre gli stessi, accomunati da un imprecisato fascino per l'irreale, l'alternativo, l'immaginario.
A mio parere, la letteratura è la grande assente, tra tutte queste forme di svago, che meriterebbe uno spazio adeguato in questi grandi accentratori del divertimento che sono le fumetterie. È, ad ogni modo, una tendenza che potrebbe cambiare, se venisse sfruttato, ad esempio, l'impatto commerciale dei film sul "Signore degli anelli": tutto sommato l'ultima edizione di Lucca Comics era incentrata su questo evento. Ma oltre a Tolkien, i vari Poe, Lovecraft, Howard, Asimov (tanto per citarne alcuni) hanno dato un contributo insostituibile per delineare il fantastico com'è oggi, scrivendo opere che non meritano di essere dimenticate a vantaggio di scadenti prodotti ludici che non reggono minimamente il confronto.
Matteo Dei
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