|
Mercoledì 5 dicembre, @ mentelocale café, presentazione del romanzo La cura del Gorilla, un noir di Sandrone Dazieri (edizioni Einaudi Stile Libero noir). L'autore, introdotto da Laura Guglielmi, si intratterrà con il pubblico a partire dalle ore 18.30.
«Il mio personaggio non è un investigatore, è uno che se potesse non farebbe niente dal mattino alla sera: il suo ideale è stare stravaccato sul divano a bere». Ma, visto che è costretto a lavorare, sceglie di fare il buttafuori. Un lavoro senza complicazioni. «Invece si trova coinvolto in una storia che lo prende suo malgrado, e, sollecitato da quella che chiamerei una "spinta etica", nonostante il suo fare cinico e distaccato, si butta nella mischia». Così Sandrone Dazieri descrive il Gorilla, primo detective schizofrenico nella storia della letteratura noir. «L'idea di un personaggio con una doppia personalità è nata pensando alla vita che conduco. Di giorno ho un lavoro in ufficio, dirigo la collana Giallo Mondadori. Di notte scrivo, frequento amici dei centri sociali, persone che con l'ambiente formale dell'ufficio non hanno niente a che fare».
E il Gorilla, manco a dirlo, è un ex militante del Leoncavallo, mentre il Socio, con il quale si trova a condividere il corpo, è un freddo stratega. Non a caso l'autore ha voluto dare al suo personaggio il proprio nome e cognome. Una scelta coraggiosa, soprattutto considerando che al Sandrone del romanzo capita di prendere un sacco di botte. «Ma lui è un indistruttibile. Patisce per i colpi subiti, è tutto pieno di cicatrici e dolori, ma comunque va avanti, perché fa quello che ritiene giusto. Non è un idealista, ma proprio non ne può fare a meno». Nonostante il Socio. Che, parola del Gorilla, è un po' "figlio di puttana", scrupoloso curatore dei propri interessi (che giocoforza diventano gli interessi della coppia), pronto ad approfittarsi di ogni occasione favorevole, anche quando si tratta di rubare la donna al Gorilla. «E infatti nel romanzo si sviluppano due indagini parallele, che finiscono per congiungersi: una portata avanti per aiutare una ragazza in difficoltà, l'altra per raggranellare denaro».
Il tutto scritto con uno stile accattivante, secondo le regole canoniche del noir, che impongono di tenere incollato il lettore alla pagina dall'inizio alle fine. Ma anche una grande attenzione alla scrittura: «Scrivo un romanzo di genere, certo, ma non voglio che sia usa e getta». E ci riesce in pieno, Dazieri, inserendosi così di diritto in quella nouvelle vague di scrittori che, da Lucarelli a Fois, da Pinketts a Carlotto hanno risollevato, nel corso degli anni '90, le sorti della scrittura di genere italiana, rifacendosi ai modelli americani ma con un approccio personale e, soprattutto, con una letteratura di qualità.
|