Nei paesi di lingua araba, i bambini dicono: «mojud!» per rispondere all'insegnante che fa l'appello.
Una parolina piccola, piccola per dire «Ci sono!», o se preferite: «Presente!».
Ma chi ha dato il nome al centro culturale
Mojud ha pensato al protagonista della novella
L'uomo dalla vita inesplicabile, di
Osho tratta dalla tradizione Sufi. Mojud è un uomo che conduce la propria vita intraprendendo cammini differenti. E una volta raggiunto il massimo esito in ogni strada percorsa, abbandona tutto mantenendo dentro di sé la ricchezza che ogni cammino gli ha regalato.
«Quando io e le mie socie nel novantacinque dovevamo scegliere un nome per l'associazione, abbiamo pensato a Mojud, a quest'uomo simbolo di chi vive la vita in maniera presente, fino in fondo», mi racconta
Stefania Bozzo, giovane direttrice del centro, «E poi la novella di Osho racconta l'umiltà, una dote che non può mancare in chi fa arte».
È domenica sera e Stefania mi accoglie nella segreteria del centro piena di fogli, libri, appunti... c'è anche una fotocopiatrice che "sembra una cinquecento", in una delle sale della palestra si sta svolgendo uno stage di
contact improvisation. C'è silenzio e, chiacchierando, Stefania mi spiega che il mojud è nato un po' di anni fa dalla sua passione per la danza afro-cubana e dal desiderio delle sue colleghe di creare un centro studi yoga.
Oggi, che Stefania prosegue quest'avventura da sola, anche se aiutata da un'equipe volenterosa, il centro si pone altri obiettivi. Prima di tutto la danza è diventata l'attività principale: si va dai corsi agli incontri e scambi culturali con compagnie e artisti di altre nazionalità. Inoltre il centro promuove iniziative artistiche di gruppi emergenti e prepara gli allievi per partecipare ad audizioni e concorsi.
Ma passiamo a parlare degli
insegnamenti che occupano quotidianamente le quattro sale del centro. Naturalmente non mancano la
danza classica,
moderna,
jazz e
contemporanea con maestri di ottimo livello, ma ci si può avvicinare anche a discipline che riportano a tempi e luoghi lontani come la
danza del ventre, la
danza africana, il
ballo liscio, il
tip-tap, il
tango argentino, la
samba, il
flamenco, il
mimo corporeo e la
danza classica indiana (Bharatanatyam). E inoltre si possono suonare le
percussioni africane e afrocubane.
Ma per chi non fosse ancora contento, il Mojud offre stage e seminari con artisti internazionali. A fine novembre, per esempio, ci sarà
Kamellia, la
Principessa della danza del ventre. Mentre a dicembre è previsto un laboratorio di clownerie con
Jango Edwards.
(nella foto in alto una lezione di danza classica in una delle sale del Mojud)