Tutti crediamo che
uomini e donne appartengano a due generi distinti, due universi paralleli come le
rotaie di un treno che non si incontrano mai. Ma di fatto esistono delle deviazioni da questo sistema binario, esistono persone che dal punto di vista genetico, anatomico o psicologico non possono essere classificati in un uno dei due sessi ufficiali'. Sono gli intersessuati, gli pseudoermafroditi, le persone transessuali e transgender.
La psicologia, da Freud in poi, ha ammesso che
tutti noi possediamo in misura variabile una
mescolanza dei due generi principali, sia psicologicamente che fisicamente. Ma l'identità è anche frutto di influenze etniche, culturali e sociali.
Nella nostra cultura i confini tra i due sessi principali sono estremamente rigidi, e da ciò, come si può facilmente riconoscere, deriva una pressoché inguaribile
incomunicabilità tra i sessi.
Frasi che sentiamo ripetere da sempre come "donne, beato chi le capisce" e viceversa testimoniano una forte barriera tra i due sessi che esiste proprio perché volontariamente perpetuata.
Ognuno di noi potrebbe esplorare la propria personalità in tutte le sue sfaccettature e domandarsi per esempio:
quanto c'è in me di maschile e quanto di femminile? È una domanda che, sono sicuro, la maggior parte dei maschi ha paura o non si sogna nemmeno di porsi, se non in negativo, per verificare che cosa c'è di sbagliato in loro.
Ciò che ci impedisce di liberarci da un'impostazione mentale settoriale, in una parola: occidentale, è una sorta di subdola pigrizia mentale. Nasciamo e cresciamo in un contesto eterosessuale dove la divisione binaria dei sessi ha confini ben delimitati e in noi è riposta l'aspettativa che riproponiamo e perpetuiamo i modelli che ci hanno cresciuti. Gli stereotipi maschile e femminile sono limitati e limitanti per tutti, ma chi si rende conto di questa realtà è solo una minoranza. Solo chi ha una posizione completamente invertita rispetto ai modelli vive in pieno la limitazione ed è quindi costretta/o ad accorgersene.
Tramite il loro disagio, le
persone T* (transessuali, transgender, intersessuati, e chiunque si ponga oltre gli schematismi sessuali) sono la dimostrazione che c'è un continuum tra i due sessi principali e che la comunicazione è possibile. Essi sono il
ponte di comunicazione tra i sessi che oltrepassa ruoli e schematismi. Sono fenomeno nel senso letterale del termine, in quanto persone in mutazione. La vita è cambiamento, evoluzione. Compiere questo cammino nel modo più conscio e autodeterminato è una delle grandi potenzialità che l'essere umano ha a sua disposizione per evolversi.
Le persone T* ci forniscono la scintilla per guardare all'
identità sessuale non più come ad uno schema a due colonne parallele e contrapposte, ma come ad una
tavolozza di colori comunicanti, mescolabili ed interscambiabili. Le persone GLB (gay lesbiche e bisessuali) ci danno lo stesso spunto per quanto riguarda l'
orientamento sessuale. Se almeno una volta nella nostra vita siamo entrati in contatto con queste realtà, la loro discriminazione per difendere i nostri stereotipi rigidi e limitati non assomiglierà ad altro che ad un continuo arrampicarsi sugli specchi, un raccontarsi bugie che imprigiona anche chi si sente perfettamente inserito in questi rigidi schemi.
Ruoli e schematismi nascono per
necessità storiche di sopravvivenza e di autoregolamentazione, ma ora, all'attuale grado di evoluzione e di coscienza, modelli inviolabili pena l'esclusione dalla società non hanno più ragione di esistere. Basta considerare la sovrappopolazione del pianeta per rendersi conto che la discriminazione in base all'orientamento sessuale che chiama in causa la sterilità delle coppie omosessuali è priva di senso.
I
rigidi confini tra maschio e femmina ed il tabù riguardo al sesso
non sono affatto naturali, ma sono invece frutto di regole che devono evolversi al passo con la crescita delle diverse comunità umane. Solo così si può sperare di abbattere il muro della millenaria incomunicabilità tra i sessi e dell'intolleranza tra persone.
Davide Tolu
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