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Il rock'n'roll, per quanto provocatoria o surreale possa sembrare questa affermazione, ha risvegliato il corpo con i mezzi e gli obbiettivi primari del corpo del teatro: il ritmo e la catarsi. La necessità della rappresentazione come esperienza di ridiscussione del reale, con il rock'n'roll, viene rimessa in gioco ma non risolta.
Ma andiamo con ordine. In questo secolo le uniche arti che hanno saputo efficacemente e creativamente utilizzare l'energia elettrica, sono sostanzialmente quelle pop. La musica, nello specifico, ha utilizzato l'elettricità per inventare nuovi strumenti, nuove pratiche, nuovi linguaggi. Il paradosso è che all'avanzare dell'evoluzione, per esempio, delle tecniche musicali, s'accompagna una ricerca estetica tesa alla reinterpretazione di un'idea di primitivo. Dal rock'n'roll fino ai generi techno, house, ecc. la reiterazione del battito primario iperamplificato come fondamento della costruzione musicale, è più che evidente, diventando spesso la creazione stessa. Il grande limite, inteso come confine e non come giudizio estetico, di questa musica, è quello di risolversi non con la catarsi, ma con una sudata. La catarsi viene appunto suggerita, ma non portata a compimento. Non diventa immagine, rimane coro.
Mi viene da pensare, a questo proposito, che forse il bisogno di autodistruzione legato al mondo del rock derivi proprio da questa tensione verso la rottura del cerchio, e dall'incapacità di progettare (una volta rotto il cerchio) un' evoluzione.
A parte alcune eccezioni d'uso del teatro, ma appunto d'uso, per presentare scenicamente un nuovo prodotto discografico, pur evocandone le origini, il concerto rimane concerto e il teatro, sempre a parte alcune eccezioni, rimane teatro.
S'affiancano così i linguaggi, il teatro danza, il teatro d'immagine, il teatro musicale, ma raramente si parte dal corpo del teatro per produrre danza, immagine, musica. Ed è questo il nocciolo, l'ambizione, il corpo della mia ricerca. Affondare nelle intenzioni il microfono, come orecchio meccanico, per cogliere e setacciare tutto ciò che può trasformarsi in immagine e in quanto immagine principio di oggettivazione e di relativa catartica liberazione.
Un teatro che è musica.
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