E' ufficialmente aperto il forum dedicato al convegno internazionale Fuori scena. A renderlo vitale, con gentile gesto, ci ha pensato Andrea Liberovici, regista e compositore, tra i relatori delle tre giornate che si occuperanno di teatro in modo innovativo e interdisciplinare. Per stimolarvi a partecipare vi proponiamo la sua interessante riflessione e vi invitiamo a rispondere all'autore direttamente su
www.mentelocale.it/menteforum/fuoriscena
Il teatro dopo il rock'n'roll è precipitato.
La televisione, tanto demonizzata, in realtà ha semplicemente fatto sua, amplificandola e mettendola a fuoco, una scelta sostanziale del teatro; ovvero quella di smettere d'essere veicolo e casa di co(no)scenza del reale, prerogative della stessa nascita del teatro, per realizzare in modo più o meno colto, più o meno mistificato, attraverso una metamorfosi in atto da secoli, un comodo intrattenimento . Un teatro che, perduta la sua identità e di conseguenza il suo essere competitivo, rimane vittima non tanto degli altri linguaggi apparentemente simili, come il cinema e la televisione, ma del lento suicidio del proprio corpo .
L'assenza di una casa , intesa come luogo di confronto con i significati e i significanti contenuti nella realtà, di fatto contribuisce a legittimare questo periodo storico (penso e spero al tramonto) di pseudo glorificazione del nulla , meraviglioso alibi dei filosofi di stato, dei critici d'arte, delle compagnie di giro. La lontananza dal corpo, di conseguenza, investe qualsiasi disciplina.
Le arti che ci popolano in questa fine millennio sono spesso arti senza necessità . La musica si radicalizza e si divide sempre di più fra musica epidermica e musica intelligente. Il teatro fra riesumazioni da museo, lo scimmiottamento di cliché appartenenti a un'avanguardia sepolta; fra la recita del silenzio, che fa così classico del novecento e una valutazione assolutamente errata dei propri nemici , sposta ulteriormente, in un idiota e inutile sforzo di mediazione con il mezzo televisivo, l'obbiettivo: dall'intrattenere all'inebetire.
Il nulla, così di moda e così evocato per giustificare l'assenza di idee, di ricerca, di creatività, di reale confronto sembra imporsi al cumulo dei nostri consueti interrogativi. Dico sembra, perché il nulla, in realtà, è materia molto seria e complessa. Magari ci fosse una pratica del nulla. La grande poesia, e quindi la grande ricerca, il grande lavoro, e poi forse la grande ispirazione può tentarne una frequentazione, spingendosi nella più felice delle ipotesi, verso una traduzione del nulla in linguaggio. Perché obbligata ad operare cinicamente, perché prima di rappresentare spoglia, perché mossa, la grande poesia (come la grande musica, il grande teatro, ma anche la grande amicizia) dalla necessità dalla visione del vero.
Ma vero che cosa? Significato? Significante? Quanta storia s'è già confrontata e scontrata su questo argomento (e non è forse questo tema in campo artistico, ma non solo, ad averla determinata, la storia?); e soprattutto quanto marketing travestito da cultura ha scolpito nel Dna delle nuove generazioni il comodo e raggelante epitaffio: "tutto è già stato detto, tutto è già stato fatto", inibendo, per fortuna solo in apparenza, la necessità? Io credo, infatti, che il vero e la soggettiva rappresentazione del proprio vero, che per quanto mi riguarda è realizzabile solo attraverso una disciplina della violenza (essendo di fatto violenta l'assenza d'ipocrisia che determina una qualsiasi verità), possa emergere ed imporsi soltanto stimolato da una profonda necessità , non per motivi tardo romantici, ma semplicemente perché è una grande fatica, e siamo di fatto educati a ripetere e nel migliore dei casi a cercare altrove da noi stessi. Scuole di motivazione prima di qualsiasi conservatorio!
CONTINUA
Nella foto in alto un'immagine da Viaggio senza viaggio. Quattro attori in una scatola di marionette e suoni di Andrea Liberovici. Sotto i tre protagonisti di Sei personaggi.com, ultimo lavoro di Liberovici in collaborazione con lo scrittore Edoardo Sanguineti