Il cinema italiano torna a vincere a Berlino con una riflessione sui ruoli del carcere e delle forze dell'ordine. Il nostro paese non vinceva l'Orso d'Oro dal 1991, quando l'ambito premio berlinese andò a Marco Ferreri con La casa del sorriso.
Il massimo riconoscimento della 62a edizione del Festival del cinema di Berlino va a Cesare deve morire di Paolo e Vittorio Taviani: il film è ambientato nelle carceri romane di Rebibbia e narra la preparazione di una tragedia shakespeariana, il Giulio Cesare di Shakespeare: dai provini alla recitazione l'incontro con il testo scatena la personalità dei detenuti-attori, ma l'ansia e l'esasperazione della prigionia rischiano di mandare a monte lo spettacolo.«Spero - ha dichiarato Vittorio Taviani - che qualcuno tornando a casa dopo aver visto Cesare deve morire pensi che anche un detenuto, su cui sovrasta una terribile pena, è e resta un uomo. E questo grazie alle parole sublimi di Shakespeare».
Numerosi gli apprezzamenti da parte delle istituzioni, dal ministro per i Beni Culturali Lorenzo Ornaghi, al sindaco di Roma Gianni Alemanno, alla presidente della Regione Lazio Renata Polverini. Felicitazioni sono giunte anche dal presidente della Rai Paolo Garimberti e da Rai Cinema che co-producono il film.
L'Italia porta a casa un altro riconoscimento con Diaz di Daniele Vicari che vince il secondo posto del premio del pubblico alla kermesse berlinese. La pellicola, il cui titolo completo è Diaz. Non pulire questo sangue, era in concorso nella sezione Panorama.
La pellicola narra l'irruzione alla scuola Diaz avvenuta durante la notte del 21 luglio 2001, il giorno seguente la morte di Carlo Giuliani. L'episodio fu definito da Amnesty «la più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale».
«È importante - ha dichiarato il regista alla stampa - aver fatto un film sui fatti del G8 di Genova perché allora ci fu una vera e propria sospensione dei diritti civili. E questo in un momento particolare in cui convogliarono a Genova ragazzi da tutto il mondo, di diversa estrazione sociale e politica, per contestare un sistema e un modo di essere. Non credo che si possa parlare di complotto, ma sicuramente fece comodo. Di fatto quel movimento trovò uno stop che dura da dieci anni».
Girata per la maggior parte a Bucarest, ma con diversi ciak anche a Genova, la pellicola è interpretata da Claudio Santamaria, Elio Germano, Rolando Ravello, Jennifer Ulrich, Davide Iacopini, Ralph Amoussou, Fabrizio Rongione e Renato Scarpa, ma anche numerosi cittadini che la scorsa estate hanno preso parte alle riprese nel capoluogo ligure.
Il film di Daniele Vicari ha ricevuto il secondo dei tre premi assegnati da una giuria di spettatori. Il primo è andato al serbo Srdjan Dragojevic con Parada e il terzo al brasiliano Cao Hamburger con Xingu. Il film di Vicari ha ottenuto un grande successo anche da parte della critica. Distribuito da Fandango, uscirà nelle sale italiane il 2 marzo.